ARCOBALENI

La Gratitudine è sicuramente il miglior spazio da cui si funziona. Ogni cosa, situazione, persona che ci attraversa, ci riporta a Casa. A Noi.
Magari non capiamo tutto subito. E fa male. Ed è orribile. Oppure è stupendo e ci scivola dalle mani.
Non ho niente di relativo al narcisismo o alla manipolazione affettiva da dire oggi. Da un po’ di stagioni ci sono solo io che mi godo la “pioggia” senza la quale nessun arcobaleno mai ci sarebbe.
Oggi ho fatto un regalo alla mia più cara amica ed ero io che piangevo di commozione per i suoi occhi lucenti nel trovarsi tra le mani l’oggetto che desiderava, proprio come lo aveva sognato.
L’innocenza dell’apprezzamento: quand’è stata l’ultima volta che ti sei fermato a dire grazie per tutte le cose fantastiche che fanno funzionare la tua vita? Perché apprezzi qualcosa dopo e non durante?
Qui, per esempio, siamo connessi tramite una app che vi fa leggere le mie parole, solo pochissimi anni fa questo non esisteva. Siamo una piccola comunità che condivide la ricerca della consapevolezza, alcuni di voi sono nuovi ed altri son qui con me dall’inizio quando c’era rabbia e dolore, con me ad ogni passo della strada. Tutti, comunque, sotto la pioggia in cerca di arcobaleni.
Intendo essere grata per il grande e per il piccolo, al tanto e al poco, a chiunque legge mie parole, per la connessione e le app che la permettono, per la pioggia, gli arcobaleni, le nuvole, la luce morbida, per il buonissimo cibo appena mangiato, per questa fantastica estate che sta finendo e l’autunno ancora migliore che si annuncia, per le primavere difficili, per le persone che ancora mi amano, per chi ha sempre creduto in me. Per la mia salute, le mie passioni, le scoperte, le conquiste, la lucidità. Grazie a chi mi insegna la forza e l’umiltà. E grazie a Dio, perché senza la sua grazia, non sarei qui a scriverlo.
Melania Emma

KETTY

Riusciremo mai ad essere preparati per la Felicità? Quando riusciremo a non resisterle, non sabotarla e stoppare i meccanismi di controllo?
La volta che per un attimo volo al super in pantalone di tuta, coi capelli ancora maleodoranti di Henné fresco e senza correttore in viso, giusto per prendere le ultime cose per il pranzo da amici di domani, la Felicità è in agguato alla cassa: guardo bene la tizia davanti a me pensando quanto cacchio ci sta mettendo a riempire la borsa e pagare. Quel profilo, la voce, capelli inconfondibili, pronuncio il suo nome e mi dico che al massimo può dirmi no. Ma le pupille in quegli occhi chiari si dilatano all’istante, mi riconosce, fa domande agitate, spontanee, di circostanza. Io tiro indietro imbarazzata e sulla difensiva ma lei mi aspetta fuori mentre pago: la mia prima, grande e unica amica d’infanzia vuole il mio numero. Oddio, come accidenti li riempiamo questi decenni adesso? Impreparata e nervosa, resto comunque a parlare coi miei primi dieci anni di vita. La studio nei gesti. La sua rilassatezza mi tranquillizza, i ricordi sono una valanga che non sono preparata a veder scorrere. É sempre stata più disinvolta di me, lei. Se fosse stato per me, la conversazione sarebbe finita imbarazzata alla cassa e ciao, ma i suoi occhi erano azzurri come l’infanzia e ringrazio Dio per questo. Adesso, dopo oltre trent’anni, stesso super e stesso quartiere, vicine di casa come allora. E, come allora, lei scoppiettante, io cauta. La depositaria, l’una dell’altra, di ogni vergogna, segreto, follia. Bambine grandi, già su WhatsApp a decidere per il nostro primo appuntamento.
Melania Emma

DELETE

Una cosa molto importante ce la insegnano proprio i narcisisti patologici: quanto siano essi unresponding ai comportamenti adulti, essendo loro capaci di emettere solo risposte emotive dell’età anagrafica di sette anni.

Un esempio:
si lavora su di noi anche per prendersi la responsabilità di quanto si sta male quando si sta male, giusto? Questo significa anche ritirarsi momentaneamente da situazioni o rapporti quando si percepisce male qualsiasi cosa e non si è emotivamente lucidi, rifiutandosi (appunto da adulti) di iniziare accuse e litigi vomitando il proprio dolore, e tornando poi quando si è centrati e dignitosi per agire da adulti. Giusto?
Responsabilità di sé, è questo. Guardare la propria percentuale di partecipazione, è questo. Consapevolezza (ormai parola abusata), è questo.

Ecco, allora:
– Ci sarà chi sceglierà di accusarti di alto tradimento, perché avrà grossi problemi di abbandono (come i narcisisti patologici), prova omnia che ti amava quindi meno dei demoni di cui è preda e si rivelerà in tutto il suo splendore egocentrico. Lo perderai, ma in realtà ti avrà procurato un immenso guadagno.
– Ci sarà poi chi sceglierà di osservarti, capire, dubitare, restare nel dubbio, fluttuare avanti indietro nel dubbio, dubbio, ancora dubbio. E in tutto questo sceglierà di continuare a dare ed esserci, vedendoti innocente fino a prova contraria.
Una persona adulta dubita ogni tre per due, un narcisista patologico conosce la sua sola verità.
Comportarsi da adulti è quindi un modo per fare selezione alla grande: si avvicinano i propri simili e si allontanano i parassiti/vampiri/manipolatori.

Come siamo visti, quindi, quando siamo sani o almeno lavoriamo per esserlo?
Narcisista patologico: colpevoli, fino a prova contraria (ma se gli fa comodo e non gli servi piu, qualsiasi prova contraria non basterà).
Persona adulta: innocenti, fino a prova contraria. La prova sarà ampiamente vagliata da ogni punto di vista, soprattutto la prova non sarà comunque cercata perché non conta il capo d’accusa quanto piuttosto il voler capire, lo stare allo stesso livello, il sentire, l’equilibrio.

Questo post è una piacevole considerazione ad un fatto accadutomi un anno fa, ma rispolverato solo poco fa durante la pulizia della mia casella email: a quel tempo dissi ai miei più cari e ristretti amici di aver bisogno di isolarmi momentaneamente da tutto, chat comprese. Nessun problema di sorta. Una sola si rivelò subito in tutto il suo splendore, inviandomi una mail lunghissima (che non finii mai di leggere perchè il linguaggio era disgustoso) piena di insulti e offese ad ogni riga, un delirio degno di una persona tradita e abbandonata e quindi squilibrata. All’epoca avevo ben altri problemi che badare al melò di una egocentrica, ma oggi, delettando quella email, penso di fare cosa utile a dirvi che più lavoriamo per essere completi, integri e adulti e più attraiamo e teniamo vicino a noi persone simili.
Semplicemente questo.
Melania Emma

SUOCERE

Cari lettori, ciao.
Non abbiate mai nessuna remora o senso di colpa nel tagliare i ponti con certi vostri “amici”.
Mi rivolgo soprattutto a noi donne: una VERA amica conosce e ricorda SEMPRE le parole “scusa”, “mi dispiace”, “non volevo”, “a te ci tengo”, “grazie” e non le dà per scontate in virtù della confidenza. Una vera amica si accerta che tu abbia capito bene cosa intende dirti, se non hai capito lo rispiega, non lascia MAI che tu capisca qualcosa che non è. Una vera amica ti critica molto ma sempre con fare gentile, dalle sue parole di critica devi sentire AMORE, devi sentire attenzione alla tua sensibilità, devi sentire che parla PER TE.
Invece ci sono “amiche” che quando ti parlano lo fanno da SUOCERE. Se ciò accade, quella “cara amica” ha qualcosa di traverso con te, stanne certa e se vuoi la certezza di questo (perchè a chiederle se ha qualche mal di pancia con te, negherebbe) dille che ti ha ferita con le sue parole, dille che le sue critiche ti fanno male, dille che non te lo aspettavi: se fosse una cara amica che non intendeva farti male, starebbe malissimo nel sapere di averti ferita, ma di certo non serve spiegare come si comporta una persona che ti ama ed è contrita per te, giusto? Se invece non è dispiaciuta, quella è una SUOCERA, e la vedrai offendersi, indurirsi nei toni e modi, arrivare a dirti che TU hai frainteso e che TU sei permalosa, infine girare il culo e sparire nel silenzio. E anche questo copione non serve spiegare che nome ha, giusto?
Allora: non abbiate mai nessuna remora o senso di colpa nel tagliare i ponti con QUESTI “amici”, perchè se vi tenete un rapporto così, state acconsentendo ad accettare un abuso emotivo: venite feriti e l’altro se ne frega. NO!
Molto ma molto spesso queste “suocere” sapete chi sono? Sono donne sane, normalissime, empatiche, sensibili e dotate, che per inconsapevolezza (o convenienza) stanno a loro volta dentro a rapporti malati o dentro situazioni di abuso narcisistico. E purtroppo sappiamo come si diventa co-narcisisti stando accanto e dentro situazioni abusanti di questo tipo, ma ciò non toglie che NOI si debba tollerare il riverbero velenoso di qualcuno che vive dentro situazioni e rapporti disturbati, specie se anche noi ci abbiamo messo anni a scollarci di dosso quel veleno narcisista.
Non perdete niente se chiudete questi ponti, se restate perdete un altro pezzo di voi stessi.
Vi abbraccio!


Melania Emma

DEL MATRIMONIO

Cerco di rispondere a chi mi legge e talvolta mi scrive del suo matrimonio, chiedendomi consigli e pareri che non so dare, ci provo: una volta stavo per sposarmi, ci sono andata molto vicina, ma inconsapevolmente ho sabotato tutto. Lui oggi dopo ventuno anni è l’uomo più caro e affidabile della mia vita. Ci siamo sempre per entrambi, nonostante i rispettivi compagni del momento leggano questo rapporto in chiave “gelosia”, ma non si può spiegare che ciò che ci unisce è proprio non essere coppia. Ed era ciò che ci divise allora, e fu lui a capirlo per primo. Chi ci vede oggi così uniti, non si capacita ancora di come abbiamo potuto costruire vita e casa insieme e poi disfare tutto. E ancora prova a chiederci “ma perché non vi rimettete insieme tu e Miki…” e noi ce la ridiamo, perché lo siamo già, siamo molto più che sposati, siamo alleati. Molto della riuscita è merito suo, io non sono così semplice, ma quello che posso dire è che una società tra persone è fatta di intenti rinnovati ogni giorno, mentre un’istituzione come il matrimonio è un anatema che ti toglie per sempre la facoltà di scelta. Bisogna poter riscegliere le scelte, bisogna darsi opzioni per poter sostenere a lungo una sola scelta, bisogna in ogni momento poter voltarsi e andarsene o decidere di restare. È solo quell’atto ripetuto che conta. E non mi si parli di coerenza e impegno, perché queste sono trappole sociali create ad hoc, che con le persone vere non c’entrano nulla: reale è che le cose cambino negli anni, le persone, le necessità, le attività cerebrali, le cellule. Oggi, più di vent’anni fa, si parla di evolversi e l’evoluzione è basata sul cambiare quanto oggi non va più bene ma che fino a ieri è stata scelta e andava invece molto bene. Punto. Non è immondizia oggi, non è incoerenza, è il massimo che potevamo fare allora con l’evoluzione che possedevamo allora. Chi non si regge in piedi senza una istituzione sociale, una firma, un’abitudine cicatrizzata, come può dirsi evoluto? Sarò presuntuosa ma dico questo pensando a come dovrebbe essere l’amore oggi, alla fine dei tempi, desiderando che una coppia sia fatta non di due metà, ma di due unità autonome, che non potranno invischiarsi mai cercando nell’altro qualcosa che manca ad uno. Per la mia esperienza, solo non stringere un contratto mi ha permesso di creare quello che di durevole ho attorno.

Melania Emma

E’ impossibile conoscere se stessi riflessivamente. Possiamo rivelarci a noi stessi attraverso un altro, ma non possiamo riuscirci da soli. Abbiamo bisogno di rapporti del tipo più profondo attraverso cui realizzare noi stessi, rapporti dove è possibile l’autorivelazione, nell’analisi, nel matrimonio e nella famiglia, o tra amici.

James Hillman

DUE COSE

1 – La frase “gli amici si vedono nel momento del bisogno” è falsa: gli amici si vedono nel momento della gioia! Quando qualcuno è felice PER te o è felice CON te, tienilo stretto. Nel momento del bisogno, chiàmati pure l’ambulanza: sono efficaci, operativi e non mettono ansia.
2 – “La famiglia” è dove è la tua anima. Trova la tua anima, perché lì è famiglia. Fossi anche solo Tu, ma solo quella è famiglia. La famiglia biologica, le persone che ti hanno concepito, ti sono genitori, a volte compagni ma solo fino ad un certo punto, dopo di che ringrazia e saluta.

Melania Emma

Bisogna scegliere per moglie solo una donna che, se fosse un uomo, si sceglierebbe per amico.

Joseph Joubert

Anche l’amicizia ha i suoi comandamenti. Innanzitutto il rispetto, per i segreti avuti in dono e per quelle lacrime che ha la fortuna di asciugare. Perché le lacrime sono racconti ed i racconti di un amico sono piccole perle da conservare nello scrigno del cuore. Vanno sempre custoditi, prima, durante e dopo il loro vissuto. L’amicizia non rinfaccia, non ricatta, non chiede e non si aspetta l’esclusività. Non vuole palcoscenici per i suoi abbracci, né spettatori indiscreti. Non dice mai ti ho fatto, ti ho difeso, ti ho aiutato. L’amicizia aiuta, ascolta, difende, abbraccia, sorride e piange le tue stesse lacrime mentre ti stringe a sé. Lo fa in silenzio, senza gesti eclatanti, non attende applausi e sa inchinarsi alle proprie mancanze e torti. Quando se ne va, lo fa in punta di piedi, senza sbattere le porte, raccoglie i ricordi, senza presentare conti e senza la pretesa di incassare, non cerca nelle sue ragioni il modo ferire, ma con le lacrime agli occhi se ne va sorridendo perché ha amato.

Silvana Stremiz

Come avviene l’autoeliminazione dei cosiddetti “amici”, magari anche decennali? Decidono unilateralmente, trovano un pretesto, prendono una posizione, negano il confronto. Oppure, al confronto, negano proprio che i fatti siano “come a te appaiono”.
Che fare?
– Prendere atto che PRIMA il rapporto era centrato su qualcosa che non era sano (forse da entrambe le parti, forse no, ma appagava comunque un interesse psicologico).
– Prendere atto che se ora c’è la virata, probabilmente hai rotto degli equilibri comodi, hai corrotto in qualche modo un sistema rigido e non rispondi più alle logiche di prima: il tuo cambiamento provoca effetti.
– Infine, ringraziare, ringraziare, ringraziare: la selezione naturale è la prima dimostrazione che sei sulla giusta Strada e la loro autoeliminazione dalla tua vita è la più logica conseguenza.

Melania Emma

A volte quando ricevi una promessa da un’amica, è perché lei stessa quel che ti dice lo sta giurando a sé. Ed è allora che sai che puoi crederci!

Melania Emma

LA STIMA

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Sono figlia unica, ho sempre pensato che se avessi avuto fratelli avrei sperimentato quel legame indissolubile e profondo che solo la parentela può dare…non lo sapremo mai. Ma so con certezza che le amicizie che ho e che ho avuto nella mia vita sono dei fari per me, saldi e capaci di condurre in porto, ed io posso solo riconoscere la mia grande fortuna, visto che faccio spesso la parte della burrasca che si abbatte su di essi. Nessuno mi giudica, nessun interesse li muove verso di me se non, spero, un sentimento…quel legame che proprio essendo per scelta non deriva dal sangue. Forse affermo cose che non so, perché figlia unica appunto, ma i legami più forti non sono mai stati con i miei partner, mai nessuno mi è stato anche amico.

La forza del legame per me (dico “per me” perché qualcuno ultimamente mi ha fatto notare che le mie opinioni le riporto come fatti e non come opinioni, e che dovrei usare più “secondo me”) si misura dalla stima e non dall’amore. E cosa si può amare senza stimare? Sento il sentimento di stima più nobile di quello dell’amore, da non farmi credere vero che l’amore supera tutto e comprende in sè ogni cosa. Oltre l’amore cosa c’è? Ossessione mi sa…oppure stima.

La persona da cui mi sono allontanata recentemente non aveva la mia stima da tempo, da chissà quanto, ed io dicevo di amarla; ma cosa intendiamo poi dicendolo, facendolo, ascoltandoci dirlo…quella persona ha fatto cose che per me (sempre per me, non intendo dare giudizi universali) non richiedono perdono o comprensione, semplicemente sono vergognose. Per me. Ho preteso di amare quella persona per essergli superiore, ecco tutto.
Poi chissà perché al partner perdoniamo parecchio, agli amici non facciamo sconti; comunque persa la stima si è perso tutto, ora lo so molto bene. Immagino si possa recuperare la stima persa, che non c’entra con la fiducia, ma chi mai si metterebbe a lavorare per recuperare la stima? Vorrebbe dire cambiare la pasta di cui si è fatti e se lo si arriva a fare deve essere solo perché non ci si piace proprio più come si è, si sono raccolti troppi cocci per come si è, si sono fatti troppi danni per come si è, ci si vuole migliorare. E’ possibile, ma è più facile fare la cosa facile, ed è sempre qui che la mia stima bussa alla porta… Qualcuno mi apre quella porta, pochissimi. Mi sento fortunata e ringrazio col cuore. Chissà come e se so anch’io dare tanto bene. I bei gesti mi nutrono l’anima, gli amici ti sostengono mentre cadi, sono in piedi quando cadi e quando ti rialzi. Ti impediscono di fare bassezze, ti parlano chiaro senza avere paura di perderti, ti fanno crescere…tanto.