INDIMENTICABILE MAMMA

Mi nutro di te..

Esiste una forma di relazione in cui uno dei due è fagocitante. Uno cerca di inghiottire metaforicamente l’altro, impedendogli di essere se stesso, chiedendogli a dismisura. Spesso colui che inghiottisce è anaffettivo e narcisista.

E’ totalmente incentrato su se stesso, sui propri bisogni. Incapace di darsi, il fagocitante ha dentro di sé un baratro, una povertà affettiva che restituisce al partner. La persona può apparire alessitimica (insensibile alle proprie e altrui emozioni), è avida di attenzioni, di affetto e si ciba energeticamente dell’altro fino a sfinirlo. Il fagocitante è stato probabilmente non visto dall’ambiente in cui è cresciuto, nessuno ne ha ascoltato, accolto o soddisfatto i veri bisogni.
Spesso la modalità può essere scambiata per amore, ma a una successiva analisi si può chiaramente dedurre che l’altro viene utilizzato per riempire un vuoto affettivo atavico e incolmabile. Chi si relaziona a una persona bulimica di affetto si sente svuotato, prosciugato e inadeguato. Spesso si trova invischiato in tale modalità e si sente confuso, sbagliato, in colpa per non riuscire a soddisfare la fame dell’altro di presenza, e la sua pretenziosa richiesta di essere saziato di attenzioni. Al bulimico affettivo non basta mai. E’ incapace di dare e ricevere, sa solo pretendere, o elemosinare. Tante sono le strategie attuate per avere l’altro tutto per sé: vittimismo, manipolazione, mostrarsi infinitamente bisognosi e dipendenti, colpevolizzazione, elemosinare aiuto e affetto se solo l’altro rivendica il diritto di esistere e di avere una vita autonoma. Il fagocitante non tollera il NO, il rifiuto, l’abbandono. Egli non è in grado di reggere la frustrazione dell’assenza e si aggrappa all’altro, a costo di inghiottirlo, trasformandosi in un cannibale affamato di affetto, un vero vampiro energetico..(un contributo di Ameya G.Canovi)

EMOZIONI? INSERT COIN

Capisci quanto valgano le tue emozioni solo quando qualcun’altro che risuona come te ti avvolge col calore delle sue. E capisci quanto devi proteggerti, gelarti e indurirti quando invece per qualche altro sei solo uno strumento per il suo spettacolino.
Non dare emozioni solo perché tu sei solare o spontaneo. C’è chi ti scambia per un distributore di emozioni, ti usa come reagente al suo bisogno di avere un pubblico. Perché vuoi fare la sostanza che prende parte ad una reazione chimica, quando hai capito che sei un flusso continuo di vita che molti sono costretti a rubare?
Non dare emozioni é la prima delle contromanipolazioni. Passi per strano, duro, rigido, pesante, difficile, problematico, troppo serio? Certo, ma il prezzo da pagare è ancora più alto quando fai il donatore spontaneo di vita e il gettone te lo inserisce un manipolatore.
Melania Emma

FARE DOMANDE

Fare domande è una buona contromanipolazione. Senza aggredire e possibilmente sorridendo, si può chiedere al manipolatore “perché me lo stai dicendo?” oppure “ma esattamente cosa vuoi dirmi?”. Spesso non si fanno domande schiette e semplici per non sembrare stupidi, o per non sembrare provocatori. Ma “per non sembrare” questo e quello, ci si inguaia anche peggio.
Con un manipolatore non ci si può rilassare e non gli vanno rese le cose facili, è sufficiente che percepisca che siamo attenti (che per loro vuol dire difficili). Quindi fare domande, obiettare, magari utilizzando un’aria da finti tonti che non offende nessuno e che non ci rende accusabili di nulla.
Spesso mi accade di ottenere reazioni di rabbia, insofferenza e intolleranza al mio porre domande e lì mi accorgo della “pasta” dell”interlocutore: se non si impegna a spiegare, voleva qualcosa da me e non la sta ottenendo. A volte mi capita (troppo comico) che mentre ascolto una risposta nervosa o aggressiva alla mia domanda, mi venga chiesto “Perché mi guardi così?” e li non c’è molto altro da aggiungere…
Spesso i manipolatori si qualificano da soli, ma bisogna metterli un po in difficoltà, appunto contromanipolando quando sentiamo che qualcosa stona.
Fate domande quindi, non tenetevi i “Perché?” fra i denti, perché un manipolatore conta moltissimo sull’educazione altrui! E voi avete smesso già da tempo di far stare comodi gli altri, giusto?
Melania Emma

COS’è LA CONTROMANIPOLAZIONE, ESATTAMENTE?

Contromanipolare significa agire volutamente e sistematicamente in modo narcisistico con un narcisista patologico, non al fine di distruggerlo o ferirlo, ma al fine di proteggere la nostra parte emotiva. Lo scopo non è cambiare l’altrui comportamento nè la vendetta, ma portare noi ad un livello di parità (o comunque ad uno standard dignitoso) dopo che la controparte patologica ha tentato (o è riuscita) di manipolare, abusare, intimidire o comunque ha tentato di suscitare da parte nostra una reazione/comportamento utile esclusivamente alla sua persona. Da quel livello di parità poi raggiunto, il fine ultimo è staccare, tagliare, voltare completamente pagina. Anzi, buttare via il libro.
Melania Emma

Da una donna narcisista in terapia: “Il mio primo impulso resta manipolare. Non c’è cura, solo autocontrollo.”

Quando i narcisisti patologici riflettono e posano lo sguardo su di sè, sono momenti rari, anche se poco duraturi, e offrono un punto di vista esclusivo di cui fare sempre tesoro. Condivido questo scritto dal blog “Arte di salvarsi”, il top assoluto in materia. Buona lettura e buona riflessione! Mel

L'arte di salvarsi

Trad. dal russo by Nadia Plamadeala
Testo originale https://www.wonderzine.com/wonderzine/life/experience/242907-narcissistic-disorder)

Il disturbo narcisistico di personalità raccontato da una narcisista

“Non sono così pericolosa come sembra”

 I narcisisti ci fanno paura. Sono soggetti di libri e di gruppi online. Sappiamo tutti che sono inclini alla manipolazione e raramente mostrano empatia. Ma pochi sanno cosa pensano di se stessi.

Tania ha trentasette anni. Un anno fa ha scoperto di avere il disturbo narcisistico di personalità e ha deciso di provare a cambiare vita. Scrive dei suoi successi in un canale Telegram in russo chiamato “Narcisismo atipico”. Abbiamo parlato della sua esperienza con la psicoterapia e di cosa significhi per lei vivere con questo disturbo.

“Prima non immaginavo nemmeno di essere una di quelli che vengono chiamati narcisisti. Al contrario, come tutti, ero diffidente nei confronti di queste persone, le biasimavo. Ho cercato di stare lontano da loro. Ricordo quando ho appreso la…

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TRADUZIONI NARCISISTE

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«Ti amo, ma in questo momento non me la sento di stare con nessuno » («Non ti amo e me la sentirei benissimo di stare con qualcuno, purché sia qualcun altro: uno/ una che mi faccia penare e non mi dia il suo amore gratis come fai tu»)

«Sono ancora bloccato (bloccata) dal ricordo di una precedente storia» (« Non mi piaci abbastanza per farmi dimenticare una scottatura che ho preso in passato»)

«Ho paura di legarmi troppo a te» («Non ho nessuna voglia di legarmi a te»).

«Ho paura di farti soffrire» (« Ho paura che tu mi asfissi con il tuo amore: posso fare a meno di te, anche se ogni tanto avrò bisogno di telefonarti [facendoti soffrire] per avere una conferma del mio fascino. Almeno finché non trovo qualcuno/ a di cui innamorarmi davvero»).

«Non ti merito» (« Non ti amo abbastanza per reggere una storia impegnativa come quella che tu vuoi avere con me»).

«Siamo troppo uguali» («Con te mi annoio»).

«Siamo troppo diversi» (« Non solo mi annoio, ma mi innervosisco pure»).

Massimo Gramellini

UN PO’ DI CONTROMANIPOLAZIONE

Ignorare un narcisista é un affronto enorme, e lo sappiamo. Quando ignori i suoi show trattandolo come il nulla che é, tutta l’attenzione che non dedichi al suo povero ego affamato di esistere, cercherà di averla assestandoti un colpo basso. Ed é lì la più grossa azione che puoi fare: non reagire. Lettera morta, proprio. Al massimo se il colpo basso avviene in pubblico, tu ringrazia brillantemente, esalta le sue enormi doti sociali e chiedigli di rifarlo ancora in futuro, perché il suo contributo ti è veramente utile. Noterai coi tuoi occhi il suo imbarazzo al tuo accogliere la sua mossa in pubblico, perché egli sa benissimo che era fatta in malafede. E ti odierà ancora di più.
Se il colpo basso lo ricevi senza testimoni, agisci senza reagire. Il nulla. É dura lo so.
Ma vederli abbrutirsi nello sprizzare odio al massimo, col tempo diventa una cosa divertentissima, oltre che una soddisfazione. I narcisisti non sanno mascherare bene la frustrazione di non aver ottenuto nessuna reazione. Come i bambini. Son troppo divertenti. E ricorda: NESSUNA REAZIONE é quello che li uccide.
Se poi sorridi: TOP!
Melania Emma

Tutta la questione di una crocerossina sta nello smettere di dovere e nell’iniziare a VOLERE.

Tu hai già inziato a pensare di cambiare lavoro?

Melania Emma

DOPO LA FINE DI UNA RELAZIONE CON UN NP LI VEDO DAPPERTUTTO

Cari lettori,
ho una domanda in apparenza semplice che una lettrice mi pone e mi chiede di pubblicare. Con la sua domanda, pubblico anche la mia risposta al suo quesito, ma soprattutto chiedo a VOI un vostro commento per dare un parere….si sa quant’è importante sentire diverse campane, no? Ringrazio tutti fin da ora 🧡
Melania Emma

DOMANDA
“….avrei una domanda, la domanda magari potrà essere ripubblicata perché immagino che il mio possa essere un dubbio comune, se invece il discorso è stato già affrontato chiedo scusa in anticipo.
Allora, io sono uscita da un tira e molla di 5 anni con un narcisista, uno dei peggiori, esattamente conforme al peggiori stereotipi che possono essere stati descritti, fortunatamente dopo anni di dolore, terapia e maltrattamenti ho smesso di vedere e sentire questa persona da luglio e con la scusa che lo avrei denunciato (essendo lui molto furbo mi ha lasciata in pace). Nel momento in cui ho lasciato andare lui ho conosciuto ad agosto un altro ragazzo con cui ho iniziato una storia, già di per se problematica che è finita a dicembre con episodi casuali.
Ora vengo alla mia domanda, analizzando la cosa ho sempre più il sentore che questa persona che frequentavo fino a poco fa sia un altro narcisista, purtroppo quando si è dentro si vede poco e avendo anche solo questo istinto preferisco non continuare la cosa.
La mia domanda ora è: dopo la fine di una relazione con un narcisista, dalla tua esperienza, è più comune essere “paranoiche” e vedere il male o il narcisista ovunque o al contrario siamo più attente a individuarlo? Spero di essermi spiegata.”

RISPOSTA
Ti rispondo per la mia personale esperienza: dopo la fine della mia vecchia storia col narcisista (covert), ero in terapia serrata e non volevo assolutamente relazioni di nessun tipo, proprio perché (come dici tu) li vedevo dappertutto ed ero conscia che non avrei saputo individuare uno sano da uno bacato. Quando mi sono rafforzata un po’ emotivamente, ho accettato alcuni mesi di sesso (chiamarla storia é ridicolo) ma solo perché era impegnato e non avrebbe potuto chiedermi di più e quindi, forte di questo, ero io in controllo. Fino al punto di chiudere appena ha iniziato a rivelarsi un personaggio problematico. Era solo una “evasione” durante la mia terapia, alla quale mi sono dedicata anima e corpo, perché per me era fondamentale (sempre come dici tu) riuscire a individuarli. Ti dico quindi, oggi che la “missione” è compiuta: no, non riesci ad individuarli senza un lavoro su di te. A me non bastava leggere pile di libri per sapere chi sono loro, nel mio caso mi è servito VEDERE ME, le mie falle e i miei ganci. Così a bocce ferme e centrata su di me, riesco ad annusarli anche da una chat. Ed é solo questo che mi permette di avere oggi rapporti sani.
(Però magari ci sono altri percorsi e modi, questa è solo la mia esperienza e, se può servire, sarò ben felice di dare altre risposte a chiunque!)

FONTE

CARI ISCRITTI AL BLOG E ALLA PAGINA FB…

…come alcuni di voi hanno già notato, il blog è in allestimento con molto materiale nuovo e la cosa (solo per chi è iscritto al blog) comporta la ricezione automatica anche di parecchie email al giorno. Ad alcuni la cosa piace molto e sono felice per l’avidità con cui leggete i nuovi articoli inseriti, ad altri un pò meno e me ne scuso: vi chiedo di pazientare perché sto inserendo con lavoro certosino qui nel blog i due anni (2015 e 2016) in cui (pigrizia mia) ho pubblicato solo sulla pagina fb. Questo lavoro di inserire anche qui nel blog il mio materiale su fb si è reso necessario perché molte, troppe, persone su fb hanno copiaincollato i miei testi cancellando il mio nome. La cosa grave è che non si tratta solo di persone che non sanno scrivere nulla di proprio in italiano corretto, ma anche di “professionisti” conosciuti, che speculano sul tema del dolore con materiale rubato. A tempo debito ognuno avrà il suo, per ora ringrazio ognuno di voi con un abbraccio.

Per qualsiasi domanda scrivetemi a melaniaemmamail@gmail.com
Buona domenica ^.^

Melania Emma

LA TECNICA DEL PIEDE NELLA PORTA

La tecnica del piede nella porta è una delle tecniche di manipolazione sociale più conosciute. Potremmo esserne stati vittime senza nemmeno accorgercene. Vediamo in cosa consiste.
Suonano alla porta per chiederci una donazione destinata a un’associazione benefica che lotta contro una malattia rara. Diciamo che possiamo sempre rispondere che al momento non abbiamo soldi. Ora, immaginate che suoni di nuovo la stessa associazione per darci una spilla da indossare per una settimana al fine di sensibilizzare sull’importanza di raccogliere fondi per combattere la malattia. Due settimane dopo tornano e ci chiedono una donazione. Ci sono buone probabilità che gli daremo dei soldi. Hanno appena applicato la tecnica del piede nella porta.
Esistono molte tecniche psicosociali in grado di manipolarci pur non essendone consapevoli. Effettivamente, il lavoro di alcune persone è proprio quello di progettare tattiche per ottenere un beneficio concreto senza che la “vittima” se ne accorga. La tecnica del piede nella porta è una delle più note e più studiate in psicologia sociale.

La tecnica del piede nella porta
La squadra di Beaman (1983) definisce il piede nella porta come una tecnica che consiste nel chiedere un piccolo favore alla persona da cui intendiamo ottenere qualcosa. Secondo Beaman, “inizia con un comportamento poco dispendioso e in un contesto di libera scelta (assicurandoci in questo modo una risposta affermativa) per poi richiedere un favore simile, ma di maggiore entità, che è ciò che vogliamo veramente ottenere”.
I fattori sottesi che causano il successivo comportamento di maggiore entità sono l’impegno e la coerenza. Le persone che hanno acconsentito ad assumere un comportamento su base volontaria, accettano più facilmente una richiesta successiva che vada nella stessa direzione, anche se più dispendiosa (a condizione che abbiano accettato quella precedente).
Per esempio, se assumiamo una posizione a favore di un qualche pensiero, sarà più facile per noi impegnarci in comportamenti legati a quello stesso pensiero. In questo modo, manteniamo la coerenza interna ed esterna, ovvero di fronte agli altri. Inoltre, l’efficacia di questa tecnica diventa maggiore quando l’impegno è pubblico, la persona ha scelto pubblicamente o il primo impegno è stato dispendioso.
“È molto più facile ingannare la gente, piuttosto che convincerla che è stata ingannata”.
-Mark Twain-

Esperimento di Feedman e Fraser
Feedman e Fraser (1966) chiesero a un certo numero di persone di mettere nel loro giardino un cartello piuttosto brutto e grande in cui si poteva leggere: “Guidate con attenzione”. Solo il 17% accettò di metterlo.
A un altro gruppo di persone fu chiesto prima di firmare un documento a favore della sicurezza stradale. Trattandosi di una petizione che non richiedeva impegno, la maggioranza di loro firmò. Poco tempo dopo, chiesero alle stesse persone di mettere il cartello grande e brutto nel loro giardino. Indovinate un po’? Accettò il 55%.

La tecnica del piede nella porta e le sette
Che relazione ci può essere tra questa tecnica e le sette? Non dimentichiamo che si tratta di una tecnica di persuasione. Il primo contatto con la setta consiste solitamente nella partecipazione a piccole riunioni. In seguito, viene richiesta una piccola donazione. Una volta effettuati i primi passi, è probabile che ci impegniamo in comportamenti successivi.
Comportamenti che possono includere: dedicare ore settimanali alla setta, aumentare le donazioni di denaro o di altri beni. In situazioni più estreme, sono stati anche documentati casi di adepti costretti a svolgere prestazioni sessuali e persino a partecipare a suicidi collettivi sotto un apparente illusione di volontarietà.
“La gente è pazza? No, la gente è manipolata.”
-José Luis Sampedro-

Riflessioni finali
Nonostante passino inosservate, queste tecniche vengono utilizzate per ottenere qualcosa da tutti noi. Quando ci chiamano al telefono e ci chiedono se abbiamo internet, la nostra risposta è generalmente affermativa. In questo modo, ci predispongono all’ascolto. La domanda successiva, di solito, è se vogliamo pagare di meno. La nostra risposta è spesso nuovamente affermativa. A questo punto, ci tengono in pugno.
Un altro aspetto importante, in alcuni casi, è la mancanza di tempo per pensare. Se ci fate caso, le offerte che ci propongono sono sempre limitate: “domani questo prezzo non sarà più disponibile.” In questo modo la pressione esercitata è tale che rispondiamo “sì” senza aver elaborato le informazioni.
Indubbiamente, imparare a dire di no e a disinnescare le tecniche di manipolazione è fondamentale per evitare che gli altri ottengano da noi qualcosa che non eravamo intenzionati a dare loro. Un piccolo “sì” può rivelarsi un affare insidioso al momento di rifiutare una richiesta successiva. La prossima volta che diremo “sì”, probabilmente ci avremo pensato meglio.
“Quando pensiamo di dirigere, ci stanno dirigendo”
-Lord Byron-

Fonte

Il corpo è il solo strumento col quale percorri il tempo della vita. Lascia che lo spirito che lo abita ne faccia il tempio della sua evoluzione.

Melania Emma