CONTROMANIPOLAZIONE: IL SILENZIO

Che ne dite, parliamo di quando vieni “messo in attesa”, come in una telefonata col tasto “hold” o peggio “mute” e stai giorni a soffrire, aspettare, cercare di capire? Chi usa un telefono da operatore centralino sa cosa intendo: si può far girare l’interlocutore come si vuole, facendolo pure sentire ascoltato mentre, in doppio, si gestisce un’altra chiamata parallela. Questione di tasti, di calibratura silenzi, calibratura enfasi e tanta padronanza del mezzo.
Il silenzio di un Narcisista Patologico, è forse una delle prime manipolazioni che appare durante, o subito dopo, la “luna di miele” e fa colare a picco l’idillio, il castello, la nuvola e te appresso. Il silenzio può apparire all’improvviso, come una spianata desertica dopo folli corse d’amore tra le mille colorate luci di splendide viuzze. Oppure può seguire una tua espressa e specifica domanda, o richiesta di chiarimento, magari all’interno di un discorso in corso, proprio quando sarebbe il momento di sentire la forza di quel grande amore che vi unisce, che ti ha promesso, che ti ha portato in alto dove vi trovate ora.
Il silenzio è, a mio parere, uno degli schemi narcisistici che produce i maggiori vantaggi per loro e i peggiori danni per noi perchè produce, in chi lo subisce, una serie di reazioni che conducono velocemente alla perdita totale di autostima e dunque porta loro ad avere il totale controllo. Enrico Maria Secci parla molto bene delle reazioni al silenzio di un Narcisista Patologico, spiegando come in questa fase esca, in chi lo subisce, la rabbia più folle e l’aggressività senza controllo. Personalmente, durante gli schemi del silenzio che subivo, ho collezionato più comportamenti illegali e autodistruttivi che se pianificavo un attacco terroristico. Si diventa, in effetti, come loro, perchè si introiettano i loro atteggiamenti finora vissuti e taciuti. Della vittima che diventa carnefice, non se ne parla abbastanza.

Quello che però vorrei discutere (e forse userò parole dure) è COME REAGIRE, senza passare dalla parte del torto, ma facendoti del bene e sfruttando questa situazione a tuo favore. Innanzitutto, quell’apnea soffocante in cui ti ritrovi mentre lui/lei non dà più cenni di vita, evidenzia una cosa: che non hai una vita tua, che dipendi dalla sua risposta, che non sai cosa succede DAVVERO, che hai bisogno che ti sia spiegato da lui (e possibilmente con parole di burro) e che hai comunque BISOGNO in generale.
Quel silenzio che ti fa soffrire è chiaramente la tua perdita di uno “status”, la simbiosi è perduta, l’insicurezza ti sta crepando il pavimento sotto i piedi e tu sembra che starai finalmente bene solo quando ti verrà detto qualcosa dal grande assente. Sai perchè? Perchè vengono toccate LE LEVE del bisogno di appartenere, del controllo e dell’autostima. Se permetti a queste leve di funzionare grazie a qualcuno che può manovrarle, non sei più in controllo, cadi nel bisogno di chiedere a qualcuno di farti tornare a funzionare, ed è orrendo. La rabbia monta e la maggior parte di essa è rivolta a te, non a lui/lei, sennò appena fuori tempo utile (due ore, un giorno, una settimana, dipende dal vostro rapporto) guideresti fino alla sua porta senza avvisare, andando a prenderti quello che ti spetta e punto. Invece no: ti accendi la prima cicca del pacchetto che non toccavi da diciotto mesi, mangi dolce e salato in sequenze velocissime, cerchi qualcosa di sbagliato che hai detto o fatto, controlli i social e le app, inventi situazioni “casuali” che potrebbero ricondurlo a cercarti. La dignità è andata e hai solo bisogno che lui/lei dia quel segno di vita. Questo stato può durare anche settimane. E tu anneghi nel silenzio.

Personalmente sono per il No a questo silenzio: accenditi la cicca, svuota il frigo, sbatti la testa, ma quando sei pronta vai a prenderti il grande assente ovunque egli sia e ascoltalo parlare, che tu ottenga udienza garbata o che tu debba appostarti alla sua auto, guarda bene perchè è tutto davanti ai tuoi occhi, ascolta con la mente e non col cuore, so che è difficile, ma porta a casa quello che dice, scrivilo, chiama qualcuno e poi smontalo pezzo per pezzo. Già il fatto che tu sia dovuta andare a prenderti un dialogo civile quando lui sparisce, la dice lunga su che persona hai davanti. Ma qui voglio parlare di come gestire il silenzio subìto.

Lo “stato di bisogno” è la prima cosa da eliminare e su cui lavorare.
Tu hai bisogno di piacerti, di uscirne bene, di poter guardare indietro e dire “Son stata grande, cazzo!”. Fai quindi qualcosa per piacerti, non giudicare cosa sia bene fare ma fai qualcosa PER PIACERTI UN DOMANI, non per piacerti ora che sei emotiva e che hai solo bisogno di sfogare la rabbia. Esempio estremo? Se ti piace l’idea di pensarti un domani come devastatore/trice di appartamenti, fallo, vai e fallo. Ma coerente, non in preda al raptus ululando, che poi lascia solo posto al senso di colpa e a sentirti uno schifo e magari a chiedergli/le pure scusa in lacrime, sentendoti dire che dovresti curarti. No, vai là, fredda, pacata, suona, entra e devasta. Fallo perchè te lo meriti, perchè ti parte dalla mente e non dalla pancia. Un giorno lo racconterai e non ne sarai pentita (io un appartamento l’ho devastato e lui era impietrito). Se per piacerti un domani sai che ti serve un progetto, ok, ancora meglio, progetta un bel progetto e inizia un piccolo pezzo oggi, non tutto insieme e non con senso di rivalsa: fa che sia una cosa per te sola. Un’attività fisica nuova, un corso che ti obbliga a vedere gente e uscire. Se tu avessi avuto un progetto già da prima dell’idillio, pensaci, non saresti crollata così a picco, o comunque saresti riemersa in fretta, il tempo delle bracciate per risalire a galla.
Accetta di fare fatica per un periodo, l’obbiettivo è fare in modo che sia TU a far funzionare quelle leve, non guardare cosa non sta facendo lui/lei (e che indubbiamente sta facendo schifo) ma cosa non stai facendo tu: non stai respirando per qualcosa che quando ti verrà dato ti restituirà l’aria (credi).
In questo momento di silenzio subìto tu ti trovi in posizione down e lui/lei in posizione up. Va rigirata la cosa. Ok, sappi che non durerà per sempre, prima o poi avverrà un ricontatto e tu potrai finalmente contromanipolare:
1 – aspetta che sia lui a farsi vivo, costi anche aspettare mesi ma tieni duro, non provocare ricontatti “casuali”, non usare come scuse faccende in sospeso per riparlarci, rimarresti comunque delusa perchè in questo momento le aspettative sono altissime. Se proprio devi riaprire faccende in sospeso tipo figli, fallo attenendoti schematica a quel fatto preciso e dileguati in fretta. Non manipolare passandogli sotto casa con l’ambulanza sperando che si accorga quanto stai male, non usare oggetti da restituirgli “per vedere cosa dirà”, non chiamare i suoi amici, parenti.
2 – valuta quanto arriva dal ricontatto, sapendo che non sarà MAI quanto e come lo vorresti tu: ti sembra un sette? rispondi con un sei. Ti sembra laconico? Rispondi dando ancora meno di quanto dà, con sufficienza e freddezza ma non bruscamente, togli le maiuscole se le usi sempre, non fare puntini di sospensione, niente parole in più. Ti sembra provocatorio? Non reagire alla provocazione, per nessun motivo. Ti chiede una info asettica che si vede lontano un miglio che è una bufala? Dagli la info completa ed esaustiva con lo stesso tono che ha usato lui. Ti sembra nostalgico? Vuole suscitare un riaggancio, sa dove prenderti. Non dare specifiche, non regalare informazioni non richieste, non accusare, non essere ironica, non essere scherzosa e leggera (potrebbe riaprirsi la confidenzialità e ci andrebbe a nozze), piuttosto usa sempre il tono “finta tonta” che lo farà credere ancora up.
3 – usa il suo ricontatto per riportarti in pari e, una volta in pari, reimposta le posizioni mettendo te in up e lui/lei in down. Come? Dosando la tua risposta, i tempi, i toni, i modi. Calcola: si tratta di agire e non di reagire. Resisti alla tentazione di dirgli quello che pensi, perchè sarà per lui solo occasione di dire asetticamente che, causa trasloco, viaggio oltreconfine improvviso, invasione di parenti in casa, emergenze mediche, ecc. non ha potuto “fare diversamente”. E sarà umiliante più di prima che glielo dicessi. Piuttosto scrivi, ovunque ti capiti. Scrivi allo sfinimento, poi salva e chiudi.
4 – fai tutto con un lasso di tempo di ore, se riesci anche giorni. L’ideale sarebbe proporzionare il tempo suo del silenzio al tempo di risposta tuo, ma è chiaro che se passa un mese non puoi rispondere dopo un altro mese; una settimana però sì. Ricorda sempre il senso lato del tempo per un Narcisista Patologico: sei tu che vivi al secondo. Coi tempi di risposta devi veramente violentarti ed uscire da te, fallo a costo di sbagliare tutto quello che fai sul tuo primo giorno di lavoro, pensa solo alla soddisfazione che vuoi da te stessa e per te stessa e vedrai che nel corso delle ore (o dei giorni) quello che avresti detto alle nove del mattino non è già più quello che vorresti dire alle nove di sera. Dilata i tempi se è per iscritto, se è a voce o di persona usa il tempo necessario senza indugiare, saluta tu per prima e chiudi/vai via.
5 – non pensare mai, neanche per un momento, di contromanipolare per riportare le cose allo stato idilliaco precedente o per vendicarti: l’amore non è manipolazione, se manipoli è per difendere te stessa, per stare bene tu, per tutelare la tua dignità e non per fare guerre da poveri con chi vive in questi costumi la sua schifo di vita intera. A te interessa tirarti fuori dal livello a cui sei caduta e tornare al tuo standard elevato. Se non ne hai uno, createlo presto, perchè sarà lì che tornerai sempre quando cadrai.

Tutto ciò che dico NON è pensato per ripristinare una relazione, lo avrai già capito. Quello stato ormai è andato, qualcosa si è crepato, qui si tratta di ripristinare la tua autostima e padronanza prima di azzerbinarsi irrimediabilmente. Perciò entra nell’ottica di chi non ha più niente da perdere in caso di suo voltafaccia definitivo e concentrati sul fatto che in quel preciso momento che volterà la faccia, tu vorrai trovarti in posizione up. Te lo devi. A lui non devi nulla. Non importa, quindi, cosa dirà e con quanta enfasi, il punto è: tu gli crederai davvero? O te la devi raccontare? Se devi credere alle sue parole sei ancora in uno stato di bisogno, sei tu sola che sai la verità. Pensaci bene. Non importa cosa aveva da fare per sparire così: se è trascorso un congruo tempo di totale assenza in cui può essere, non solo morto qualcuno di caro, ma essere stato pure sepolto, beh…le tue conclusioni valgono più di qualsiasi sua drammatica spiegazione postuma.

Melania Emma

(articolo liberamente ispirato alle vostre storie, alle vostre lotte e cadute, comprese le mie; in special modo ringrazio Valentina per la prontezza di spirito e auguro ai lettori dei Gruppi NP di non smettere mai di analizzarsi)

Pubblicato da

Melania Emma

www.melaniaemma.com

6 pensieri su “CONTROMANIPOLAZIONE: IL SILENZIO”

  1. Quando il silenzio è praticato da un narcisista professionista che fa parte di un ente come assistente sociale o psicologa o avvocato etc? Come comportarci? Solitamente sono in torto. Grazie

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    1. Ciao Maria. L’unica sarebbe non essere nel bisogno, per non dover aspettare i loro favori (coi quali ti tengono in scacco). Trovare la forza di cambiare “professionista” e ricominciare tutto daccapo, senza spiegazioni o giustificazioni. Oppure trovare la forza di creargli dei problemi o delle difficoltà, cosicché sia lo stesso “professionista” a dichiarare la sua chiusura e prendersi la responsabilità della stessa. Questo darà a te meno sensi di colpa, meno possibilità che ritorni, meno ritorsioni future.

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  2. Grazie!! Me lo sono letta due volte: credevo di essere l’unica a soffrire così tanto per il silenzio imposto, e credevo anche di essere l’unica a subirlo per qualcosa che non va in me.

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  3. Ciao un aiuto please.
    Lui e’ venuto da me, poi siccome non gli e’ piaciuto alcune domande che gli ho fatto ha preso ed e’ andato via dicendo ” cosi la prossima volta conti da 0 a 10 prima di fare certe domande”. Giuro domande normalissime ma nella situazione lui si e’ sentito offeso. Quindi andare via e’ passivo aggressivo.
    Pero’ ha scritto subito dopo dicendo ” puoi avere tanti bei ragazzi e io sono fatto a modo mio”.
    Quindi ha ricontattato subito dopo.
    Per tornare a questo pari dovrei rispondere (anche solo un “hai ragione”)? Perche’ se non rispondo sembra che io punisca col silenzio. Ma richiede una risposta / validazione la sua frase?

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