Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire SCELTA.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso, è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore, questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano.
Chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Don Luigi Ciotti

PERDONO

valigia

Week end di preparativi per il prossimo viaggio, rigorosamente sola.
Dopo 20 anni di assenza da una parte di me nella terra delle mie origini “…per chi con la memoria torna a un tuffo nei papaveri, in una terra libera, per chi respira nebbia, per chi respira rabbia…(Gloria, U. Tozzi)”.
Mi devo perdonare, perchè ho seppellito i miei sogni per realizzare quelli altrui.
Mi devo perdonare, perchè aspetta e aspetta, fuori poi comincia anche a piovere.
Mi devo perdonare, perchè ho sperato riconoscimenti, scuse, carezze. Per il cazzo.
Ho tanto bisogno di perdonarmi, per aver faticato nel pronunciare “fanculo”, per aver dubitato di me e abbracciato chi infieriva, credendo che l’amore avrebbe salvato tutto.
Ho bisogno di piangere e perdonarmi, perchè a trattenerle, le lacrime, si affoga solamente.
In tanto tempo, ho sposato nebbia e freddo, mangiato acido e crudo, a svariate tavole ben apparecchiate ma con il veleno nel piatto, a volte chiedendo proprio io di poter restare. Perdono. Qualsiasi cosa troverò arrivando laggiù dopo 20 anni, sarà una rilettura di me, inginocchiata ed eretta alle Origini.
La zip dei ricordi scorre su e giù da mesi, come quei treni veloci, come le autostrade assolate e accecanti, come la mia memoria che fa avanti e indietro, nevrotica.

Melania Emma

Impara a trarre per te insegnamento da “loro”: hanno la forza di strappare quando è il momento, di fuggire quando sono minacciati, di ritirarsi se rifiutati e di non prestarsi (nè prostrarsi) quando non richiesti. Si chiama Salvarsi e devi farlo senza dubbi, perché quando arrivi a sentire sapore di sangue, è ora.

Melania Emma

IN ONDA. SENZA SAPERLO. (On the air. Unaware.)

ok

“Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati ad una società malata”
Non frequento il pensiero di Jiddu Krishnamurti e non mi serve nemmeno chissà che guru: ho vomitato abbastanza sangue, fin qui, da godere finalmente il privilegio di toccare con le mie stesse mani la parete, salire la scala e aprire poi la porta, dell’enorme set in cui io sono la sola cosa reale. Alla mia età lo show è, per me, finalmente finito.
Ho il dovere di vivere il resto della mia esistenza, fosse anche solo un ultimo giorno, senza i fili di alcun burattinaio, possibilmente utilizzando gli stessi mezzi del set per comunicare a più persone possibile tutto questo!

– Chi sei tu?
– Sono il creatore di uno show televisivo che dà speranza, gioia ed esalta milioni di persone.
– E io chi sono?
– Tu sei la star.
– Non c’era niente di vero?
– Tu eri vero: per questo era così bello guardarti.

truman

Esiste l’Arte, esiste la Parola, esiste la Cultura, attraverso cui, quando non ci resteranno nemmeno più le radici da mangiare perchè la stessa terra sarà tossica, potremo nutrire l’anima. E allora lì si vedrà davvero chi ne possiede una sua e chi invece l’avrà rubata. Si vedranno i vivi e i morti. I sazi e gli affamati.
La fottitura che ci devasta è una maledetta patina, una setosa, sontuosa e accattivante patina di cui siamo perfettamente ammantati e in cui sappiamo perfettamente imbozzolarci per mimetizzarci. La compriamo ovunque, la patina e a caro prezzo.
Cos’è un patinato? E’ un adattato. E’ un ammalato. Ha deposto la speranza di alzare la testa. Ha sempre un leader che lo guida e che magari lo spinge pure avanti a far da cavia.
Ed è pure felice di esserlo perchè è, appunto, adattato.
“Tu sei la star!” .

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Adattato, adeguato, rassegnato e pure patinato, perchè il veleno deve essere BELLO , sennò chi se lo compra? Essere brava gente conviene, vedi la brava gente del 1936 che, alle prime deportazioni in Germania e alle creazioni dei campi di lavoro, ha “preferito” bere il veleno sposando la propaganda. E chi pensa che oggi nessuno può più mandarci a morte come allora, rifletta sul quanto vengono tassate le sigarette elettroniche e osservi come stiano facendo leggi restrittive su queste. Alla brava gente patinata conviene morire col tabacco del Monopolio di Stato oppure, se si ammala di qualcosa, farà una brava morte patinata aderendo ai protocolli della Medicina Ufficiale: chi ha la sclerosi multipla, ad esempio, non ha una cura, ha solo una “terapia” a vita di immunomodulanti (gli stessi identici composti chemioterapici per il cancro, ma somministrati a dosi basse per anni) con effetti collaterali che sono più invalidanti della malattia stessa e con una percentuale di riuscita che non supera il 35%. In altre parole, per non avere probabili ricadute, dovrebbe bere veleno ufficiale a vita sperando di rientrare nel 35% ed essere pure felice di lottare-con-gli-effetti-invalidanti-della-terapia-contro-la-malattia-invalidante.
Certo, non c’è nessuno che lo manda a morte, come nel 1936, se non segue il protocollo ufficiale non facendo alcuna terapia, ma paga un prezzo: deve vedere le facce come il culo degli esimi neurologi in camice bianco patinato che lo compatiscono per aver fatto la scelta di non adattarsi agli effetti collaterali della terapia e di non entrare, quindi, nel protocollo di studio di Mamma Medicina Ufficiale.
Deve?
Sì, ecco cosa deve: deve imparare ad usare il “mi piace”. Fuori da ogni set si paga un prezzo alto. Quando vivi fuori onda devi stare attento a cosa metti in bocca. Ma il sapore della libertà e del libero pensiero, quando lo hai assaggiato, vale davvero tutto il prezzo che costa. “Buongiorno! E casomai non vi rivedessi… buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”.

Melania Emma

LA FELICITà MALATA

Oggi ho visto la felicità malata.
Ma di una gioia e di una intensità che terrò a mente parecchio.
Era quella di una povera pazza con cui, per contratto, devo lavorare.
Per un breve quarto d’ora di gloria è riuscita – davanti agli altri colleghi e al capo che chiedeva spiegazioni di una mancata gestione – a far apparire mia la responsabilità.
E fin qui nulla di che, perchè la poveraccia in fondo fa solo quello che sa fare: schifo.
Una volta allontanatosi il capo, però, ha ripreso la questione – sempre davanti ai colleghi – da un’altra angolazione, perchè non era soddisfatta di come io mi fossi difesa davanti al capo e di come lo stesso capo non avesse ammonito il colpevole svelato. Ossia io.
La poveraccia ha perciò svaccato, sciorinando un fornito repertorio di insinuazioni, illazioni e accuse nei miei confronti che, da un lato mi hanno lasciata scioccata per la quantità di “materiale” che una persona può avere in corpo, dall’altro lato, percependomi con la rabbia che montava, parafrasavo: “Dunque tu stai dicendo questo di me?” oppure “Quindi, se ho capito bene, staresti dicendo quest’altro di me”…dandole sia modo di fare le sue autocertificazioni (non dimenticavo che c’era un pubblico che ascoltava) e dando sia modo a me di prendere tempo per pensare cosa fare di quel cane sciolto.
La collega ha dunque dichiarato a chiare lettere il suo pensiero: che io non lavoro, che io non faccio quanto fa lei e che (nella sua testa) quella pratica era di mia competenza, dimostrando il suo impianto accusatorio con una nota elettronica “PER MEL” che lei stessa aveva inserito nella pratica un mese fa.

Peccato che ogni programma gestionale della mia azienda vieta nel modo più assoluto l’uso personale o lo scambio di informazioni tipo “remainder” tra colleghi. Peccato anche che, risalendo al carteggio via mail della pratica, era stata proprio lei a metterla “in attesa” previo accordo col commeciale di farci pervenire quanto richiesto per gestirla.

Ho richiesto immediatamente un colloquio privato col capo, spiegando che poco prima, dopo il suo allontanamento, si era aperto questo siparietto poco felice e spiegando dettagliatamente lo stato della pratica. Ho alzato la voce, sono stata ascoltata, anche se, da capo, non si è sbilanciato ad assegnare torti e ragioni.
Ma non ero soddisfatta, sia perchè questo capo viene lisciato e comprato con moine quotidiane dalla povera pazza e sia perchè la psi mi aveva consigliato di mettere le mani avanti scrivendo una mail anticipatoria vista l’aria di bruciato della settimana scorsa, ma non le ho dato retta, ritenendo (a torto) che avrei dimostrato la coda di paglia.
Ho preparato perciò una bella mail “a titolo informativo dell’accaduto a seguito del quale, in previsione di un eventuale aggravamento, dovrò tutelarmi diversamente” raccontando per iscritto i fatti, citando i testimoni, allegando il carteggio di mail della pratica non gestita dove si legge la collega che prende accordi col commerciale e inserendo pure un bello screen.shot della nota elettronica “PER MEL”, tradotto anche come “uso improprio degli strumenti aziendali”. La mail l’ho spedita al manager (il capo del mio capo), al mio capo, alla sindacalista e a me stessa.
Dopo di che, stomaco chiuso e mascella serrata, sono andata comunque a fare la pausa pranzo, incontrando un collega tra quelli del pubblico, che mi ha fatto i complimenti per come “non gliene hai lasciata passare una, le hai battuto tutti i punti, sei stata una grande Mel”. Non ho molta stima del collega in questione, ma in quel momento ho accettato la lusinga perchè ne avevo bisogno.

Non sono mai stata brava a non essere reattiva, nè a non aggredire quando scopro una manipolazione in piena regola, ma oggi mi ritengo mediamente soddisfatta di me, principalmente per non essermi (apparentemente) arrabbiata.
Vedevo chiaramente il manipolatore che getta un sassolino casuale qui e uno lì, con quel tono infantile e innocente, disegnando lentamente un’accusa che tu non puoi al momento ribattere, che sai che non è vera, ma che nelle due pozze di quegli occhi deliranti che ti guardano, esiste.
Riuscire a non arrabbiarmi e non fare una (giustissima) scenata in ufficio è stata la mia vittoria. AGIRE e non REAGIRE parlando col capo prima e facendo la mail ai superiori poi, è stato liberatorio ma faticosissimo. Il complimento del collega e un veloce scambio verbale con la sindacalista all’uscita, mi hanno un pò quietata. Il mio faticoso training assertivo rende.
Resta però alta la guardia, perchè anche se questa povera pazza si è fatta autogol, non posso dimenticare la gioia che sprizzava avendo ottenuto la mia attenzione per quel quarto d’ora: era così felice, il viso malato aveva preso colore e gorgogliava come una bimba, canticchiando una nenia. Sembrava una bambola dell’orrore. Tutto questo è ALTRO da me e vedere una persona cosi felice in questo contesto, è raccapricciante.
Voglio non avere paura, perchè mi rendo conto di quanto questa persona abbia bisogno di esistere ed io non glielo permetto mai, nemmeno un minuto. La intravvedo quando mi guarda di sottecchi, quando si zittisce per ascoltarmi mentre parlo non di lavoro con qualcuno cui tengo, la percepisco quando non sa come porsi e questo, di oggi, era il suo unico modo conosciuto, ecco perchè era così felice. Malata e felice.

Melania Emma

#19

Un ciclo di tanti, oggi.
Questo ciclo a metà tra il Chiuso e l’Aperto.
Il tuo ultimo ciclo di 45.
Il tuo primo ciclo di un futuro più fertile.
Ogni ciclo purifica e prepara altra vita.
Nessuno più a cui dirlo, il ciclo è stato, appunto, Chiuso.
Una cadenza sicura che ti ricorda chi sei.

Melania Emma

Mai dare un amore presuntuoso, ma solo un amore giusto.
L'”amore giusto” è un amore bilanciato da altrettanto amore per noi; se l’altro non vuole, non può o non ci arriva, non sbilanciamoci per nulla al mondo, perchè perderemmo sempre due persone, noi e l’altro.

Melania Emma

#18

Non datemi niente se in cambio volete.
Ci sono cose che non posso più darvi.
Purtroppo ora penso.

Melania Emma

Se in una relazione senti:
-paura di essere autentico
-paura di sbagliare sempre
-solitudine
-bisogno di rassicurazioni continue
-bisogno di cambiare l’altro
È la relazione con te stesso il problema, non l’altro

Dott.ssa Ameya Canovi

#15

L’unico numero di telefono da dare quando ve lo chiedono ma state già sentendo tremenda puzza di bruciato, è questo: SEI ZERO, UNO ZERO, UNO ZERO SEI. Prefisso a scelta. Da scandire bene mentre si pronuncia. Poi: sorridere smagliante.

Melania Emma

#9

“…sei cupa”, dicono. “Sei una persona che ha le rughe per quanto ride, la tua risata è spontanea e contagiosa”, dicono. In effetti ridi parecchio e di gusto. Ma sei una persona cupa, dicono. E pure nostalgica. Eri una bambina difficile. Eccheccazzo, SEI CUPA. E allora?

Melania Emma

#7

Quando qualcuno delude fortemente, è molto importante non cercare di modificare il suo comportamento, ma il tuo. A te sta osservare, il più possibile in silenzio, cosa fa. Quindi allontanarti definitivamente, in silenzio. Le persone non cambiano perché noi manifestiamo il nostro dissenso circa i loro comportamenti.
L’espressione di ciò che provi sarà semplicemente quell’atto di dignità e rispetto verso te stesso, non il tentativo di cambiare qualcosa che non ti riguarda.

Melania Emma