COLLUSIONE

La maggior parte delle volte, quello che tiene insieme le persone è una nevrosi complementare. Non è tanto la nevrosi il problema, perché tutti siamo nevrotici, ma è la complementarietà patologica. La collusione perfetta di un particolare punto debole col punto debole dell’altro, dove l’uno alimenta l’altro e viceversa. È l’invischiamento reciproco di due parti morte, due parti patologiche, dove non ci si unisce per la gioia e la crescita individuale, ma per il dolore che l’un l’altro ci si allevia. Nelle collusioni di coppia (le cosiddette coppie invischiate), mai nessuno avrà guizzi di vita propria, sarà una simbiosi mortifera, sarà solo una forza centripeta che incolla, fonde e incista due guai personali mai risolti. E avviene di comune accordo, con un atto complice e cosciente.
Come si verifica quando ciò avviene?
Quando si palesa un grosso problema personale ad uno dei due, un problema che evidenzia tutta l’impossibilità e l’insensatezza di proseguire e che, per il comune buon senso, richiederebbe l’ammissione del fallimento dell’unione. E invece accade che si stringa di più il laccio, con una decisione disperata. Porto un eclatante esempio di coppia invischiata che conosco: attualmente cinquantenni, insieme dai loro 18-20 anni, lui famiglia turbolenta da cui fuggire, lei famiglia più serena. Sposano giovani, anni a cercare un figlio con ideale di famiglia Mulino Bianco, lui si scopre sterile, avviano pratica di adozione. Lei nei mesi seguenti crolla e confessa di essere lesbica, innamorata di una donna da tempo. Per lui è uno shock. Arriva giust’appena dopo conferma di adozione accettata, un bimbo in India di due mesi. Si guardano ancora incerti sul che fare, ma in coppie simili il buon senso è pervertito: decidono scientemente di volere l’adozione, di continuare la follia, vanno in agenzia di viaggi e portano a casa il bimbo, che ora ha dieci anni. Tutt’ora vivono insieme legati da un mutuo trentennale, ritenendosi perfetti genitori, dormono insieme, sesso zero, lei continua la sua storia saffica, lui ha storie dove capita, entrambi con beneplacito comune. E sono entrambi insegnanti, preciso. Questa coppia era nata col forte desiderio genitoriale, rafforzato dall’impossibilità di lui a procreare e nonostante il cambio sponda di lei. La parola d’ordine nelle unioni patologiche è “salvare la coppia a qualsiasi costo”. Il mito italiano del Mulino Bianco non aiuta e sono entrambi atei convinti.
Cosa scatta nella testa di chi accetta di continuare davanti ad un fallimento, se non la pura disperazione? Quanti volti e abiti si danno alla menzogna, chiamandola “amore”? Quante ma quante coppie come questa praticano simili aberrazioni della vita? E fino a dove si paga il prezzo della paura di restare soli?
Quello che mi sconcerta e non mi ci rassegnerò mai è la mole di cultura di queste persone: informati, attenti, aperti ad apprendere nozioni su nozioni, corsi su corsi, investimenti formativi, ricerche spirituali, dialoghi brillanti, sono drogati di sapere. E mi chiedo a cosa serva tutto questo senza il Coraggio e la Consapevolezza. E non trovo risposta. E non riesco a tacere. Non so, non so.

Melania Emma

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Melania Emma

www.melaniaemma.com

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