CON LA CODA DELL’OCCHIO

Una volta preso posto e accomodatasi sulla sua panca, con la coda dell’occhio sinistro Lia vide una nuca d’uomo seduto due panche più avanti a sè, la cui fisionomia le ricordava lui. Lo guardò meglio e quando l’uomo si girò per guardarsi attorno, forse in cerca di qualcuno, lei potè vederlo di tre quarti: la quasi totale calvizie dei sessanta superati, molto curata, così come i corti ma folti baffi bianchi, che le piacevano sempre tanto quando si accordavano al rosa della carnagione di una senilità ben portata. I lineamenti fatti, regolari, mascolini, vissuti ma riposati, la mascella ben disegnata, come la linea del naso che staccava dalla fronte, l’espressione calma. L’uomo stette girato a lungo ad osservare chissà chi o chissà cosa nella sala, tanto che Lia – ormai ipnotizzata a fissarlo – poté capire in cosa quell’uomo, così fisicamente uguale, differiva dal ricordo di lui: nella profondità dell’espressione verso quel chissà chi o chissà cosa. Lo sguardo non era dilatato, fanciullesco, quasi al limite della paura come se, a palpebre spalancate, potesse quasi risucchiare e controllare quanto più mondo possibile. Non era. Quell’uomo studiava quieto qualcosa, ma così profondamente e benevolmente che Lia ebbe voglia di piangere, per non essere mai stata veramente vista. Era sempre stata più nuda che vestita con lui, eppure non era mai stata vista.

Melania Emma

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Melania Emma

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