MENTORI

Prenditi un giorno per guarire dalle bugie che ti sei raccontato e da quelle che ti hanno raccontato. (Maya Angelou)

Con questa e con moltissime altre “frasi”, parecchi anni fa ho attinto forza mentre ero a quota zero e volevo ricominciare una vita. Parole pronunciate da persone che conosco personalmente o grandi persone del passato, o viventi, insomma MENTORI.

Ho lasciato che il mio cervello venisse lavato da un nuovo modo di pensare, durante la terapia ho scritto per condividere quanto più potevo in questo blog, in pillole sparse per il web, sui social, partecipando a gruppi a tema. C’è chi ha scritto libri, chi ha aperto podcast, chi ha viaggiato verso Est, ognuno ha cristallizzato a suo modo un momento di passaggio durato anche anni.

Beh, quello che voglio dire ancora oggi, è: trovati un mentore. Se non ce la fai, trova un buon “qualcuno” cui affidarti e assorbire quello che ti manca e rinasci. Di mentori ne lascerai tanti durante la strada, ma solo perchè ne troverai di migliori. Sarà una modulazione continua, fino a cesellare quello che vuoi diventare.

Un diamante è così prezioso solo perchè subisce una pressione terribile per poter brillare, non prima di essersi formato per centinaia di anni nel manto terrestre. Fai che il tuo gioielliere sia sempre il migliore per te, da solo potresti restare grezzo per tutta la vita.

Un abbraccio!
Melania Emma

LA MIA LUNA ROTTA #9

Un mucchietto di ossa e pelle per un metro e cinquanta. Completamente senza memoria e cognizione. Questo è diventato oggi il più grande brutto ricordo di tutta la mia vita, la mia lotta mai vinta per ottenere il suo amore, quello di una madre narcisista patologica ormai anziana.

Quanti di noi hanno scoperto con chi avevano a che fare, leggendo i propri sintomi descritti qua e là (dpts, tdn, nvs, ecc.) oppure entrando in terapia e sentendosi dire di essere vittime di abuso narcisistico? Quanti di noi l’hanno mai veramente visto scritto, diagnosticato, che il loro abusante era una persona patologica? E così, si é andati avanti anni, dubitando noi stessi di essere quelli pazzi, esagerati, troppo sensibili…

Beh…non trovo le parole per descrivere cosa provo io in questi giorni mentre leggo nero su bianco “disturbi del comportamento”, “psicosi”, ecc. riferiti a mia madre anziana. La mia NP doc. La mia luna rotta.

Non si può essere obiettivamente felici per una disgrazia umana, ma quella bimba che sa bene cosa ha vissuto e da cosa è scappata, é come se oggi vedesse un gigantesco puzzle ricomporsi rapidamente sotto i suoi occhi.
Finalmente il disegno completo.

La visita per il decadimento cognitivo é stata accurata, sono stata ascoltata separatamente come unica figlia. Non era importante risarcire il mio passato, ma stabilire lo score rating presente, per diagnosticare una demenza severa che nulla ha a che fare con l’Alzheimer, ma con una vita folle, in corsia preferenziale, fuori da ogni regola civile, umana, etica. Una demenza, quindi, “conseguenza naturale” di un cervello predatore, che l’anno del Covid ha solo precipitato.

É come se un Tribunale, senza volerlo, mi avesse dato ragione e giustizia. Un conto è saperlo. Un altro conto è leggerlo scritto.

E poi l’aspetto della memoria: non può più odiare, non le riesce più (“per il rancore ci vuole memoria” potrebbe essere una mia pillolina, ma ho dismesso anche quelle). Ha solo frasi, gesti, atteggiamenti automatici in cui sprizza il suo solito odio potente, ma 15-30 minuti dopo é assorbita da altro, completamente dimentica dell’anatema appena lanciato e comunque incapace di applicarlo autonomamente.

Allo “spettacolo” di un NP disattivato, anzi, dissolto, é strano abituarsi, ma é un piccolo augurio che faccio a chi mi legge ancora su questa Pagina/Blog mentre scrivo quest’ultimo capitolo, il nono, della sezione #mammachenonseialtro iniziata due mesi fa. Penso a tutti quei figli (ne conosco moltissimi) che vivono il dolore di vedere i loro amati genitori perdere la memoria, tutto l’amore e il passato dissolti, un patrimonio sgretolato. E poi penso a me, a quelli come noi, al sollievo. Sì, la parola è questa. Nemmeno lei soffre, avendo perso il suo sentimento preferito, l’odio.

Sappiate che siete molto di più dei vostri genitori biologici, qualsiasi nefandezza abbiano commesso e qualsiasi ne abbiate patita e forse mai superata. Arriva il tempo in cui le cose hanno il loro nome, i punti combaciano e nemmeno serve più spiegare. Bisogna solo riposare.

Mi trovate come sempre nella chat, DM e stories di Instagram: @melaniaemma.studio


Con amore,
Melania Emma

DOTAZIONE #8

Equipaggiamento minimo per poter avere a che fare con un genitore narcisista patologico anziano:

  • In una scala percentile 0-100, dove 0 é passività assoluta e 100 aggressività pura, almeno 20% di aggressività.
  • Comprensione profonda e totale di non essere mai stato amato da quella persona*.
  • Comprensione profonda e totale dei tuoi reali talenti e della tua vocazione di vita.
  • Padronanza e conoscenza profonda delle proprie emozioni, sia negative che positive.

Per meno di così, si rischia di rientrare nella spirale narcisistica, magari dopo un lungo no contact o di perdere la serenità acquisita durante il distacco.

*(Non di non essere mai stato amato come avresti voluto ma che a suo modo ti ha comunque amato. No. Di non essere mai stato amato in alcun modo)

A presto
Melania Emma

EMPATIA PORTAMI VIA #7

Sto per dire una cosa impopolare, perché alla vittima del narcisista patologico piace troppo autodefinirsi empatica e raccontare che “a causa” della sua virtù é incappata nel mostro e se solo fosse meno empatica non sarebbe successo.

L’empatia é una dotazione che si sviluppa, non ci si nasce. E si sviluppa a metà esatta tra i due poli “aggressivo” e “passivo”. L’empatia é saper governare quei due poli affinché non eccedano e ci procurino guai.

L’emotività NON è l’empatia.

Per avere a che fare con un genitore NP anziano, bisogna essere un pó come dei soccorritori. E la prima regola del perfetto soccorritore é essere ben equipaggiati, protetti, saldi, in sicurezza e SOLO POI aiutare chi ha bisogno. Altrimenti ci si fa male in due.
L’empatia è la stessa cosa: se non padroneggi le tue emozioni e non ti schermi, ciaone.

Un empatico non é una spugna.
Un empatico sa dire NO.
Un empatico sa dire BASTA.
Un empatico non soffre: valuta se ce la fa e se non ce la fa, si tira indietro.
Un empatico non si sente in colpa.
Un empatico resta distaccato, altrimenti non può aiutare.
Un empatico non si dilania per il dolore altrui, lo circoscrive con obiettività senza farsi risucchiare.
Un empatico dona sé stesso fino a quando ha senso ed é utile a chi riceve.
Un empatico conosce il dolore e il bisogno veri, ecco perché stacca subito quando riconosce la manipolazione.
Un empatico non si invischia.

L’empatia, spesso, é solo un mito che taluni cavalcano per giustificare la loro passività o che talaltri millantano per far aprire i portafogli alle vittime.

A presto
Melania Emma

AMAMI! #6

Cosa dice la Legge riguardo “l’abbandono” di una madre narcisista patologica anziana? Può una madre patologica di siffatta risma citarvi in causa e pretendere il vostro “amore” quando invece voi di lei non ne volete sapere?
No.


La Legge non può imporre l’accudimento, la presa in carico, l’amore di figlia, ecc. ma può solo imporre una compartecipazione economica, commisurata alle proprie possibilità reddituali. Se mammina non ha soldi e voi neppure, se ne occuperà il Comune di residenza.
Questo va chiarito, perché sono troppi i ricatti e a volte non si è informati che chiudendo per sempre la porta alla propria madre anziana, magari invalida, ma da cui ci siamo dovuti salvare per poter vivere, non si incorre proprio in nessuna denuncia: nessuna Legge impone ad un figlio di fingere affezione.
Addirittura, nei casi comprovati di abbandono del figlio da parte del genitore o di invalidità del figlio stesso, decade anche l’obbligo economico.


Piuttosto, tutti gli “Eh, ma é sempre mia madre” oppure “Come faccio? E poi cosa dico?” che impediscono di tagliare il cordone una volta per tutte e finalmente di poter crescere come donne, é più che altro un vantaggio psicologico legato a qualche beneficio, magari vi tiene i figli, magari vi rode perdere l’eredità, magari volete vendicarvi ora che é nel bisogno, magari dipendete ancora da cosa possono pensare “gli altri”…
L’amore la devozione di un figlio, quindi, sono soggette alla genuinità e alla salubrità del legame. Non si può imporre. Tutto il resto è patologia.

A presto
Melania emma

L’ORGANO #5

Per una madre narcisista patologica, soffrire di sensi di colpa o problemi di coscienza, sarebbe come per un maschio soffrire di problemi all’utero.
Le manca proprio l’organo preposto.


Melania Emma

CHILD FREE #4

Un altro aspetto dell’avere avuto una madre profondamente patologica, narcisista ed egoriferita, é la scelta di non aver voluto figli.
Nel mio caso é così, ma riscontro parecchie di queste scelte nelle figlie di tali madri.

La scelta di essere child free sarebbe idealmente bella se fosse scevra da “mostri” del nostro vissuto e ammiro molto chi l’ha potuta praticare in libertà ma, nel mio caso, ogni anno che passa, riconferma che ho scampato un danno.

Mi piacerebbe sentire qualche commento di chi, con una madre profondamente disturbata, é sceso a patti con la maternità, come vive i suoi figli o come vive il suo non averne.

Io vivo un sentimento di profondo sollievo per non aver “rovinato” nessuno. Verso i 30 anni ne avevo il desiderio, ma ero già consapevole di non sentirmi dotata degli strumenti adatti e di essere ancora troppo “figlia” di un cordone malato e il mio istinto mi diceva NO. Quello che poi ho scoperto dalla terapia in poi, ha riconfermato la mia scelta giusta.

Non mi sento affatto menomata, anzi, a questo riguardo mi sento fortunata per non aver generato danno a nessuno e per non aver caricato me stessa di una responsabilità irreversibile. Quando guardo mia madre oggi, mi chiedo come avrei potuto difendere i miei figli da una creatura così disturbata, come gliel’avrei raccontata.

Oggi vedo i bambini come dei golem in pericolo, da plasmare in qualsiasi forma si voglia e quel potenziale di assorbimento che hanno mi spaventa, perchè se non sono nelle mani giuste e circondati da intenzioni giuste, qualcuno avrà improntato per loro cose con cui poi lotteranno per la vita.
I bambini amati sono veramente pochi.
Gli adulti danneggiati sono molti.
Molti adulti danneggiati creano tra loro relazioni malate e la catena continua.

In un certo senso, nel mio senso, sento che essere child free mi ha permesso di spezzare la catena e sono fermamente convinta che, per chi ha avuto una madre patologica, sia già un successo instaurare relazioni amicali e affettive valide.
Ho lottato e lotto ancora molto per gli affetti che mi circondano, il cui successo dipende esclusivamente dal lavoro terapeutico fatto in passato e soprattutto dalla “pasta sana” di cui son fatte le persone che ho accanto e mi amano.

Sono ben accetti i vostri commenti, se qualcuno avesse voglia di confrontarsi.

A presto
Melania Emma

FIGLIE DELLE FIGLIE #3

Generalmente le femmine, figlie di madri narcisiste patologiche, soffrono di disturbi alimentari, disturbi d’ansia e disturbi ossessivo-compulsivi. A volte nulla di tutto ciò, ma sono rigorose con la linea, il cibo, lo sport e hanno una personalità passivo-aggressiva.

Stessa passività-aggressività per i figli maschi di queste madri, non si legano mai troppo, fragili e inaffidabili.

Se sono presenti “nonne”, i figli di madri narcisiste patologiche avranno praticamente due madri, perché la madre della loro madre è la “matrice” della figlia, la copia perfetta, anche se la figlia pensa davvero di aver fatto la differenza coi suoi figli (cioè voi) e di non aver per nulla fatto gli errori della propria madre.
In genere queste nonne sono molto forti, molto anaffettive, molto pratiche, molto poco donne e molto caterpillar. Le loro figlie (le vostre madri narcisiste patologiche) in fondo in fondo le detestano, ma non tagliano mai i rapporti e questo sia per bisogno, sia per sudditanza. Per bisogno, perché magari con voi mentre eravate piccoli, queste nonne hanno fatto da sostegno di tutti i tipi mentre loro lavoravano. Per sudditanza, perché dopo aver avuto “tanto”, sarebbe psicologicamente insostenibile allontanarsene.

Essere figlie di madri narcisiste patologiche (anziane) vuol dire essere “figlie delle figlie”. Ossia, essere l’ultimo anello di una catena perpetua dove mai nessuna donna ha veramente compiuto sé stessa, separando sé stessa da quella culla avvelenata.

É molto importante capire, come donne, a che punto della catena familiare ci si trovi, perché conosco molte figlie di NP che hanno a loro volta figlie femmine ed assistono senza troppa preoccupazione alla difficoltà immensa delle loro “bambine” in terapia, piene di attacchi di panico o ansia e incapaci di costruirsi una vita affettiva e lavorativa equilibrata.
Chissà come mai.

A presto
Melania Emma

IL SENSO DI COLPA #2

Rieccomi a parlare di madre narcisista patologica anziana.
Potresti aver lottato per anni per rimettere insieme i pezzi della tua autostima e per altri anni tentato di costruirti una vita serena, amata, circondata di affetti sani. Potresti esserci pure riuscita e aver quindi elaborato tutto il dolore dell’abuso e di una giovinezza fagocitata da lei.
Eppure I sensi di colpa nel vederla così “fragile” (sapendo bene quanto sa recitare ogni sentimento) potrebbero riaffiorare.
Magari facendoti rimettere da parte te stessa e il tuo mondo faticosamente conquistato.

Allora, pensa solo una cosa: sei stata condizionata fin da piccola a mettere da parte i tuoi bisogni, a non esistere. Se hai fatto un buon lavoro di terapia per tagliare quel cordone malato, sappi che tu non centri nulla con la sua attuale situazione, qualsiasi essa sia. É la conduzione della sua vita che oggi hai davanti, non quello che tu ancora potresti fare e che non hai fatto per lei.

Il senso di colpa è parte del tuo condizionamento e soprattutto è il peso che la società attorno tenta di farti portare come figlia.
Non sta a te portare quel peso.
Non dopo quello che hai fatto con le tue forze per costruirti una vita lontano da lei.
Tutelati sempre.
Tutela la donna che sei diventata.
Per la società sarai una “figlia crudele”, va bene, paga il prezzo e non voltarti.

Personalmente:
soprattutto col Covid, sono diventata molto più sensibile alle sofferenze degli anziani. Quando li aiuto, é la mia parte umana che si muove, non ho nessun legame o coinvolgimento affettivo, solo pura carità e senso dell’altro. Qualsiasi altro.
E mia madre è solo ” un altro”.
Anzi, è proprio ALTRO da me.
Sono staccata dalla sua storia, dalla mia storia con lei, dal dolore che è lì davanti ai miei occhi mentre rivedo quella bambina che ero, così soggiogata da lei.
La cosa che mi aiuta di più a tenere il distacco con lei, è il suo odio feroce per me, le si trasfigura il volto da quanto mi odia. L’odio le cambia perfino la voce. Pronuncia parole di disprezzo per me che io non ho mai ricevuto da nessuno.
Ecco, questo mi aiuta, perché il solco profondo tra me e lei si riempie di cemento e solidifica un senso di morte che é più della morte fisica.
Divento orfana, non so spiegarlo meglio.
É uno stacco profondo.
E non fa più male.

Spero che post dopo post, un pó alla volta, io possa aiutare chi come me é figlio di “questa gente”, di queste madri che non si possono raccontare a nessuno, se non ci sei passato di persona.

A presto.
Melania Emma

LO STIGMA #1

Come promesso pochi giorni fa, eccomi a parlare dell’essere figli di madre narcisista patologica anziana e di tutto ciò che questo comporta.

Se sei ancora inconsapevolmente o meno tra le sue spire, non porti ancora addosso lo stigma di figlia degenere.
Se invece hai fatto lo strappo, scegliendo di tagliare il cordone con la fonte del tuo veleno, beh…abituati a convivere con le facce della gente perchè, non appena parlerai di tua madre, saranno come degli schermi sopra cui vedrai passare tutto il non detto nei tuoi riguardi: che esagerata, che figlia egoista, che crudeltà, che poca sensibilità, forse la madre non aveva tutti i torti, mah (sopacciglio alzato) dopo tutto è sempre tua madre, mah (entrambe le sopracciglia alzate) dopo tutto ormai è SOLO una vecchia inerme. And so on.

Non riceverai MAI da nessuno – nemmeno raccontando dell’ultima sua aggressione fisica per cui ti ha mandato al Pronto Soccorso, nemmeno fornendo le prove di una colossale truffa economica con prove nero su bianco – un misero “Mi dispiace, tu come stai?”, ma al massimo un “Ma l’hai fatta arrabbiare?”.

Convivere con lo stigma fortissimo di figlia che, non avendo a disposizione un divorzio legale per separare la sua persona da una madre biologica, tronca per sempre con lei, è il prezzo altissimo che pagherai per avere il totale controllo della tua vita. Attenzione, perchè non è un prezzo una tantum, ma un’emorragia che ti drena ogni volta, ogni santa volta che hai a che fare con la pressione sociale infernale di un Paese catto-perbenista in cui la madre è seconda solo alla Madonna: dalla collega/vicina di casa single che per quieto vivere ti dà ragione ma che di fatto vive una vita “devota” alla madre anziana che la controlla anche nelle mutande nel caso ci entrasse un uomo decente; alle tue coetanee con corna e figli problematici (mentre tu sei child free) che ti spiegano soavemente che se tu fossi madre, capiresti anche il punto di vista di una vecchia che ha dato tutto per te e non ragioneresti solo da figlia; fino a stuoli di medici, preti, psicologi, assistenti sociali (e questo è molto grave) che ti richiamano al tuo “dovere” di figlia in modo passivo-aggressivo (sui doveri dei figli, farò un post per chiarire cosa dice la Legge in merito) e sottolineano che la tutela spetta all’anziano, criminale o meno che sia, e non certo ai figli di “questa gente”.

In presenza di “lei”, poi, la sentirai descriverti come una criminale, una figlia da cui lei si deve difendere, perchè malintenzionata nei suoi confronti; racconterà fatti mai accaduti, inventati di sana pianta; dirà che sei malata, che purtroppo lo sei sempre stata e che lei ha fatto di tutto per guarirti e ha sofferto molto per te. Diffamazioni anche peggiori, le farà a chi ancora non ha capito chi lei sia, oppure ai suoi fidati simili, patologici quanto lei.

Insomma, da chi sarai creduto per tutto l’orrore che hai visto e vissuto?
Solo da chi ci è passato ed esclusivamente da chi ha “saltatato il fosso”, ossia da chi ha abbandonato questa non-madre a sè stessa per mettersi in salvo, assumendo lo stigma descritto e pagandone tutto il prezzo. Non pensare di venir creduta da chi ci è ancora dentro e al contempo solidarizza con te: se ci sta ancora dentro, ha un suo vantaggio psicologico, economico o di sudditanza che sia, ma in fondo in fondo giudica te “eccessiva” per non dover fare lei i conti con lo stigma.
Ah si, sarai creduto anche da chi l’ha sposata, ossia tuo padre che, come nel mio caso, l’ha subita fino alla separazione (chiesta da lei). Se sei fortunata, sarai creduta dai tuoi fratelli/sorelle, sempre lei se non te li ha messi sapientemente contro (cosa molto probabile).
Infine, sarai creduta da chi la conosce da tempo e ha visto la maschera cadere per i più disparati tradimenti, menzogne, raggiri, sfruttamenti da te scoperti.

Personalmente:
ho preso consapevolezza tardi, circa 10 anni fa, di chi io sia figlia. Mia madre biologica vive a 10 km da me, 83enne, sola, autonoma economicamente e fisicamente (va in bicicletta tutti i giorni) ma con decadimento cognitivo e mnemonico importante dovuto alla depressione grave in cui è piombata quando ho staccato i fili con lei 6 anni fa, occupandomi totalmente di mio padre. Ero il suo nutrimento vitale e la sua serva. Ora non controlla nemmeno più sè stessa. Fin da piccola mi ha alienato papà con ogni mezzo, col quale solo da poco ho costruito un rapporto, scoprendo truffe di migliaia di euro ai suoi danni, mentre di quelle ai miei danni incolpò sempre lui. Oggi di questo restano le prove scritte e la non volontà di entrambi di procedere legalmente.
Sono figlia unica e ringrazio ogni giorno per questo.
Non pubblicizzo gli affetti importanti sui social proprio per tutelarli e tutelarmi.
In comune con lei non ho nemmeno il gruppo sanguigno.

A presto
Melania Emma

MAMMA CHE NON SEI ALTRO!

Ciao a tutti, come state? Lo dico anche qui e chissà se l’algoritmo di FB si ricorda di me: da marzo 2021 apre una nuova sezione nel blog de l’indorata pillola e si chiamerà “Mamma che non sei altro!”.


Parlerò (e parleremo, perciò chiedete pure!) di essere figli di madri narcisiste, ma soprattutto di quando queste madri invecchiano e di come siano tutt’altro che semplici, fragili vecchine. Parlerò di come si può gestirle con distacco e che eredità ci lascia quell’indelebile cicatrice che portiamo sull’anima tutti noi, figli di “questa gente”.

L’intento non è di denigrare un essere (comunque) umano – anche se nessuno è in grado di darle un poca di dignità nemmeno in condizioni di vecchiaia avanzata – bensì di parlare a chiare lettere di un tabù, la madre patologica, quando nemmeno da vecchia perde un grammo della sua atrocità e grandiosità, creando con le sue stesse mani uno spettacolo grottesco e per veri stomaci forti.

Se avete domande, vi aspetto. So che siamo in tanti, figli di “questa gente” e mi sembra l’ora di parlarne.


Un abbraccio,
Melania Emma

OLTRETOMBA

Tornano, eh?
Come dall’oltretomba.
I classici ritorni delle feste e del post-vacanze estive sono nulla in confronto a cosa smuove una pandemia.
Come tanti topi, spulciano i profili social per vedere cosa fai in quarantena o se sei ancora vivo. Poi, quando non trovano nulla che li soddisfi, contattano. Innocenti e giustificati dalla buona causa “salute”.
Contattano per noia, per morbosità, perchè la convivenza forzata con l’alce della moglie/compagna li svuota e hanno bisogno di nutrimento, o perchè durante la loro quarantena single, Porn Hub e Netflix sono insufficienti, ormai.
Ah, ma ci sono anche le ex amicizie che, proporzionalmente a quanto se la passano male, in questo periodo spulciano compulsivamente (è inevitabile vedere lo spettacolo dalle statistiche dagli gli insight sui social, ma ridere, ultimamente, è consigliato anche dal Ministero della Salute).
A parte che, comunque, i vostri accessi dovrebbero già essere tutti bloccati per l’eternità, semmai aveste un accesso libero come me che ho una email pubblica su ogni profilo social pubblico, assisterete ad innocenti e garbate richieste di notizie sulla vostra salute che il Covid-19 avrebbe il potere di sdoganare. Ad una sola ho risposto, con una diffida in piena regola all’utilizzo della email e l’ho fatto solo perchè quella persona è talmente compromessa precedentemente da poterla portare in giudizio. E voglio condividere con voi com’è andata.
Risposta in tempo zero alla mia giusta diffida: “Ohh, non immaginavo una tua reazione così esagerata, conservavo un bel ricordo di una donna meravigliosa e oggi mettendo a posto tra le fotografie ho trovato quella che ti feci così e cosà, tutto qui. Cercherò di farmi insegnare a cancellare la tua email come desideri, perchè io non sono capace di certe cose, ma ti auguro di riuscire a prendere un bel respiro e di pregare Dio per quello che ci succede”.
Amen (lo dico io).
Lo sentite l’odore?
Non manca nulla: vittimismo, giudizio, innocenza, invocazione all’entità superiore, sbigottimento davanti a cotanta cattiveria, animo nobile, buonafede assoluta e naturalmente lo sbandieramento di tutte queste virtù.
Amici, il finale è sempre quello: per rispetto a tutta la fatica fatta nel ripulirvi dalla loro merda, per rispetto a voi e a chi oggi vi ama veramente, fosse anche solo il gatto, è questo il momento di NON dare nessuna dimostrazione a nessuno, di NON dare nessuna vostra informazione in più di quanto voi decidete che deve stare sui social e lasciare che questi social siano l’unico ologramma che di voi gli resta. Punto. Nessuna cosa vera. Nessuna cosa vostra. Nessuna goccia di vita. Nessun contatto col regno dei morti. NESSUN CONTATTO.
Un abbraccio a due metri.
Melania Emma