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LA SCOMPARSA DI ALICE CREED

Ho appena visto questo film, bellissimo, incalzante. La scomparsa di Alice Creed.

Alice viene rapita da Vic e Danny, i due si sono conosciuti in galera e hanno programmato il rapimento dettagliatamente. Senza tanti preamboli la portano in un appartamento insonorizzato, la legano, imbavagliano e incappucciano stesa in un letto. I due, sempre incappucciati, si danno il cambio per i controlli, i bisogni e il cibo di lei. Si capisce subito che Vic è il più forte e Danny è il più fragile e preda di sentimentalismi ed io ho subito pensato “meno male, almeno lei può legare con uno dei due e farcela”.

Il film ha un ritmo serrato e subito il primo colpo di scena: Vic è via, Danny va a controllare Alice e lei deve fare i bisogni, ma non riesce a fare cacca con Danny che la fissa attento e gli chiede di almeno girarsi. Lei per fare cacca è ovviamente slegata. Lei lo colpisce col secchio per la cacca, gli prende la pistola e gliela punta e lui per calmarla le dice “sono io Alice!”, si scappuccia e lei riconosce Danny, il suo ex amore, il quale le racconta del piano con Vic, dei due milioni di riscatto, che Vic non sa che loro due si conoscono già e che IN REALTA’ quei soldi erano per loro due, perché anche lei odiava suo padre e finalmente possono andarsene via per sempre e stare insieme. Lei inizia a credergli, sempre con la pistola puntata a lui, si scioglie, si fa prendere per i sentimenti, lui la chiama piccola e le dice che la ama, lei si fa promettere la sua parola e in pochi attimi deve decidere, perché Vic è tornato e bussa alla porta.

Tutto ritorna come stava, Alice ridà la pistola a Danny, si lascia legare nuovamente al letto e tutto procede dopo un bacio.

Danny esce dalla stanza di Alice e va da Vic, il quale lo vede sconvolto e gli dà coraggio per non mollare e non cedere allo stress: “Tra pochi giorni saremo all’altro capo del mondo, per due settimane non ci alzeremo dal letto e scoperemo come pazzi”…”Sembra bellissimo” dice Danny, poi Vic lo bacia, bacio al quale Danny si abbandona e si abbracciano, dichiarandosi il loro amore eterno. “Ti amo, piccolo” gli dice Danny.

In pochi minuti, tutto il film per me era questa scena. Non sai mai chi hai davanti quando costui ti dice che ti ama. In una stanza Danny amava davvero Alice, lei non aveva dubbi. Nella stanza adiacente Danny amava davvero Vic, fortemente. No, non sai mai chi hai davanti nemmeno quando credi di conoscerlo.

Il resto del film è un alternarsi di cambi di ruolo tra i tre, ognuno prende il potere e sottomette l’altro. Io speravo proprio il finale che ha avuto, ma lei se lo è dovuto sudare quel finale, perché Vic scopre che Danny conosceva già Alice, ma tace per ucciderlo e prendersi i soldi. Danny riesce a salvarsi e va a liberare Alice (o così pare, ma forse va lì perché sa che troverà Vic e i soldi), ma sul posto arriva anche Vic, preso dallo stesso rimorso, visto che non sapeva bene se Danny fosse effettivamente morto o no. Lei è legata, Danny gravemente ferito e sanguinante e Vic sotto scacco di Danny armato. Vic, da forte che era, passa magistralmente a implorare Danny di non ucciderlo, gli fa ricordare il loro amore e rievoca vari episodi, Alice assiste ai quei due amanti che fino a prima sembravano lei e Danny…capisce che Danny è un camaleonte, poco importa oramai chi ama chi.

Danny spara e uccide Vic, ma lascia Alice legata dove si trova, punendola per aver informato Vic di loro due. Se ne va con l’auto piena di soldi e Vic, agonizzante, riesce a lanciarle le chiavi di manette e lucchetti per liberarsi. Vic era veramente andato lì per liberarla? O le lancia le chiavi per dirle “Almeno vendicati tu”?…Danny era andato lì perché sapeva che Vic avrebbe avuto cuore per lei.

Chi amava davvero era solo Vic. Io mi immedesimavo in Alice. E Danny, ovviamente, era “lui”: piccolo, insignificante, camaleontico, opportunista, accattone e poco furbo.

Piccolo. Lui è questo. Io non voglio mai più sentirmi chiamare “piccola” in tutta la mia vita da nessuno. Bel film.

_Melania Emma

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DIPENDENZA RELAZIONALE

Preferisco a volte non chiamarla “dipendenza affettiva” e sai perché?
Perché non riguarda solo la sfera degli affetti, di coppia o parentali che siano, bensì riguarda le relazioni tutte.
Si può avere una relazione anche con oggetti, con un animale, un pc, un hobby. Ma soprattutto la relazione malata non ha nulla di affettivo o che abbia a che fare con i SENTIMENTI, è solo un tourbillon di SENSAZIONI, che pretendiamo di chiamare amore, sentimento, coppia, ecc.
Non intendo aprire un insegnamento su cosa sia l’amore o una coppia, devo ancora spiegarmelo anch’io…ma ti invito a distinguere bene tra sentimento e sensazione.

Nelle sensazioni esiste una variante che nei sentimenti manca del tutto, una dannazione che ti può condizionare la vita e la quotidianità: ecco il CRAVING, letteralmente “brama, voglia, smania, desiderio ardente”. Niente di sexy, eh? E’ quella condizione in cui stai obbedendo a un richiamo, cosciente di farlo, cosciente che non dovresti, ma che fai comunque. Nella gestione del cibo, di un social, di una slot-machine, di una sostanza, di un hobby, come di una persona. E’ tutta una serie di gesti, rituali, atti compulsivi, che ti occupano la mente e guidano il corpo come se fossi una macchina che obbedisce. E’ tremendo, lo percepisci, non è sempre piacevole da provare ma per placare il craving puoi solo procurarti una dose, un momento, un controllo, un boccone. E’ vita questa?

Nella dipendenza relazionale (che NON è un sentimento e NON si chiama affetto/amore) si vive di sensazioni, esattamente come il drogato cerca la dose, aumenta la dose, muore senza dose. L’ho capito io stessa sulla mia pelle quando lui lasciandomi, mi ripeteva lentissimamente “non ti amo”, scandendolo bene, calmo e solenne. Io, che racchiudevo nella parola amore tutto il mio bene (ossia lui), impazzivo solo a pensare cosa sarebbe stato di me l’indomani, il prossimo week end, le prossime ferie senza lui, tutta la mia quotidianità senza lui e trovavo il vuoto. Il nulla assoluto. Senza lui io non mi vedevo neanche da lì a poche ore. Ero nell’abisso al rallentatore. Ed una parte di me però (probabilmente quella sana, dico oggi) non poteva fare a meno di notare che quel “non ti amo” era l’unica cosa vera, sensata e sicura che avesse mai pronunciato quell’uomo nei miei confronti. Era finalmente pronunciato il nome di quel gioco orrendo scambiato per amore.

Durante un craving di anni, una lucida parte di me sapeva benissimo chi era lui, quante ma quante volte mi aveva lasciata, quanto poco mi aveva dato e sempre a caro prezzo, quanto quel rapporto negli anni mi aveva ammalata e consumata, quanto dolore quotidiano provavo per una manciata di coccole e parole dolci, quanto dovevo darmi da fare per essere stretta in uno dei suoi indispensabili abbracci, quanto inferiore fosse a me culturalmente, spiritualmente, progettualmente…quanto fosse pericoloso per la mia salute e la mia autostima. Continuo?

Chi beve o si droga sa benissimo quanto male faccia quello che assume, ma lo fa. Per la sensazione di sollievo che riceve e in cui gli piace indulgere. La relazione con lui era comunque vitale per me, pur sapendo che persona era. Nella dipendenza dalla relazione non importa più che persona sia quella con cui sei, importa la relazione, il legame quotidiano e tutto quel tran-tran che fai per farti amare: il tourbillon, appunto. Sei dentro una giostra che funziona solo con la tua energia, e tu sai bene quanta ce ne vuole per far produrre alla giostra solo un breve giretto! A volte pensi anche di scendere dalla giostra, ma poi pensi che non sapresti procurarti diversamente quelle sensazioni e concludi che quella relazione è un investimento troppo grosso ormai, hai puntato tanto, ne va del tuo valore se molli. E non molli.

Questa è la dipendenza relazionale. Un’illusione come tutte le dipendenze, che fa leva sulle sensazioni che hai bisogno di provare per essere felice e stare finalmente bene. Respiri solo così, ti senti libero così, ma non dura. Sei schiavo.

Melania Emma

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abbracciami davvero

Gli abbracci veri stringono. Anche dopo. Ne trovi i segni dappertutto. In fondo all’anima.
A. de Pascalis