abbracciami davvero

Gli abbracci veri stringono. Anche dopo. Ne trovi i segni dappertutto. In fondo all’anima.
A. de Pascalis

Protetto: CAPODANNO

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LA MANIPOLAZIONE, TRE TIPI

Parole
Dal libro “BASTA SUBIRE” di Jacques Regard.

Fondamentalmente, esistono tre tipi di manipolazione, che si distinguono l’una dall’altra per l’intenzione specifica del manipolatore:

  1. In un primo tipo, l’intenzione del manipolatore è sempre buona, utile o piacevole per la persona che ne è oggetto.
    E’ la manipolazione esercitata dal genitore sul figlio per spingerlo a lavarsi i denti, o quella dell’infermiera che vuole rassicurare il paziente mentre tiene in mano una siringa (“non abbia paura, non sentirà nulla”). La dolce persuasione rientra in questo tipo di manipolazione, ma, sia che lo chiamiamo patteggiamento, diplomazia, contrattazione, opera di convincimento o semplice consiglio, il suo intento è sempre rivolto al bene della persona.

  2. In un secondo tipo, l’intenzione del manipolatore è egocentrica. Questo manipolatore fa girare il mondo intorno agli interessi personali, senza preoccuparsi delle conseguenze per le sue vittime.
    Il manipolatore di tipo 2 è semplicemente furbo, scaltro, ingannatore: uno che sa sempre come sbrogliarsela ed è dotato di una brillante dialettica. Spesso è guidato dal miraggio del guadagno, del potere o della fama e, poiché pensa solo a se stesso, agisce sempre in maniera egoistica.
    La manipolazione di tipo 2 è quella di cui siamo vittime quando veniamo ingannati e cadiamo in trappole tese da persone determinate a raggiungere obiettivi ai quali non potrebbero arrivare diversamente. E’ l’amico che ci chiede un favore o dei soldi in modo da rendere impossibile il rifiuto. E’ anche quello che, per dimostrare il suo spirito, lancia frecciatine prendendo in giro gli altri, senza capire quando diventa offensivo. E’ il collega di lavoro che ti mette il bastone fra le ruote solo per distinguersi o per ottenere una promozione. E’ l’nsegnante che terrorizza la classe solo per provare il suo potere. E’ il marito macho che comanda in casa non lasciando spazio ai desideri e alle opinioni della moglie e dei figli, o della moglie che contraddice sempre il marito in pubblico per dimostrare la sua emancipazione. Sono gli uomini politici che fanno promesse che, una volta eletti, non manterranno mai, o i dirigenti d’azienda che licenziano tutti per trasferire l’attività in paesi dove vi è un margine di guadagno più alto. Sono tutte persone che pensano solo ai propri interessi, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze che il loro agire ha sugli altri, nemmeno quando procurano gravi danni alla società stessa.
    Che si tratti di piccoli imbroglioni, di addetti al marketing, di uomini politici, di imprese rapaci, di piccoli capi, di colleghi egoisti, di mariti machi, il manipolatore di tipo 2 agisce sempre dando la priorità al soddisfacimento dei propri interessi, senza voler necessariamente fare un torto a nessuno. Essendo del tutto concentrato sui suoi desideri, non vede o rifiuta di vedere i danni provocati dal suo comportamento. Tuttavia è possibile provare a fargli cambiare idea, confidando sulla sua relativa onestà intellettuale.

  3. In un terzo tipo di manipolazione, l’impulso è di tipo paranoico e mira sempre ad un obiettivo distruttivo e malevolo.
    Questo tipo di manipolazione è subdola e strisciante. Si tratta di un tentativo cosciente, volontario ed estremamente pericoloso di distruggere gli altri. Quindi se l’intenzione del manipolatore di tipo 1 è benevola e quella di tipo 2 è egoistica, quella di tipo 3 è distruttiva.
    Il manipolatore di tipo 3 non vuole il bene di nessuno. Non aspira necessariamente a soddisfare nemmeno il priprio interesse. Il suo scopo principale è quello di annientare le persone, le cose, le situazioni che lo minacciano o che ritiene comunque odiose e intollerabili. Una sua caratteristica peculiare è la dissimulazione degli attacchi.
    Quando fa un torto a qualcuno, il manipolatore di tipo 3 spesso sostiene di fare il contrario, di agire per il bene della sua vittima o per un altro valido motivo. Nella maggior parte dei casi, l’intenzione malevola si nasconde dietro ad un’apparente onestà. Agisce sempre in modo da distruggere le sue vittime senza che se ne rendano conto. E’ un tipo di manipolazione molto pericoloso, perché è silenzioso, discreto e invisibile a chi non sappia o non voglia accorgersene. E’ una persona di un orgoglio smisurato, è molto diffidente e tende a ragionare in modo erroneo. Non rispetta l’altro e cerca di impedirgli di vivere a modo suo. L’obiettivo è sminuire, umiliare, se non addirittura distruggere le sue vittime. Per raggiungere lo scopo si serve della disinformazione, della menzogna e della calunnia. E’ un esperto delle molestie psicologiche e, piuttosto che agire in prima persona, preferisce delegare agli altri. E’ un vigliacco che cerca di fare in modo che le sue vittime si sentano, allo stesso tempo, responsabili e colpevoli di quanto subiscono, e questo gli consente di continuare a distruggerle impunentemente.
    Lui si dichiara onesto e giusto, poiché agisce sempre per il vostro bene o per una buona causa. Questo sistema di difesa implica che non riconoscerà mai i suoi torti. Quando viene colto sul fatto non si pente di nulla, non chiede scusa e non prova alcuna compassione per le sue vittime. E’ paranoico, molto spesso ossessionato dall’idea di essere in pericolo. Questa minaccia è talmente reale per lui che gli consente di giustificare e legittimare i suoi atti malefici. E’ proprio un simile atteggiamento che spinge le persone a torturare e uccidere in nome della propria fede, delle proprie convinzioni o delle proprie angosce, arrivando persino ad esserne fiere.
    E’ l’ambiguità esistente fra le sue parole e le sue azioni a rendere il manipolatore di tipo 3 estremamente pericoloso. Potrebbe benissimo avere l’apparenza di una persona piacevole, dire parole rassicuranti, e allo stesso tempo agire nell’ombra per mettere le persone le une contro le altre provocando forti conflitti.
    Uno dei risultati più comuni di questo tipo di manipolazione è il senso di colpa che assale la vittima. Dissimulando quello che le succede e che subisce, lei stessa diventa in qualche modo complice del carnefice. Si tratta di una manipolazione sotto molti aspetti mostruosa. E’ difficile da denunciare, perché al senso di colpa già citato si aggiunge la vergogna provata dalla vittima. Il senso di colpa si apre insidiosamente il cammino nella mente della vittima e la porta a credere che meriti le proprie sofferenze, che il manipolatore/omicida abbia ragione a comportarsi così o perfino che agisca nell’interesse della vittima stessa.

La dimostrazione ulteriore che la manipolazione esiste a tutti i livelli e si nasconde, spesso, dietro una maschera di perbenismo.

BREAKING THE WAVES

waves

Un film per capire la dipendenza e l’ossessione e l’amore perverso. Lars Von Trier “disturba” molto bene coi suoi films e molti di noi cadono spesso così in basso.

“La persona “matura”, “felice”, è quella capace di amare se stessa e amare gli altri. Fromm dice che non si nasce  capaci di amare, ma la capacità di amare è un percorso, è un allenamento e amare non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
Egli dice che ci sono fondamentalmente due tipi di persone.
C’è un tipo di persone che amano solo se stessi, non amano assolutamente gli altri e non provano nessun senso di colpa, in questo caso l’io si ingrandisce all’infinito: io sono tutto, cioè: io amo solo me stesso.
Poi c’è un altro tipo di persone: quelle che si annullano completamente per amare soltanto gli altri. Amano se stesse proiettandosi sugli altri. In questo caso l’altro è soffocato, non ha nessuna autonomia di esistenza. Questo non è amore autentico perchè manca la libertà, io sono costretto a fare questo.
Queste ultime non sono capaci di sopportare il senso di colpa che le assale se provano ad amare se stesse e allora devono spostarsi e proiettarsi sugli altri. In questo caso l’altro è soffocato, non ha nessuna autonomia perchè queste persone pensano che i loro bisogni siano quelli dell’altro. Una prova di questo è che l’altro non si sente amato, perchè non è amato per se stesso. Questo tipo di amore non dà gioia nè a chi lo dà nè a chi lo riceve. Amare non è annullarsi per l’altro, non è non poter vivere senza l’altro, questo è bisogno, questa è simbiosi.
Vedremo nel film che Bess non ama se stessa e non può amare Yan, si annulla in Yan. L’amore non è annullamento di sé. L’amore è dono nella libertà. L’amore di Bess arriva fino al sacrificio ma non al dono perché il dono presuppone la libertà e Bess non è libera, è preda del suo bisogno. Amare è godere del dono della vita, accettare anche gli eventi traumatici quando non è in nostro potere cambiarli, accettare il dolore come elemento di trasformazione e di crescita.
In mezzo a questi due grandi filoni ci sono persone che oscillano dall’uno all’altro polo con moltissime sfumature di comportamento. Louise L. Hay nel CD “Guarisci il tuo corpo” dice che le persone che provano sensi di colpa e odio per loro stesse non possono godersi la vita, non riescono ad esprimersi, cercano sempre di far piacere agli altri o sono continuamente tesi ed arrabbiati. Ella dice: meno odio proveremo verso noi stessi e meno sensi di colpa avremo e più potremo amarci, nel senso di volerci bene, possiamo aggiungere noi.
Nel libro “Donne che amano troppo”, viene trattato il tema dell’amore e di quello che si fa in nome dell’amore. Sembra infatti che siano più le bambine che non i bambini ad essere educate  all’empatia, al sacrificio a mettere al primo posto il “benessere” dell’altro. Così da grandi queste bambine, diventeranno madri e mogli sacrificali, sceglieranno professioni in cui possono aiutare gli altri, si occuperanno dei propri malati ed anziani. Fino a che punto è giusto e sano  occuparsi degli altri e dimenticarsi di se stessi? Forse ognuno di noi dovrà trovare un equilibrio tra amore e sacrificio, tra amore di sé e amore per l’altro, che dipenderà dalla sua storia personale, dal suo percorso, dai suoi valori, per cui quello che può essere “giusto” per una persona  può non  esserlo per un’altra. Ciò non toglie che sia molto importante riflettere su questi temi particolarmente coinvolgenti e scottanti. Atteggiamenti di altruismo possono celare a volte scarsa stima di sè, il bisogno di prendersi cura dell’altro potrebbe nascondere il forte desiderio che qualcuno si prenda cura di noi o noi che ci prendiamo cura di noi stessi. Andare dietro ai bisogni dell’altro potrebbe essere un modo anche per controllare l’altro. Occorre imparare  a mettere se stessi al centro della propria vita, pensare di meritare di esseri amati e di esseri felici.
Louise  L. Hay afferma che spesso  noi diciamo: non sono abbastanza bravo, non faccio abbastanza, non me lo merito. Ma rispetto a chi, in base a quale istanza? Se questi sentimenti sono molto forti allora non si può creare una vita gioiosa  e in salute.
Bess vive un amore grande e meraviglioso per Yan che soddisfa un suo grande bisogno e un suo grande desiderio di amare e di essere amata. Ella aveva pregato tanto Dio perché le facesse incontrare l’amore. Yan la desidera molto, la possiede, la trova bellissima e la ama. Lei lo riama con ardore, per lei Yan è “tutto”, da lui può avere quella accoglienza e quelle carezze che forse i suoi genitori non le hanno mai dato.
La madre è fredda e distante e non può esprimere nessuna emozione e quasi non si rassegna ad avere Bess, questa figlia, buona, desiderosa di affetto, ma molto fragile. La madre di Bess è totalmente identificata con la comunità e le sue rigide regole, tanto che non può accettare la trasgressione della figlia, aprire il suo cuore e lasciarsi andare al sentimento. Ella non apre  la porta alla figlia neanche quando ha disperatamente bisogno di aiuto. Il nonno è lontano, è completamente preso dalla religione, non c’è posto per nessuno. Bess ha bisogno di Yan, non ne può fare a meno, pensa continuamente a lui, ha bisogno proprio del contatto fisico. Forse “rivive” con lui le esperienze profonde di quando un bambino nasce e ha bisogno di tutto per continuare a vivere. Ha bisogno delle “cure” materne, del nutrimento, di tutto, altrimenti muore.
Il personaggio di Bess esprime bene il bisogno di amare e di essere amati di ogni essere umano. Il bisogno forte e indispensabile come lo sono l’aria e l’acqua per vivere. Questo porta Bess a vivere il rapporto con Yan in modo simbiotico e totalizzante, fino a perdere di vista se stessa, proiettata interamente su di lui. Ella è sorda è cieca alle preoccupazioni amorevoli e alle cure del medico, che le si propone come una figura paterna positiva. Ella non accoglie i suoi ripetuti inviti, che forse avrebbero potuta salvarla. Bess crede al potere dell’amore e questa è già una componente dell’amore,  ma questa fede nel potere dell’amore è però inquinata e confusa dal suo bisogno assoluto di essere amata. Tutto quello che Bess fa , fino a distruggersi, lo fa spinta da questo suo grande bisogno d’amore.
Il suo bisogno d’amore non riesce a decollare in capacità di amare, perché?  Perché amare presuppone soprattutto amore e rispetto di sé e anche libertà, libertà dai bisogni infantili. Ella ha un innamoramento travolgente per Yan, non sopporta che si debba separare perché lui deve allontanarsi per lavoro. Bess ha una parte “bambina” molto sviluppata e ha un  forte super-io che proietta in Dio. Dio è buono, ma anche severo e punisce.
Si sente in colpa di avere questo grande amore e desidera tanto Yan e non riesce a superare la separazione. Quando Yan ha un grave incidente sul lavoro che lo renderà gravemente menomato, pensa che è colpa sua. Si sente in colpa per l’amore possessivo che ha verso di lui e quindi deve espiare. Anche Yan è una persona fragile e contorta, crede di poter continuare a vivere attraverso lei,  spingendola a fare l’amore con altri uomini, facendosi poi raccontare i particolari amorosi.
Bess non si considera niente, non sa di essere un valore, non ha avuto quasi mai un amore e adesso lei crede di continuare ad averlo umiliandosi e facendosi del male. Louise L. Hay direbbe che sono i “nostri pensieri”, i nostri modi di fare, i nostri atteggiamenti che fanno sì che siamo attratti da persone che poi si approfitteranno di noi e ci aggrediranno.
Questo immolarsi incontrando, per sua scelta, prima il dolore e poi la morte, convinta di poter così salvare la vita al marito, non è amore per l’altro ma odio per se stessa con cui lei si incontra, in particolare, prostituendosi l’ultima volta, sulla barca, in balia di una violenza inaudita. Bess agisce la sua vendetta e il suo odio verso sua madre. Facendosi aggredire è come se lei fosse nello stesso tempo e sua madre e i suoi aguzzini, così, facendosi aggredire, aggredisce sua madre.
Questo è l’odio rimosso, di cui spesso non ne siamo neppure consapevoli. Quando ci capita di metterci in situazioni distruttive dobbiamo sempre chiederci il perché. Quindi riaffermiamo che Bess non ama se stessa, ma neppure Yan perché non l’aiuta ad uscire dalla sua parte malata “perversa” e non ama gli uomini che lei incontra perché  lei li usa e li disprezza e dai quali è “usata” e disprezzata.
Bess non ce la farà, ma Yan inaspettatamente migliora e riesce addirittura a camminare da solo. Bess morirà felice di averlo salvato, ma triste perchè sa che non ce la farà.
Yan si riscatta in tutto questo e ruberà il corpo di Bess affinché i padri della chiesa non le dicano che lei andrà all’inferno: l’ultima immensa punizione per la sua colpa di essere nata senza amore.”

di Graziella Maria Lopez

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