LA VITTORIA PATOLOGICA

Alla fin fine i miei articoli li scrivete voi, cari lettori e amici, io semplicemente li tra-scrivo con gran piacere.
Visto che me ne date la possibilità, torno a parlare della maledetta Hybris, già trattata qui sei mesi fa appena questo blog ha visto la luce. Oggi svariati lettori hanno usato la parola VINCERE alla provocazione di #pillolina che diceva: “E se invece avessimo preteso di amare quella persona per essergli superiore?”, ebbene sì, si tratta di quella che io sempre chiamerò “maledizione”, la Hybris.
“Quella voglia sfrenata di farsi valere”, per parafrasare le vostre parole, determina la scelta inconsapevole (ma a volte anche consapevole, perchè si obbedisce quasi ad un ordine) di situazioni e persone che ci faranno sentire “vivi e tesi”. Pare che se non si riesce a ricreare quello stato di tensione, di sfida verso qualcosa di non-alla-portata-facile, allora non sia vita vera, non sia amore, non sia uno scopo importante.
Quello stato era la culla dove si riceveva un cibo poco nutriente, delle cure incostanti, delle promesse di amore incondizionato pronunciate con enfasi, ma con fatti discordanti. Quello stato era composto di amore che non vale, di amore dato male e “solo se”, un amore-biscottino concesso a patto di una tua esibizione, oppure la promessa di un bel premio se prima avessi saputo resistere e sopportare giorni di sofferenza.
Ti è andata male con uno dei due genitori. O con entrambi. Non hai ricevuto quell’attenzione, quell’amore, ascolto, cure. Hai pure scoperto che cos’erano veramente e le loro “vere ragioni”. Ecco che ricrei la situazione con un partner e non te lo scegli cotto e mangiato, no, te lo scegli tormentato, ambivalente, incostante. Perchè quel mordente, quella sfida, quel “io ce la farò” diventi finalmente la tua vittoria. Ma di questo tema son pieni gli scaffali, non dico nulla di nuovo, se non che tutto questo non andrà mai a buon fine, per chi ha una ferita di non amato.
Quella ferita non va riempita, va chiusa. Punto.
Va tutto bene quando si lotta per un obbiettivo eh? Quando non ci si arrende subito e quando si persevera in attesa di arrivare allo scopo. La “vittoria patologica” nasce quando la presunzione di potenza (l’Hybris) diventa la tua realtà di tutti i giorni, quando ti senti maledettamente capace non per aver valutato i tuoi reali mezzi, ma per superiorità. Facile al disprezzo di chi ti ammonisce attenzione, sprezzante coi rischi e con le esperienze già andate male, ti senti potente, ti senti regale, ti senti Dio e ti senti una forza che sai che spaccherà. Ma c’è un momento, un solo momento, che se lo superi perchè accecato da questa Hybris, ti può fottere fino all’osso ed è IL MOMENTO DI MOLLARE IL COLPO.
Va bene spingere, correre, sentire il motore e la potenza, va tutto bene.
Ma bisogna saper mollare il colpo, bisogna ricordarsi in un attimo di cosucce come umiltà, dignità, banalità, provenienza, mezzi. Mollare il colpo è vincere comunque, perchè esiste un momento che non sei più tu che spingi e controlli, ma vieni tirato e tritato vivo.
Molla il colpo, sennò lo ricevi.

Hybris: ˈHyːbris, in greco antico ὕβϱις, traslitterato in Ýbris è un topos (tema ricorrente) della tragedia greca e della letteratura greca, presente anche nella Poetica di Aristotele. Significa letteralmente “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio” o “prevaricazione” (Wikipedia). La psichiatra Marta Selvini Palazzoli ha introdotto in Italia per prima, negli anni Settanta, il concetto di Hybris nel libro “Paradosso e controparadosso. Un nuovo modello nella terapia della famiglia a transazione schizofrenica”, esponendolo come “la supponenza, la tracotanza, la tensione simmetrica esasperata al punto da non arrendersi di fronte all’evidenza e alla stessa imminenza di morte (…) la pretesa di farcela ad avere il controllo” (Pag. 32, Ed. Feltrinelli 1975). A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l’Hybris, vale a dire l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela, la presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo (http://www.maldamore.it/).

Melania Emma

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Melania Emma

www.melaniaemma.com

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