COS’è L’HYBRIS?

La dipendenza affettiva si alimenta e nutre del rifiuto, di quel dolore e quella fatica impliciti nelle difficoltà e cresce in proporzione alla loro irrisolvibilità. E’ un motore che senti partire (e lo senti, poche balle!) giusto quando si presenta l’ostacolo, il NO, la chiara evidenza dell’impossibilità che una persona o una situazione ti stanno mostrando, la piega difficile che i fatti stanno prendendo, le prospettive difficili per realizzare qualcosa che dappertutto grida “No!”. Ma ecco che, proprio davanti a quel NO, quella persona (o quella situazione contorta) la guardi meglio e…la vuoi ancora di più, la vuoi comunque, ti convinci che poi in fondo è proprio così che va bene in questo momento poco chiaro anche per te, anzi guarda, sarà proprio col tuo amore assoluto e incondizionato che quella persona INFINE capirà che siete proprio fatti per amarvi. Dopotutto, è solo che ancora non lo sa, mentre tu già sei investito (o invasato) da un nobile scopo: quello di amare.
Quello che seduce è la lotta. Quello che incatena è l’Hybris, cioè l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi nella vita a farsi amare da chi proprio non vuole saperne. Variante: di riuscire a curare chi non può o non vuole essere curato, di salvare chi non può o non vuole essere salvato. E via così ditruggendosi.
La psichiatra milanese Mara Selvini Palazzoli è stata la prima in Italia ad usare la parola Hybris per descrivere questa brama presuntuosa e cieca, e da quando lavoro su questo mio buonismo (che mi ha portato infiniti danni), questo atteggiamento lo trovo dappertutto: molte persone, per puro bisogno di amore, pur di ottenerlo, come prima cosa che fanno? Amano, danno, si prodigano (o prostrano?) e partecipano con un ardore inaudito alla vita di chi dovrebbe, secondo i loro progetti (calcoli?) restituire finalmente l’amore tanto desiderato. Non è forse così che ci è stato insegnato? Prima soffri e poi godi. Oppure: godi solo se prima soffri. Oppure: per arrivare là bisogna passare per di qua. Vabbè.
Alla fine (e auguro a tutti che una fine ci sia, per questa follia) questo tipo di amore finisce col diventare una sola cosa: manipolazione. Ecco, l’Hybris è quanto di più distruttivo e sconsiderato possa esistere, è come una zampetta del diavolo, che gratta e tamburella, ma che va mozzata assolutamente appena la si individua, sia in noi che negli altri.
Melania Emma

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Melania Emma

www.melaniaemma.com

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