E MO SO’ CAZZI!

rocco

Sei stato in terapia per scoprire che sei sano? Sei incazzato? E fai bene. Ora sai con certezza che chi ti ci ha mandato dovrebbe curarsi. Sai che sei armato, informato e col dito medio bello dritto.
Mo sò cazzi!

Melania Emma

ESERCIZI PER L’AUTO OSSERVAZIONE

I MIEI SCHEMI
Consulta la seguente lista e cerca gli schemi di risposta più frequenti
per te. Possono coesistere più schemi di risposta.

  1. Abbandono/instabilità : le mie relazioni intime finiranno perché le persone sono imprevedibili e instabili.

  2. Sfiducia/Abuso: mi aspetto di essere ferito o manipolato dagli altri.

  3. Deprivazione emotiva: non credo di poter ottenere ciò di cui ho bisogno dagli altri, in termini di comprensione, sostegno, attenzione.

  4. Inadeguatezza/ vergogna: sono difettoso, cattivo o inferiore e questo mi rende, in qualche modo, non amabile.

  5. Isolamento sociale/alienazione: sono solo al mondo e diverso dagli altri.

  6. Dipendenza/incompetenza: non sono in grado di prendermi cura di me senza aiuto anche se in ospiti semplici e nelle decisioni.

  7. Vulnerabilità e malattia: il pericolo si nasconde dietro ogni angolo e non posso impedirlo.

  8. Immaturità/ invischiamento: mi sento vuoto e perso senza la guida degli altri, specialmente senza la mia famiglia.

  9. Fallimento: sono fondamentalmente inadeguato rispetto ai miei pari e per questo destinato a fallire.

10.Autoreferenziale / centrato in se stesso: mi merito ciò che ottengo senza pensare troppo agli altri.

  1. Mancanza di auto controllo / mancanza di autodisciplina : faccio fatica a sopportare anche minime frustrazioni rispetto alle quali reagisco o mi abbatto.

12.Controllo: tendo a sopprimere i miei bisogni o le mie reazioni perché temo come gli altri potrebbero reagire.

13.Sacrificarsi: sono molto sensibile al dolore degli altri e tendo a nascondere i miei bisogni per non infastidirli.

14.Ricerca di approvazione/ riconoscimento: ritengo più importante ottenere approvazione e ammirazione che essere veramente soddisfatto.

15.Negatività / pessimismo : tendo a focalizzarmi sulle cose negative o che faccio male anziché su quelle positive e che faccio bene.

16.Inibizione emotiva: evito di mostrare emozioni positive o negative per avere un approccio più razionale.

17.Ipercritica: sono un perfezionista focalizzato sul tempo e sull’efficienza e mi è difficile rallentare.

18.Punitività: tendo ad essere arrabbiato e impaziente nei confronti degli errori degli altri.

Seleziona uno o più schemi e scrivi le situazioni in cui si verificano.
Poi elenca le sensazioni fisiche che emergono, le emozioni associate allo schema e cosa tendi a pensare e a fare (inteso come azioni), quando lo schema è attivo.

A cura di Bioenergetica e societa Nicoletta Cinotti

#24

luce

Ma ben venga se vi lascia, ma che sia davvero!
Ben venga se minaccia di farlo, portatelo al compimento dell’azione e lasciate che sia.
Ben venga questa disgrazia che domani sarà una benedizione.
Lasciate che la regia sia sua, perchè:
– è quasi garanzia che non ritorni più.
– è una responsabilità che, se vi assumete, rischiate di non poter onorare: siete deboli, dipendenti, feriti e senza armi e non riuscireste a mantenere lo sforzo a lungo.
– quando lasciate voi, come le volte che già lo avete fatto, state solo facendo esattamente quello che vi ha indotto a fare esasperandovi: anche questo fa parte del circuito provocazione-reazione.
– è un’azione che subite (una delle tante) e potete usarla per voi, per darvi forza, sentirvi al sicuro, dirvi un bel “Finalmente!” (ammettetelo che in fondo, molto in fondo, avvertite un senso di liberazione) e dirgli un giorno, semmai si riproponesse come la peperonata: “Sei stato tu a volerlo/farlo”.
Ben venga, dunque, che qualcuno al posto vostro trovi la forza che voi non avete, che così sancisca la fine di una “malattia” che si aggravava sempre più e la cui cura, dentro quel circuito maledetto, non è ancora stata scoperta.
Ben venga il nuovo spazio che improvvisamente vi ritrovate attorno, la pace, il silenzio, la quiete che adesso forse chiamate “Angoscia”, “Solitudine” o “Il nulla”, ma un domani sarà il vostro bene più sacro.
Uscite, anche se dovete trascinarvi fuori.
Comprate una bottiglia, accendete una candela e brindate, guardando quella fiamma come saltella vispa, è da lì che venite, è per quel calore vivo che si viene scelti e derubati ed è lì che si deve far ritorno.
Celebrate la vostra Salvezza!

Melania Emma

MI DO IL PERMESSO

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Mi do il permesso di non essere una vittima.
Mi do il permesso di separarmi da persone che mi trattano bruscamente, con violenza, che mi ignorano, che mi negano un saluto, un bacio, un abbraccio… Da questo preciso momento le persone brusche o violente sono fuori dalla mia vita.
Mi do il permesso di non costringermi ad essere “l’anima della festa”, la persona che mette entusiasmo in tutto o quella sempre disponibile al dialogo per risolvere conflitti quando gli altri nemmeno ci provano.
Mi do il permesso di non intrattenere ed incoraggiare gli altri a costo di stancarmi io: non sono nato per spingerli ad essere sempre al mio fianco.
La mia esistenza, il mio essere è già prezioso.
Se vogliono stare al mio fianco devono imparare a valorizzarmi.
Mi do il permesso di lasciar svanire le paure che mi hanno inculcato da bambino. Il mondo non è soltanto ostilità, inganno o aggressione. Ci sono anche tanta bellezza e gioia inesplorata.
Mi do il permesso di non stancarmi nel tentativo di essere perfetto. Non sono nato per essere la vittima di nessuno. Non sono perfetto, nessuno è perfetto e mi permetto di rifiutare gli schemi altrui: un uomo senza difetti, estremamente impeccabile ovvero disumano.
Mi permetto di non vivere nell’attesa di una telefonata, di una parola gentile o di un gesto di considerazione. Mi affermo come persona che non dipende dalla sofferenza. Non aspetto rinchiuso in casa e non dipendo da altre persone. Sono io stesso a valorizzarmi, mi accetto e mi apprezzo.
Mi permetto di non voler sapere tutto, per non essere sempre presente durante il giorno. Non ho bisogno di molte informazioni, di programmi per il pc, di film al cinema, di giornali, di musica.
Mi do il permesso di essere immune alle lodi o agli elogi smisurati: le persone che fanno troppi complimenti finiscono per sembrare opprimenti. Mi permetto di vivere con leggerezza, senza accuse o richieste eccessive. Non fa per me.
Mi do il permesso più importante di tutti, quello di essere autentico.
Non mi sforzo di compiacere gli altri. È semplice e liberatorio abituarsi a dire di no ogni tanto.
Non mi voglio giustificare: se sono felice, lo sono, se non sono felice, non lo sono. Se un giorno del calendario è considerato come quello in cui sentirsi obbligatoriamente felici, io mi sentirò esattamente come mi sentirò.
Mi permetto di sentirmi bene con me stesso e non come vogliono le usanze o quelli che mi stanno attorno: quello che è “normale” o “anormale” nei mie stati emotivi sarò io a deciderlo.
_Joaquìn Argente (versione originale tradotta)

VI AUGURO DI ESSERE ERETICI

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire SCELTA.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso, è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore, questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano.
Chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Don Luigi Ciotti

LA SCELTA

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire SCELTA.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso, è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore, questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano.
Chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Don Luigi Ciotti

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire SCELTA.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso, è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore, questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano.
Chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Don Luigi Ciotti

PERDONO

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Week end di preparativi per il prossimo viaggio, rigorosamente sola.
Dopo 20 anni di assenza da una parte di me nella terra delle mie origini “…per chi con la memoria torna a un tuffo nei papaveri, in una terra libera, per chi respira nebbia, per chi respira rabbia…(Gloria, U. Tozzi)”.
Mi devo perdonare, perchè ho seppellito i miei sogni per realizzare quelli altrui.
Mi devo perdonare, perchè aspetta e aspetta, fuori poi comincia anche a piovere.
Mi devo perdonare, perchè ho sperato riconoscimenti, scuse, carezze. Per il cazzo.
Ho tanto bisogno di perdonarmi, per aver faticato nel pronunciare “fanculo”, per aver dubitato di me e abbracciato chi infieriva, credendo che l’amore avrebbe salvato tutto.
Ho bisogno di piangere e perdonarmi, perchè a trattenerle, le lacrime, si affoga solamente.
In tanto tempo, ho sposato nebbia e freddo, mangiato acido e crudo, a svariate tavole ben apparecchiate ma con il veleno nel piatto, a volte chiedendo proprio io di poter restare. Perdono. Qualsiasi cosa troverò arrivando laggiù dopo 20 anni, sarà una rilettura di me, inginocchiata ed eretta alle Origini.
La zip dei ricordi scorre su e giù da mesi, come quei treni veloci, come le autostrade assolate e accecanti, come la mia memoria che fa avanti e indietro, nevrotica.

Melania Emma

Impara a trarre per te insegnamento da “loro”: hanno la forza di strappare quando è il momento, di fuggire quando sono minacciati, di ritirarsi se rifiutati e di non prestarsi (nè prostrarsi) quando non richiesti. Si chiama Salvarsi e devi farlo senza dubbi, perché quando arrivi a sentire sapore di sangue, è ora.

Melania Emma

IN ONDA. SENZA SAPERLO. (On the air. Unaware.)

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“Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati ad una società malata”
Non frequento il pensiero di Jiddu Krishnamurti e non mi serve nemmeno chissà che guru: ho vomitato abbastanza sangue, fin qui, da godere finalmente il privilegio di toccare con le mie stesse mani la parete, salire la scala e aprire poi la porta, dell’enorme set in cui io sono la sola cosa reale. Alla mia età lo show è, per me, finalmente finito.
Ho il dovere di vivere il resto della mia esistenza, fosse anche solo un ultimo giorno, senza i fili di alcun burattinaio, possibilmente utilizzando gli stessi mezzi del set per comunicare a più persone possibile tutto questo!

– Chi sei tu?
– Sono il creatore di uno show televisivo che dà speranza, gioia ed esalta milioni di persone.
– E io chi sono?
– Tu sei la star.
– Non c’era niente di vero?
– Tu eri vero: per questo era così bello guardarti.

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Esiste l’Arte, esiste la Parola, esiste la Cultura, attraverso cui, quando non ci resteranno nemmeno più le radici da mangiare perchè la stessa terra sarà tossica, potremo nutrire l’anima. E allora lì si vedrà davvero chi ne possiede una sua e chi invece l’avrà rubata. Si vedranno i vivi e i morti. I sazi e gli affamati.
La fottitura che ci devasta è una maledetta patina, una setosa, sontuosa e accattivante patina di cui siamo perfettamente ammantati e in cui sappiamo perfettamente imbozzolarci per mimetizzarci. La compriamo ovunque, la patina e a caro prezzo.
Cos’è un patinato? E’ un adattato. E’ un ammalato. Ha deposto la speranza di alzare la testa. Ha sempre un leader che lo guida e che magari lo spinge pure avanti a far da cavia.
Ed è pure felice di esserlo perchè è, appunto, adattato.
“Tu sei la star!” .

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Adattato, adeguato, rassegnato e pure patinato, perchè il veleno deve essere BELLO , sennò chi se lo compra? Essere brava gente conviene, vedi la brava gente del 1936 che, alle prime deportazioni in Germania e alle creazioni dei campi di lavoro, ha “preferito” bere il veleno sposando la propaganda. E chi pensa che oggi nessuno può più mandarci a morte come allora, rifletta sul quanto vengono tassate le sigarette elettroniche e osservi come stiano facendo leggi restrittive su queste. Alla brava gente patinata conviene morire col tabacco del Monopolio di Stato oppure, se si ammala di qualcosa, farà una brava morte patinata aderendo ai protocolli della Medicina Ufficiale: chi ha la sclerosi multipla, ad esempio, non ha una cura, ha solo una “terapia” a vita di immunomodulanti (gli stessi identici composti chemioterapici per il cancro, ma somministrati a dosi basse per anni) con effetti collaterali che sono più invalidanti della malattia stessa e con una percentuale di riuscita che non supera il 35%. In altre parole, per non avere probabili ricadute, dovrebbe bere veleno ufficiale a vita sperando di rientrare nel 35% ed essere pure felice di lottare-con-gli-effetti-invalidanti-della-terapia-contro-la-malattia-invalidante.
Certo, non c’è nessuno che lo manda a morte, come nel 1936, se non segue il protocollo ufficiale non facendo alcuna terapia, ma paga un prezzo: deve vedere le facce come il culo degli esimi neurologi in camice bianco patinato che lo compatiscono per aver fatto la scelta di non adattarsi agli effetti collaterali della terapia e di non entrare, quindi, nel protocollo di studio di Mamma Medicina Ufficiale.
Deve?
Sì, ecco cosa deve: deve imparare ad usare il “mi piace”. Fuori da ogni set si paga un prezzo alto. Quando vivi fuori onda devi stare attento a cosa metti in bocca. Ma il sapore della libertà e del libero pensiero, quando lo hai assaggiato, vale davvero tutto il prezzo che costa. “Buongiorno! E casomai non vi rivedessi… buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”.

Melania Emma

LA FELICITà MALATA

Oggi ho visto la felicità malata.
Ma di una gioia e di una intensità che terrò a mente parecchio.
Era quella di una povera pazza con cui, per contratto, devo lavorare.
Per un breve quarto d’ora di gloria è riuscita – davanti agli altri colleghi e al capo che chiedeva spiegazioni di una mancata gestione – a far apparire mia la responsabilità.
E fin qui nulla di che, perchè la poveraccia in fondo fa solo quello che sa fare: schifo.
Una volta allontanatosi il capo, però, ha ripreso la questione – sempre davanti ai colleghi – da un’altra angolazione, perchè non era soddisfatta di come io mi fossi difesa davanti al capo e di come lo stesso capo non avesse ammonito il colpevole svelato. Ossia io.
La poveraccia ha perciò svaccato, sciorinando un fornito repertorio di insinuazioni, illazioni e accuse nei miei confronti che, da un lato mi hanno lasciata scioccata per la quantità di “materiale” che una persona può avere in corpo, dall’altro lato, percependomi con la rabbia che montava, parafrasavo: “Dunque tu stai dicendo questo di me?” oppure “Quindi, se ho capito bene, staresti dicendo quest’altro di me”…dandole sia modo di fare le sue autocertificazioni (non dimenticavo che c’era un pubblico che ascoltava) e dando sia modo a me di prendere tempo per pensare cosa fare di quel cane sciolto.
La collega ha dunque dichiarato a chiare lettere il suo pensiero: che io non lavoro, che io non faccio quanto fa lei e che (nella sua testa) quella pratica era di mia competenza, dimostrando il suo impianto accusatorio con una nota elettronica “PER MEL” che lei stessa aveva inserito nella pratica un mese fa.

Peccato che ogni programma gestionale della mia azienda vieta nel modo più assoluto l’uso personale o lo scambio di informazioni tipo “remainder” tra colleghi. Peccato anche che, risalendo al carteggio via mail della pratica, era stata proprio lei a metterla “in attesa” previo accordo col commeciale di farci pervenire quanto richiesto per gestirla.

Ho richiesto immediatamente un colloquio privato col capo, spiegando che poco prima, dopo il suo allontanamento, si era aperto questo siparietto poco felice e spiegando dettagliatamente lo stato della pratica. Ho alzato la voce, sono stata ascoltata, anche se, da capo, non si è sbilanciato ad assegnare torti e ragioni.
Ma non ero soddisfatta, sia perchè questo capo viene lisciato e comprato con moine quotidiane dalla povera pazza e sia perchè la psi mi aveva consigliato di mettere le mani avanti scrivendo una mail anticipatoria vista l’aria di bruciato della settimana scorsa, ma non le ho dato retta, ritenendo (a torto) che avrei dimostrato la coda di paglia.
Ho preparato perciò una bella mail “a titolo informativo dell’accaduto a seguito del quale, in previsione di un eventuale aggravamento, dovrò tutelarmi diversamente” raccontando per iscritto i fatti, citando i testimoni, allegando il carteggio di mail della pratica non gestita dove si legge la collega che prende accordi col commerciale e inserendo pure un bello screen.shot della nota elettronica “PER MEL”, tradotto anche come “uso improprio degli strumenti aziendali”. La mail l’ho spedita al manager (il capo del mio capo), al mio capo, alla sindacalista e a me stessa.
Dopo di che, stomaco chiuso e mascella serrata, sono andata comunque a fare la pausa pranzo, incontrando un collega tra quelli del pubblico, che mi ha fatto i complimenti per come “non gliene hai lasciata passare una, le hai battuto tutti i punti, sei stata una grande Mel”. Non ho molta stima del collega in questione, ma in quel momento ho accettato la lusinga perchè ne avevo bisogno.

Non sono mai stata brava a non essere reattiva, nè a non aggredire quando scopro una manipolazione in piena regola, ma oggi mi ritengo mediamente soddisfatta di me, principalmente per non essermi (apparentemente) arrabbiata.
Vedevo chiaramente il manipolatore che getta un sassolino casuale qui e uno lì, con quel tono infantile e innocente, disegnando lentamente un’accusa che tu non puoi al momento ribattere, che sai che non è vera, ma che nelle due pozze di quegli occhi deliranti che ti guardano, esiste.
Riuscire a non arrabbiarmi e non fare una (giustissima) scenata in ufficio è stata la mia vittoria. AGIRE e non REAGIRE parlando col capo prima e facendo la mail ai superiori poi, è stato liberatorio ma faticosissimo. Il complimento del collega e un veloce scambio verbale con la sindacalista all’uscita, mi hanno un pò quietata. Il mio faticoso training assertivo rende.
Resta però alta la guardia, perchè anche se questa povera pazza si è fatta autogol, non posso dimenticare la gioia che sprizzava avendo ottenuto la mia attenzione per quel quarto d’ora: era così felice, il viso malato aveva preso colore e gorgogliava come una bimba, canticchiando una nenia. Sembrava una bambola dell’orrore. Tutto questo è ALTRO da me e vedere una persona cosi felice in questo contesto, è raccapricciante.
Voglio non avere paura, perchè mi rendo conto di quanto questa persona abbia bisogno di esistere ed io non glielo permetto mai, nemmeno un minuto. La intravvedo quando mi guarda di sottecchi, quando si zittisce per ascoltarmi mentre parlo non di lavoro con qualcuno cui tengo, la percepisco quando non sa come porsi e questo, di oggi, era il suo unico modo conosciuto, ecco perchè era così felice. Malata e felice.

Melania Emma

#19

Un ciclo di tanti, oggi.
Questo ciclo a metà tra il Chiuso e l’Aperto.
Il tuo ultimo ciclo di 45.
Il tuo primo ciclo di un futuro più fertile.
Ogni ciclo purifica e prepara altra vita.
Nessuno più a cui dirlo, il ciclo è stato, appunto, Chiuso.
Una cadenza sicura che ti ricorda chi sei.

Melania Emma