VUOI UN GERBILLO? PRENDITI UN GERBILLO.

Non si può avere una discussione con un Narcisista Patologico. Anche se mantengono un tono accattivante e ben modulato, sono proprio i contenuti che languono.
I contenuti sono limitati, non spaziano, non aprono, non creano nulla, non portano a NULLA. Parlano per riempire il vuoto (il loro). Sono contenuti per interlocutori fino a 12 anni al massimo. E non per questione di cultura, ma di “adultità”: non sono adulti.
Se tu sei adulto, non ti relazioni con loro. Punto. Se perseveri, l’infante non é più uno solo.
Bene che vada, un NP parla del suo monotema “lavoro”, del suo monotema “hobby” (entrambi vissuti ossessivamente e come riempitivo del loro vuoto) e del monotema “odio-tutti-bleah”.
Di quei “tutti” egli però ha bisogno come l’aria, per non sentirsi incorporeo. E quei “tutti” pensano che sia possibile parlare con quello splendore che appare, dimenticando che mentalmente é al livello 12.
E qui si crea il merdone.
“Gli ho soltanto chiesto una spiegazione, volevo capire il perché di […] ed é finita che mi ha ricoperta di insulti bloccandomi dappertutto e la cosa peggiore è che mi sento in colpa. Non ho fatto nulla ma mi sento una merda. Sto malissimo.”
Anni e anni consumandosi a riprovarci da tutte le angolazioni, non faranno di uno scorpione un gerbillo. Lo scorpione fa il suo mestiere, punge, per quale motivo con te dovrebbe essere un puccioso gerbillo? Ha senso un adulto che piange perché punto da uno scorpione trattato da gerbillo?
Ahhh… “adultità” portami via…
Melania Emma
(per questo post nessuno scorpione é stato ucciso o maltrattato, ma solo usato come metafora)

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CONTROMANIPOLAZIONE: QUANTO COSTA?

Risposte schiette, dirette, veritiere. Sane.
Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
Contromanipolare “costa” solo sentirsi in tempo zero accusare di narcisismo, intolleranza e violenza da CHI E’ esattamente questo.
E’ il costo irrisorio da pagare (in alcuni ambienti) per respirare, camminare a testa alta e trovare i propri simili. Se ce la fai a sostenerlo, sei veramente libero.
– 8 persone su 10 cercano complici, vittime, bidoni dove vomitare, stampelle dove appoggiarsi, intrattenimento per il vuoto, qualcuno che sta peggio di loro.
– 2 persone su 10 non danno pacche sulle spalle, non piangono addosso a nessuno, non fanno sconti buonisti, cercano chi li scuote e chi sta meglio di loro.
E ovviamente danno risposte schiette, dirette, veritiere. Sane. Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
La cosa più bella che ti puoi sentir dire quando ne hai beccato uno, è “Stronzo/a!”, e più sei sano, più l’epiteto sarà insultante. Oltre al solito sentirmi dare della “narcisista” ultimamente ho preso della “fenice psicopatica”, che francamente non so che insulto sia, ma so per certo che la persona esprimeva il suo massimo livore. Sono stata proprio una cattivona, perchè ho ringraziato subito la persona per essersi palesata, così da avere ben chiaro con chi avevo a che fare.
Insomma: contromanipolare, sembra assurdo, è anche esprimere cose sane e agire in modo sano. La “sanezza” disturba moltissimo chi pretende che il suo brodo non venga agitato.
Un saluto a tutti i “troppo sani”.
Melania Emma

CINQUE DOMANDE PER USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

1 – Cosa davvero conta per la mia vita?
2 – Come impiego la mia energia vitale?
3 – Cosa/chi voglio ancora salvare/cambiare?
4 – Questo cambierà/guarirà la mia vita?
5 – Mi piaccio così?

VUOI VERAMENTE USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA? Mi fa piacere, ma per uscirne serve un cambio radicale di prospettiva: è impossibile farcela restando nel vecchio ordinamento di pensiero da dipendente affettivo. Questo significa la parola RADICALE: smettere di stare in posti a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di interagire con persone a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di volere cambiare qualcosa di esterno credendo che questo migliorerà la tua vita. E tu? Quando e quanto investi su di te? Con la filosofia del Peace&Love NON NE ESCI. Fatti le domande qui sopra e resta su quel focus, sennò girerài sempre in loop come un criceto nella ruota.

PERCHÉ CON LA FILOSOFIA DEL PEACE&LOVE NON NE ESCI?
Te lo spiego con la mia attuale prospettiva e le SCELTE RADICALI attuate per me: se evitare la feccia, stroncare polemiche/abusi e tenere pulito il mio spazio significa “evitare il confronto, essere nazisti e intolleranti”, per me è SUPER OK. Considero queste definizioni “di pancia” come auto-certificazioni di chi me le butta addosso, quindi ringrazio pure per essersi auto-palesato. Io non sarei MAI E POI MAI sopravvissuta al Narcisismo Patologico grazie al confronto, alla democrazia e alla tolleranza: queste sono le primissime leve cui si appella una persona patologica quando una sana non accetta l’abuso.
Ho imparato che al giochino del buonismo partecipano i manipolati. E posso confermare che nelle altitudini l’aria è meravigliosamente rarefatta per sprecare fiato.
Un abbraccio a tutti quelli che vogliono uscirne.
Melania Emma

CAMBIAMENTO?

AGGIUNGO:
– Due sedute di psicoterapia al mese 150 euro: non ho i soldi, costa troppo, ho già il mutuo, le rate auto, ecc.
– Fumare un pacchetto di sigarette al giorno 140 euro: é l’unico vizio che ho, lasciami almeno morire felice.

Non ci sono più scuse per non investire su se stessi. Quando parli di cambiamento, esattamente cosa intendi?

Melania Emma

COMUNICAZIONE DESTABILIZZANTE

Cos’è?
La stragrande maggioranza di persone farebbe e fa di tutto per attirare l’attenzione su di sé. Alcuni lo fanno proprio di strategia, cioè volutamente (venditori, ecc). Ma molti lo fanno inconsapevolmente: vanno in automatico. Quando è caratteriale, spesso é patologico.
Questi ultimi sono dei veri e propri sabotatori dell’attenzione: appena tu godi di un minuto di attenzione sociale o stai facendo/dicendo qualcosa di coinvolgente per gli altri, zac, ci si infilano con tutto il loro peso. Sono dei dirottatori: con frasi e gesti che non c’entrano nulla con voi né con la situazione in quel momento (e neanche mai), proprio come fanno i bambini di sei anni, creano una PICCOLA GAG INNOCENTE che destabilizza tutta la vostra comunicazione.

Il motivo?
Il vedere come voi o altri godiate di attenzione, di un talento, di una lode, di un carisma, di una capacità personale, semplicemente li urta.
Ed é automatico per loro far finire quel momento che non li include, lo fanno con una spontaneità imbarazzante. Con queste persone non si riesce a far parte di una comunità, perché destabilizzano sistematicamente il clima, gli argomenti, gli scopi comuni.
Non sono cattivi, sono semplicemente fuori controllo da loro stessi. Non serve a nulla fargliene accorgere, se non a scendere in basso con loro. Serve invece (a noi) il disegnare mentalmente una bella croce sulla persona che ha sabotato e dirottato infantilmente la nostra attenzione su di sé con comportamenti fuori luogo e privi di senso. Perché, fateci caso, se glielo fate notare, queste gag sono IMMANCABILMENTE seguite dal “Era una battuta, stavo scherzando” fino all’ipocrita “Mi perdoni? Ti sei così arrabbiata?” (che se poi veramente si esprime irritazione, ci si dà la zappa sui piedi). Variante: “Oh ma come sei seriosa, ma un po di ironia no eh?” e via come da copione.

Vi ricorda qualcosa?
Ripeteró sempre: mai reagire, se non per portare noi in buona luce. Mai colludere. Mai spiegare.
Rassicurate col vostro miglior tono paterno questi infanti che solo i cani si “arrabbiano” e riportate voi stessi, ve ne prego, al livello adulto in cui eravate l’attimo prima di venir trascinati nella gag.
E davvero: disegnate quella croce mentalmente, perché moltissime persone avranno pure stazza ed età adulta, ma camminano perennemente con un bambino di sei anni sulle spalle.
Un abbraccio!

Melania Emma

UN PO’ DI CONTROMANIPOLAZIONE

Ignorare un narcisista é un affronto enorme, e lo sappiamo. Quando ignori i suoi show trattandolo come il nulla che é, tutta l’attenzione che non dedichi al suo povero ego affamato di esistere, cercherà di averla assestandoti un colpo basso. Ed é lì la più grossa azione che puoi fare: non reagire. Lettera morta, proprio. Al massimo se il colpo basso avviene in pubblico, tu ringrazia brillantemente, esalta le sue enormi doti sociali e chiedigli di rifarlo ancora in futuro, perché il suo contributo ti è veramente utile. Noterai coi tuoi occhi il suo imbarazzo al tuo accogliere la sua mossa in pubblico, perché egli sa benissimo che era fatta in malafede. E ti odierà ancora di più.
Se il colpo basso lo ricevi senza testimoni, agisci senza reagire. Il nulla. É dura lo so.
Ma vederli abbrutirsi nello sprizzare odio al massimo, col tempo diventa una cosa divertentissima, oltre che una soddisfazione. I narcisisti non sanno mascherare bene la frustrazione di non aver ottenuto nessuna reazione. Come i bambini. Son troppo divertenti. E ricorda: NESSUNA REAZIONE é quello che li uccide.
Se poi sorridi: TOP!
Melania Emma

Tutta la questione di una crocerossina sta nello smettere di dovere e nell’iniziare a VOLERE.

Tu hai già inziato a pensare di cambiare lavoro?

Melania Emma

PATOGENI e DIFESE

Oggi ascoltavo per caso una tizia parlare al telefono dei “patogeni” al microscopio, ma non ho capito se era un medico o parlava in senso lato. Ho scelto il senso lato e ho proseguito nel mio volo mentale: “Parlerà dei narcisisti, dei manipolatori?” e mi notavo quanto si accaniva, perdendo le virgole e le pause, tutto per parlare dei patogeni a qualcuno che doveva assolutamente sapere. Anch’io mi sono sgolata a parlare dei patogeni quando ho aperto il blog e la pagina fb. Ma il vero beneficio l’ho avuto quando ho iniziato a fare focus su di me e da lì non ho mai smesso. Allora vi giro la domanda che avrei fatto oggi alla tizia (che sembrava la me stessa di un tempo), se avesse parlato con me:
“Quanto paga sezionare i patogeni al microscopio? Quanto paga invece rafforzare le difese?”
Buonanotte cari lettori 🧡
M

Ciò che conta davvero non dovrebbe essere mai alla mercé di ciò che non conta affatto.

J. W. Goethe

Lamentarsi in continuazione di se stessi o degli altri significa posizionarsi come degli adulti-bambini in cerca dei genitori mancati, e questo è un lusso psicologico che appartiene solo a chi non sta realmente soffrendo, o, diciamolo pure, che non sta soffrendo abbastanza se uno ha sufficiente energia per cercare attenzione lamentandosi in continuazione, godendo poi di ogni briciolo di attenzione ricevuta. E’ una specie di gioco egocentrico.

E mi permetto…perché posso parlare di sofferenza fisica e di sofferenza psicologica e morale, per esperienza diretta.

Andare in giro fisicamente o virtualmente a lamentarsi con gli altri, appartiene a tutti coloro che amano usare quel po‘ di sofferenza che hanno provato nel passato o che vivono nel presente solo per attirare l’attenzione.

E la usano, la sofferenza/lamentela, come merce di scambio, ed è per questo motivo che non ne escono così facilmente, perché non sono ancora interessati a vivere la loro vita. Non stanno dando valore alla vita.

Chi da’ valore alla propria vita non perde il suo tempo a lamentarsi, ma a vivere, ad andare avanti, a cercare di vivere bene e di lasciarsi il passato alle spalle.

Il primo segno di maturazione percepibile in un individuo è che egli smette di lamentarsi e comincia a prendersi la piena responsabilità di stesso e della propria vita.

Andate a visitare qualche ospedale dove ci sono i bambini malati di cancro.
Andate al centro grandi ustionati.
Guardatevi le Paraolimpiadi.
Andate nei paesi dell’est a visitare qualche manicomio.
Andate a visitare un macello.
Andate in certe regione dell’India dove lasciano morire la gente per la strada, in mezzo al traffico.
Guardate le riprese dove muoiono per la guerra, per la fame, per le pestilenze.

Allora capirete molte cose.

Questo fa parte del Lavoro pratico su se stessi, se si vuole crescere davvero.

La lamentela, i sensi di colpa, il senso del fallimento, e tutti i giudizi e le critiche distruttive non servono a nulla, non hanno nessuna funzione utile, se non quella di farti rimanere lì dove sei per tua scelta.

Se la sofferenza non produce un cambiamento nel nostro modo di pensare e nei nostri sentimenti, allora non è servito a nulla soffrire, e allora cadremo ancora più in basso nell’inconsapevolezza, fino a trovare piacere nella sofferenza stessa.
Nessuna trasformazione.

Bisogna scegliere se crescere e trasformare la propria vita, o lamentarsi.
Non si può viaggiare su due automobili contemporaneamente.

Roberto Potocniak

SUL PERCORSO

Ciao lettori cari, rispondo alla domanda che una lettrice mi ha fatto nei commenti del post precedente, perché è una domanda che altre volte ho ricevuto, ma ho trattato con poca importanza. Come sempre, rispondo portando solo la mia esperienza, ecco la domanda di Paola:

“Mel volevo chiederti un parere. Quando una dipendente incontra un altro dipendente affettivo che accade? Possibile che vedendo nell’altro quegli aspetti di sè che attua inconsapevolmente, ma consapevolmente rifiuta, ne provi repulsione?”

Cara Paola, repulsione è la parola perfetta ma è adatta quando uno dei due DA é pienamente consapevole di sé. Consapevole vuol dire che tu sai bene qual è il sentiero e hai ogni mezzo per percorrerlo, ci cammini ma non lo pratichi, o non lo imbocchi affatto, oppure lo imbocchi ma cadi, retrocedi, vai su e giù (é una fase anche quella). Da consapevole, sai benissimo quali sono i tuoi “agganci”, ma i tuoi muri di protezione hanno ancora qualche falla. Questione di tempo. Preciso quindi che “consapevole” non è “risolto”.

Io qui rispondo per la mia esperienza personale, avendo vissuto la tua domanda proprio nella fase sopra: la repulsione arriva eccome, ma passa prima attraverso un breve sentimento sconfinato di empatia (che è l’unica vera “chimica” possibile tra due DA). Perché breve? Perché per fortuna quando sei consapevole capisci quando chiudere e, più di quanto soffra il tuo beneamato DA, ti preme solo uccidere al più presto la tua crocerossina, perchè senti “l’aggancio” e non vuoi più soffrire.

Tra due DA soccombe purtroppo chi ha meno amor proprio, meno autostima, meno narcisismo sano. E un DA non lo può salvare nessuno, se non lo vuole lui perché, per farlo, il suo ipotetico salvatore/crocerossina dovrebbe lottare invano contro un SABOTATORE, ossia la parte Ombra del DA che fa di tutto per non essere veramente amato e veramente felice (sappiamo già quanto per un DA sia realmente difficile accettare amore incondizionato, piuttosto si dedica anima e corpo ad una causa d’amore persa, ma venire amato in modo davvero sano lo mette a disagio).

Io ho incontrato il mio “corrispondente” nella fase di piena consapevolezza e autostima e conoscevo i miei meriti. Ma praticavo poco affettivamente, perché ero coinvolta in problemi esterni più grossi di me, ero molto pressata e stressata e ho accettato la sua corte nella mia vita più per leggerezza, per evasione, per sentire la vita, sicuramente per vanità. L’altro invece era in balia di sé stesso emotivamente, accudente, impulsivo, poco lucido, incapace di negarsi, incapace di cattiveria, di azione e di reazione, un fiume di emozioni, una tenerezza da spezzare il cuore. Aveva mille debolezze che offriva come amore, aveva molti problemi (seri) ma li negava/aggirava appena si profilava aiuto, preferendo scaricarli nella “relazione” simbiotica, aveva mille sofisticati modi per sabotare tutto il bello e tutto il buono e cospargere poi il Tutto di una dolcissima patina di “oh, quanto vorrei essere felice ma non riesco e soffro tanto per questo!”. Era totalmente emotivamente appoggiato a me ed io lo reggevo anche bene (perché mi era facilissimo capirlo), ma un vero DA concepisce l’amore solo come un puntello, di crescere e bagnarsi nell’amore vero lui ha una paura fottuta. Proprio come me un tempo, lui era un alto-spendente, un gran consumatore di beni per stare bene, ossia “illusioni per raccontarsela”. Gratificazioni materiali con acquisti compulsivi di oggetti che diventavano un must-have, perché sono portati all’innamoramento istantaneo, alle ossessioni, al non discernimento, all’affidarsi a voci esterne che loro interpretano come “istinti suggeritori”. Ma è proprio l’interpretazione, l’affare sbagliato del DA. E un DA procede a cazzo, trasportato da folate di vento, folate mosse da una macchina che non guida MAI lui.

È stato incontrare tutta me, vedere quella vecchia ME che con l’impotenza, l’innocenza, la debolezza e senza mai imporsi, manipolava per avere quello che chiamava amore. Quindi, davanti a tutti quei miei ben noti vecchi schemi, oltre a smascherare lui, inorridivo per me stessa e nemmeno riuscivo a incazzarmi con lui, perché facendolo avrei dato addosso a me stessa, e con quale diritto, se io stessa mi riconoscevo uguale? Ecco, sì, la mia repulsione e disistima crescevano proporzionalmente al riconoscermi troppo sana per lui, così ho preso quei miei sentimenti finalmente sani, mi sono fatta un fagottino-regalo e mi sono imposta di chiudere. Quella persona è stata per me un grosso ponte sulla Libertà, l’ultima porta che mi son chiusa alle spalle prima di (finalmente) vivere. Addirittura, nel suo volo di autodistruzione, il suo ultimo gesto drammatico e scomposto (forse per ferirmi) mi ha liberata ancora di più, come se la sua persona, cadendo in basso, desse propulsione a me per volare verso l’alto.

Cosa fanno due DA é qualcosa che può durare una vita di intera follia: l’uno sa cosa pensa l’altro e soprattutto perché lo pensa, si soffre all’unisono e ci si lega per questo, si comprende bene e si esalta più il difetto che la virtù, più la vigliaccheria che la nobiltà, in pratica si ama ed esalta la propria parte Ombra, la si riconosce, la si soccorre, si può davvero passare una vita intera a curare nell’altro quello che va assolutamente messo a posto in sé stessi. L’amore di un DA è distruttivo, perchè comunque manipolativo: deve tendere alla fissità, all’immobilità, alla chiusura al mondo cattivo, alla protezione dalle paure e, alla lunga, fra le mani non si stringe veramente nulla.
Melania Emma

Nel mio lungo percorso di Rinascita, ho capito che la relazione di dipendenza non c’è solo verso una persona, ma anche col lavoro, col fitness, col fumo, col cibo, con un’idea di sé, con un’idea del mondo. Perfino con la libertà. La relazione tossica può esserci con persone, con oggetti e concetti. Quello che caratterizza tutto l’atteggiamento del dipendente è l’idea radicatissima di non avere scelta. Una volta capito profondamente che hai opzioni, allora sei veramente libero.
Melania Emma