CODIPENDENZA IN CHIAVE TRANSAZIONALE

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Nella dipendenza affettiva, l’amore per l’altro assume numerosi tratti tipici delle dipendenze in generale, pur presentando, rispetto a queste, una differenza sostanziale: essa si sviluppa nei confronti di una persona e ciò la rende più difficile da riconoscere e combattere. Il dipendente dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non anche il proprio, come dovrebbe accadere in una relazione “sana”. Le persone che amano troppo, che affidano ad altri il compito di renderle felici sono molte. Il partner assume il ruolo di un salvatore, rappresenta lo scopo della propria vita e la sua assenza anche temporanea dà la sensazione di “non esistenza” (DuPont, 1998).

Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a sperimentare l’amore nella sua profondità ed intimità. Temendo l’abbandono, la separazione, la solitudine, egli nega i propri desideri e bisogni, si “maschera” replicando antichi copioni, gli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale. I dipendenti affettivi, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi che spesso hanno origini profonde, sono “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il dipendente affettivo è alla continua ricerca di specchi tanto da tralasciare totalmente gli altri aspetti della relazione, uccidendola via via. La sua convinzione principale verte sulla possibilità di “trasformazione e miglioramento” del partner (oggetto sostanza) della propria dipendenza, che ha incontrato e di cui si è innamorato, nel partner capace di percorrere insieme a lui una strada progettuale condivisa e diretta verso lo stesso traguardo. “Io ti salverò”: è lo slogan per eccellenza, io mi prenderò cura di te!!! In una danzante identificazione proiettiva, “ mi occuperò dei tuoi bisogni e ti darò tanto amore, perché così riuscirò ad amare anche me stesso: la posta in gioco? “l’intera esistenza”.

La causa di questa problematica è da ricercare in esperienze remote non elaborate, avvenute nel passato: una probabile relazione fallimentare con una o più persone di riferimento nella vita dell’individuo che va assolutamente riconosciuta, elaborata ed interrotta. Siamo di fronte al meccanismo di “svalutazione” che induce le persone a minimizzare o ignorare aspetti di se stessi, degli altri e della vita reale (Schiff 1975). L’entrata nel copione è inconsapevole, il dipendente affettivo giunge a delle conclusioni inerenti la sua dipendenza affettiva dal partner, che ignorano le informazioni del “qui ed ora” svalutando lo stimolo, il problema e le “opzioni” disponibili per risolverlo. L’esclusione dell’Adulto non permette di individuare alternative differenti da quelle apprese nella simbiosi in atto, copia fedele di ciò che ha appreso da bambino.

Il dipendente affettivo ha la necessità di scegliere un partner la cui tossicità è al pari delle comuni sostanze stupefacenti: spesso affascinante ed attraente nella suoi tratti narcisistici tanto da ricevere la definizione patologica emersa intorno alla metà del secolo scorso di “vampiro narcisista” o “perverso narcisista”. Questi agisce nella manipolazione Adulta: ovvero premedita di spingere il partner nella realizzazione di ciò che “l’altro” non avrebbe fatto in nessun modo, attuando manovre tramite una forma di violenza psicologica. La manipolazione è molto frequente all’interno di una relazione, ma quando diventa sistematica e quotidiana a forte connotazione di intensità, risulta un’arma letale per l’altro. Per il vampiro, il partner non esiste come essere umano integro portatore di individualità e caratteristiche personali, non vengono considerati i suoi bisogni, manca in lui l’identificazione empatica con “l’ altruità.” Il vampiro narcisista appare come un essere vuoto che ha bisogno della ricchezza interiore dell’oggetto per vivere: è un pozzo senza fondo insaziabile che si nutre dell’energia del consorte. Assistiamo così ad una doppia simbiosi:
1) il vampiro si fonde con la sua vittima nutrendosi delle sue energie, (solitamente predilige persone brillanti, intelligenti). Ridimensiona il partner denigrandolo “tu non sei capace” “tu non vali niente”. (Ingiunzioni a non valere e a non essere capace). Controllo e svalutazione sono i circuiti che connotano la simbiosi. Il controllo consiste nel mantenere al di sotto di una soglia minima il coinvolgimento emotivo nei confronti del/della partner e, allo stesso tempo, tenerlo/a in scacco, sentimentalmente bloccato nella relazione. L’obiettivo è quello di imprimerle un marchio di proprietà narcisisticamente gratificante, un sigillo che le impedisca di intraprendere altre relazioni. La svalutazione è il guinzaglio comunicativo, l’ingiunzione che il perverso narcisista stringe stretto al collo dell’altro partner: critiche, accuse, maltrattamenti, la condannano al silenzio più cinico o all’insulto più sfrontato e irrispettoso inducendolo così a dipendere dalla loro approvazione e a maturare la convinzione di essere indesiderabile. La vittima diventa un vero e proprio “ostaggio di guerra” per cui l’unica forma di sollievo è data dalla sospensione, di solito breve, delle torture. Una telefonata un po’ gentile, un sms neutrale o il minimo gesto “umano” da parte del terrorista diventano le illusorie “prove” che c’è amore in fondo, e che si può sperare di ricostruire nonostante la desolazione. Il vampiro emotivo si garantisce a costo bassissimo l’adorazione dell’ostaggio. Ottiene dedizione e fedeltà con i pochi centesimi di un messaggino, con una parola o una carezza appena affettuosa e, soprattutto, gode della percezione del potere.
2) Le vittime sotto assedio, vivono sentimenti opposti: la totale insicurezza e l’incubo del tradimento. Immaginano che il partner trami alle loro spalle, cerchi altre storie e sono terrificate dalla possibilità dell’abbandono. La vittima attua infatti tutta una serie di comportamenti passivi atti a mantenere viva la simbiosi: ovvero svaluta sé stesso senza rendersene conto con:

L’astensione: invece di usare la sua energia per intraprendere un’azione che risolva il problema, la utilizza per immobilizzarsi e per impedirsi di agire: svaluta la propria capacità di fare qualsiasi cosa a riguardo alla situazione.
L’iperadattamento: il suo Bambino adattato si adegua ai desideri del partner senza verificarli effettivamente con l’altro e senza considerare i propri desideri. Si vive come una persona che pensa mentre agisce passivamente, ma il suo pensare deriva da una contaminazione. Svaluta dunque la propria capacità di agire sulla base delle proprie opzioni.
L’Agitazione: il dipendente affettivo svaluta la propria capacità di agire e risolvere il problema. L’energia è diretta sull’attività agitata (mangiarsi le unghie, fumare, torcersi i capelli, manipolare il cellulare) invece che nell’azione per risolvere il problema. La persona non sente che sta pensando.

Le condotte gelide e anaffettive del terrorista intervallate da ambigui messaggi d’amore e di tregua, fanno sì che il/la partner si senta un mero oggetto di possesso, come tale intercambiabile con altri/e. In realtà, scelto il bersaglio da devastare, il guerrigliero gli rimane fedele e di rado intraprende battaglie su più campi. Rinforza la simbiosi facilitato dai comportamenti passivi, dalle svalutazioni e dalle ridefinizioni del modello di riferimento del partner dipendente. A proprio modo è vittima del suo schema distruttivo ed è in qualche misura consapevole che, trovata una preda che si presta al massacro, convenga tenersela finché il gioco regge, perché trovarne un’altra altrettanto partecipe risulterebbe costoso e impegnativo. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e interesse individuale. I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e vivono di aspettative non realistiche. Essi ritengono che occupandosi sempre del partner, ci si assicuri una relazione stabile e duratura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare in una coppia li precipitano nella paura che il rapporto si deteriori, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura “amplificato”. In questa patologia, non si comprende che l’amore maturo richiede onestà e integrità personale, in quanto rappresenta un accrescimento reciproco, uno scambio tra persone. Gli affetti che comportano paura e dipendenza, sono invece destinati a distruggere l’amore. Chi ne soffre è così attento a non colpire l’altro, da non rendersi conto che in questo modo finisce col ferire gravemente sé stesso

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