DIPENDENZA RELAZIONALE

Preferisco a volte non chiamarla “dipendenza affettiva” e sai perché?
Perché non riguarda solo la sfera degli affetti, di coppia o parentali che siano, bensì riguarda le relazioni tutte.
Si può avere una relazione anche con oggetti, con un animale, un pc, un hobby. Ma soprattutto la relazione malata non ha nulla di affettivo o che abbia a che fare con i SENTIMENTI, è solo un tourbillon di SENSAZIONI, che pretendiamo di chiamare amore, sentimento, coppia, ecc.
Non intendo aprire un insegnamento su cosa sia l’amore o una coppia, devo ancora spiegarmelo anch’io…ma ti invito a distinguere bene tra sentimento e sensazione.

Nelle sensazioni esiste una variante che nei sentimenti manca del tutto, una dannazione che ti può condizionare la vita e la quotidianità: ecco il CRAVING, letteralmente “brama, voglia, smania, desiderio ardente”. Niente di sexy, eh? E’ quella condizione in cui stai obbedendo a un richiamo, cosciente di farlo, cosciente che non dovresti, ma che fai comunque. Nella gestione del cibo, di un social, di una slot-machine, di una sostanza, di un hobby, come di una persona. E’ tutta una serie di gesti, rituali, atti compulsivi, che ti occupano la mente e guidano il corpo come se fossi una macchina che obbedisce. E’ tremendo, lo percepisci, non è sempre piacevole da provare ma per placare il craving puoi solo procurarti una dose, un momento, un controllo, un boccone. E’ vita questa?

Nella dipendenza relazionale (che NON è un sentimento e NON si chiama affetto/amore) si vive di sensazioni, esattamente come il drogato cerca la dose, aumenta la dose, muore senza dose. L’ho capito io stessa sulla mia pelle quando lui lasciandomi, mi ripeteva lentissimamente “non ti amo”, scandendolo bene, calmo e solenne. Io, che racchiudevo nella parola amore tutto il mio bene (ossia lui), impazzivo solo a pensare cosa sarebbe stato di me l’indomani, il prossimo week end, le prossime ferie senza lui, tutta la mia quotidianità senza lui e trovavo il vuoto. Il nulla assoluto. Senza lui io non mi vedevo neanche da lì a poche ore. Ero nell’abisso al rallentatore. Ed una parte di me però (probabilmente quella sana, dico oggi) non poteva fare a meno di notare che quel “non ti amo” era l’unica cosa vera, sensata e sicura che avesse mai pronunciato quell’uomo nei miei confronti. Era finalmente pronunciato il nome di quel gioco orrendo scambiato per amore.

Durante un craving di anni, una lucida parte di me sapeva benissimo chi era lui, quante ma quante volte mi aveva lasciata, quanto poco mi aveva dato e sempre a caro prezzo, quanto quel rapporto negli anni mi aveva ammalata e consumata, quanto dolore quotidiano provavo per una manciata di coccole e parole dolci, quanto dovevo darmi da fare per essere stretta in uno dei suoi indispensabili abbracci, quanto inferiore fosse a me culturalmente, spiritualmente, progettualmente…quanto fosse pericoloso per la mia salute e la mia autostima. Continuo?

Chi beve o si droga sa benissimo quanto male faccia quello che assume, ma lo fa. Per la sensazione di sollievo che riceve e in cui gli piace indulgere. La relazione con lui era comunque vitale per me, pur sapendo che persona era. Nella dipendenza dalla relazione non importa più che persona sia quella con cui sei, importa la relazione, il legame quotidiano e tutto quel tran-tran che fai per farti amare: il tourbillon, appunto. Sei dentro una giostra che funziona solo con la tua energia, e tu sai bene quanta ce ne vuole per far produrre alla giostra solo un breve giretto! A volte pensi anche di scendere dalla giostra, ma poi pensi che non sapresti procurarti diversamente quelle sensazioni e concludi che quella relazione è un investimento troppo grosso ormai, hai puntato tanto, ne va del tuo valore se molli. E non molli.

Questa è la dipendenza relazionale. Un’illusione come tutte le dipendenze, che fa leva sulle sensazioni che hai bisogno di provare per essere felice e stare finalmente bene. Respiri solo così, ti senti libero così, ma non dura. Sei schiavo.

Melania Emma

Pubblicato da

Melania Emma

www.melaniaemma.com

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