COSA SIGNIFICA QUANDO UN NARCISISTA DICE TI AMO

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Cara partner dipendente,
quello che sto per dirti non ti piacerà e sicuramente farai fatica a capirlo; nella realtà dei fatti, io non lo ammetterò mai perché finirebbero tutti i miei giochi di potere sulla coppia e sulla tua intera esistenza.
E’ questo per me il punto, il potere e non l’amore.
Quanto ti dico “ti amo“ voglio dire che apprezzo davvero il lavoro che fai per soddisfarmi, vuol dire che mi piace come riesci a mettermi al centro della tua vita; il mio “ti amo” significa che mi appaga sapere che riesci a metterti da parte per la mia felicità e ancora più di tutto, mi piace che riesci ad accettare il fatto che io non farei mai lo stesso per te.
Mi piace la sensazione che mi dà pensare a te come debole, vulnerabile, emotivamente malleabile, duttile nel carattere e nel comportamento. La tua innocenza per me è solo debolezza e mi piace guardarti dall’alto: ecco perché non posso fare a meno di distruggere la tua autostima.
Tu accetti tutto e non fai una piega se abitualmente antepongo le mie esigenze alle tue e non perdo occasione per farti sentire piccola e insignificante.
Amo il modo in cui mi sento, sapendo che, attraverso l’abile uso di gaslighting tu ti sentirai colpevole e in obbligo nei miei riguardi senza neanche sapere bene il perché…
Quando ti dico ti amo, ti esprimo la mia soddisfazione: mi piaci perché il tuo unico obiettivo è quello di alleviare le mie pene e mai le tue!
Però, sappi che indipendentemente da quanto saranno duri i tuoi sforzi, non mi farai mai sentire abbastanza amato, abbastanza rispettato o abbastanza apprezzato perché c’è sempre qualcosa che sbagli.
Solo qui, in questa confessione, posso dirti che non dipende da te ma solo dalla mia voglia di farti sentire inadatta, immeritevole d’amore e soprattutto di farti sentire non all’altezza di quell’amore che io, generosamente, ti concedo a piccole dosi, quasi come gocce di un veleno che lentamente ti uccide. No tesoro, questo che stiamo vivendo non è amore, neanche lontanamente…. io, da buon narcisista, non so amare; non so amare nessuno, non ti illudere, io non so amare neanche me stesso e non sarai certamente tu a darmi lezioni d’amore.
In generale, provo disprezzo per il prossimo e a causa dei neuroni specchio o di più probabili meccanismi inconsci, talvolta finisco anche per provare disgusto di me stesso ma metto subito da parte questo sentimento: è anche per questo che posso dirti ti amo, perché mi piace poter amare me stesso attraverso di te.
A volte il mio ti amo può significa anche ti odio, perché in alcuni momenti il mio bisogno delle tue attenzioni mi innesca una rabbia che ovviamente riverso nel rapporto di coppia; rabbia e frustrazione che tu dovrai lenire.
Ti amo perché mi piace che resti li ad assorbire tutti i miei bassi e ribassi e quando ti elemosino un po’ di amore sei addirittura contenta di ciò che riesco a darti.
Devo farti sapere, però, che spesso provo una sensazione di disprezzo nei tuoi confronti ma anche questa volta non dipende da te e io proprio non posso farne a meno: odio ammetterlo ma a volte mi sento dipendente da te per nutrire il mio senso di superiorità nei tuoi confronti e nei confronti del mondo. Odio ammettere i veri motivi e non lo farò mai perché un’ammissione svelerebbe la grossa illusione che vive la mia mente.
Ti amo perché mi piace vedere come ti faccio agitare e come ti faccio soffrire… sento di avere un potere immenso su di te. Tu puoi dire qualsiasi cosa, puoi risolvere ogni problema tanto io ne troverò sempre di nuovi per provocarti e tenere acceso il dolore che mi ricorda quanto io conto per te. La mia mancanza di empatia non mi fa capire che questo mio bisogno sta distruggendo la tua vita (e facendo a pezzi la tua autostima) ma d’altronde, anche se lo capissi, mi girerei a guardare dall’altra parte per continuare a vivere la mia illusione.
Ti amo perché sai che i miei bisogni sono sempre più profondi dei tuoi, i miei valori più ideali e anche i miei problemi sono più grandi dei tuoi e come tali hanno la proprietà.

Io sono molto abile a farti sentire confusa e a farti dubitare di te stessa; beh, è anche per questo che ti amo! Perché mi rendi così importante da continuare a stare con me nonostante i trattamenti che quotidianamente ti riservo… A volte, addirittura sono tentato di minacciare di lasciarti per vederti soffrire e implorare la mia presenza nella tua vita: mi basta vederti piangere per ritrattare, dimostrarti la mia capacità di perdono e rimandare tutto alla prossima occasione.
A causa del disgusto celato che provo verso me stesso, ho bisogno di te per sentirmi appagato, ho bisogno di qualcuno da usare come un sacco da boxe così io posso sentirmi bene con me stesso e non mi interessa se intanto sei tu a soffrire.
Questo è il mio modo di essere e di sentire: nego a me stesso tutti i sentimenti di paura che mi porto dentro dalla mia infanzia ma che io non ammetterò mai e non pensare neanche lontanamente di riuscire a “tirarmeli fuori” tu. Odio tutti i segni di debolezza in me ed è per questo che disprezzo te, perché ti considero inferiore, stupida e vulnerabile.
Ti amo perché mi piace il modo in cui mi sento quando mi osservo attraverso i tuoi occhi ammiranti. Se il mio pubblico esclusivo, il mio più grande fan e la tua ricerca incessante di me mi fa sentire onnipotente.
Hai notato come sono permaloso?
Sono permaloso perché mi spaventa sapere che tu o qualcuno nel mondo potrebbe giudicare che non sono stato capace di qualcosa. L’ammirazione che provi nei miei riguardi, mi scherma dal giudizio altrui cosicché io non dovrò mai confrontarmi perché non ne sono capace.
Per sentirmi meglio evito di darti le attenzioni di cui hai bisogno. La mia relazione non è solo con te ma anche con il resto del mondo: oltre a manipolare le tue idee, riesco a modellare l’opinione che hanno gli altri della nostra coppia così da passare sempre per “quello buono” e tu per quella “che non è abbastanza”.
Ti amo perché mi piace nutrirmi di te per colmare il mio profondo e incolmabile vuoto interiore.
E’ più comodo amare te che accetti di essere trattata così, piuttosto che osservarmi davvero dentro. Io posso gongolarmi nella mia natura narcisistica e posso farlo anche grazie a te.
Con amore (si fa per dire),
il tuo partner narcisita

PS: ho davvero bisogno di aiuto, ma tu non puoi farci nulla, non senza separarti da me e quindi facendo un errore enorme. Ricorda, siamo una coppia co-dipendente, tu dipendi dalla mia grandiosità e lo fai per confermare tue credenze innate… e io mi nutro di te per i motivi che ti ho descritto sopra.
Solo uno psicoanalista, con esperienza in questo campo, potrebbe avere una chance ma non credo di considerarlo neanche: in un percorso introspettivo dovrei affrontare la mia più grande paura e ammettere che non sono superiore a nessuno. Dovrei ammettere che le mie azioni, i miei pensieri e le mie credenze su me stesso e sugli altri, sono la causa principale della sofferenza che c’è nella mia vita. Non potrei mai ammetterlo perché nella mia attuale visione solo i deboli si mettono a fare queste cose e io non sono un debole!

Fonte

LEGITTIMA DIFESA

Una delle condanne di un dipendente affettivo è che appena la persona di cui si cura sta bene (il co-dipendente), egli sta poi male, prova disagio. Sembra folle, ma relazionarsi con chi sta male e ha bisogno lo rassicura, lo rende forte e dà quasi un senso al suo, di dolore. Questo è patologico. Perché quando la persona da lui curata poi cammina con le proprie gambe, il dipendente affettivo perde ogni cosa. Perde sé stesso con la persona che non ha più bisogno di lui. Un baratro.
Ci sono rapporti che “io ho bisogno che tu abbia bisogno di me” ed è un incastro malsano per entrambi. Se vincerà qualcuno (ma non è purtroppo un gioco questo), sarà il meno dipendente dei due, il più “narciso”, perché avrà finalmente bisogno anche di vivere e di essere felice per sé. Sentirà la molla del “basta, voglio di più e me lo merito anche senza di te”.
Non è cattiveria, no. È legittima difesa.

Melania Emma

Se apri loro le loro prigioni, ti odieranno.
Sono imprigionati dentro di sé e li atterrisce liberarsi. Se guarisci una persona che non vuole curarsi, ti detesterà. Lotterà contro di te, lotterà insieme al problema per paralizzarsi di nuovo. Non si renderà conto di avere realizzato una presa di coscienza e ti renderà colpevole di tutte le sue disgrazie. Nella misura in cui non voleva essere guarita, le hai fatto un male enorme. Ci abituiamo alla nostra malattia e se qualcuno ci turba entriamo in crisi. Non è necessario odiare chi ci cura. Sei tu a curare te stesso. Se l’altro ti aiuta a realizzare una presa di coscienza, smetti di odiarlo! Il tuo odio è la tua difesa. Tanto maggiore è la coscienza che assorbi, quanto più detesti la persona che l’ha provocata. Preferisci rimanere nella malattia perché è più confortevole e perché hai paura della vita. Vinci quella paura! Il tuo Dio interiore te lo insegna passo dopo passo.

(Alejandro Jodorowsky, Vangeli per guarire)

AL CASTELLO

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Un dipendente affettivo coniuga con “amare” il verbo “usare” e questo avviene perché non è libero. Quando egli userà le persone, anche una soltanto, illudendosi di chiudere le sue ferite, il monumentale castello che costruirà avrà le sbarre, i guardiani e un fosso coi coccodrilli. Sarà la sua prigione e non potrà uscirne se non evadendo. E spesso, molto spesso, sceglierà di rinforzare sbarre e serrature, coltivando un giardino di squisita sofferenza intellettuale, innaffiandolo di autocompiacenza, autocommiserazione (ah, come soffro) e autoindulgenza. Chi proverà ad aiutare queste “vittime” verrà odiato e guardato come il Male del Mondo. Anzi, ciò che si tireranno addosso sarà pure colpa di chi tenderà loro la mano. Per loro “libertà” è eliminare chi gli rammenta quanto sono schiavi e illudersi che al castello ci sia il loro miglior investimento. Sono vite fatte di paura, controllo, ossessione e bisogno, dove i verbi sono coniugati al contrario. E l’amore è solo uno strumento per avere. Che possiamo fare dunque noi che veniamo da quella stessa barca quando riconosciamo la sofferenza di chi si annulla in una illusione? Rispettare, compatire, non restare a guardare, non colludere, dare solo se richiesto, vivere espandendoci e valorizzando i frutti delle nostre sudate fatiche. In una parola: salvarsi. Sì, anche dalle manipolazioni di quelli che eravamo anche noi. (Foto: Particolare del Castello di Torre Alfina, Acquapendente – VT)
Melania Emma

A volte desidero che tutti possano trovare e conoscere un modo di amare sano, che lottino per slegare i legami costruiti nel bisogno e ne creino di nuovi costruiti sulla gioia e l’amore. Non conta davvero altro che tagliare quel cazzo di cordone ombelicale. Però ci sono le paure, le difficoltà economiche per un aiuto professionale, le false sicurezze. Tanto difficile, tanto lavoro a testa bassa, tanta cocciutaggine. Ci vorrebbe più gente che lotta, meno che scappa.

Melania Emma

FUGA DALLA LIBERTà

Non c’è neanche un minuto, nella relazione patologica, in cui il Dipendente Affettivo ami veramente. Cioè ami per puro amore, senza nessun disegno, bisogno o illusione dietro. Il DA non è profondamente innamorato di te (forse è profondamente legato), egli vuole solo venire amato, questa è la sua estrema necessità e la sua condanna, e per questo non sarà mai autonomo. Condannato ad amare per venire amato ma, curiosamente, quando viene davvero amato, si spaventa e fugge: è abituato alla sofferente scalata, ai problemi, al rifiuto. Il suo oggetto d’amore non sei nemmeno tu, ma lo è la relazione: tu o un’altra fa niente, basta che ci sia in piedi la relazione con tutta la giostra in cui ballare. I tuoi pregi, le lodi che ti fa e la sua estrema dedizione, diventeranno un giorno i tuoi difetti, diventeranno le accuse, le lamentele e i suoi pianti. Avrà paura proprio di ciò per cui ti adorava un tempo. Tra te e un’altra, la scelta sarà esclusivamente in base a quanto si sente protetto e a quanto il gioco gli viene retto: quella che più lo spingerà a crescere sarà scartata. Se ti  coinvolgi con lui, ti chiederai dove hai sbagliato e sarai ossessionata da cosa dici, come lo dici, se dirlo, se non dirlo. Comunque, che taci o che parli, lo ferirai. La spontaneità non pagherà più. Quello che conta è solo non sfilargli via la terra sotto i piedi con la dose di realtà quotidiana che non vuole vedere. Ti odierà per come sei reale e genuina. Eppure ti bramava per lo stesso motivo. E non si staccherà comunque mai dal pantano di sofferenza.
La differenza tra questi esemplari e un narcisista a volte è sottile, perché la manipolazione è fortissima e assolutamente involontaria, almeno fino a quando il DA non ne prende atto e decide di cambiare perchè soffre del suo stato. Si distingue il DA da come reagisce al presunto o effettivo distacco: panico, senso di perdita totale, senso di fallimento, drammaticità, rabbia, somatizzazioni, annullamento, voglia di sparire, farsi male o morire, fino ai tentati suicidi e infine la sua modalità peggiore: aggrapparsi. A te, se ha solo te, ma anche alla stessa fonte di dolore da cui fuggiva stando con te, se questa gli può servire a illuderlo e proteggerlo meglio di te. Egli non va condannato o giudicato o allontanato, sono persone empatiche e profonde, sensibilissime e amorevoli, ma il loro modus di amare è uno stato di allarme costante, di perdita, di accettazione, di necessità, di richiesta. Possono e devono imparare ad amare meglio, un narcisista in questo non ha alcuna speranza di vita, invece. Il DA è una persona in fuga dalla libertà, soffre veramente, si tormenta, usando questa sofferenza per farsi accogliere e amare. Egli cerca una base, vuole volare con la rete, cerca sostegno. Egli ama nel dolore e non nella gioia, quindi se gli offri troppa luce lo accechi. Un amore così è abnegazione, simbiosi, fusione in cui nessuno sarà mai libero, nessuno crescerà e non si chiamerà mai Amore.

Melania Emma

ANALFABETA

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La verità, a volte, bisogna dirsela a chiare lettere.

TRATTIENITI

La lectio magistralis per un dipendente affettivo? Trattenersi. Dal salvare, dal proteggere, dal tutelare, dal consigliare, aiutare, metterci la faccia, le energie, le risorse. Osservare una persona che ha già deciso di schiantarsi, trattenendosi senza far nulla per lei, è una durissima lezione per un dipendente affettivo. Pratica questa lezione ogni giorno, con sforzo e costanza: sembra contro natura, ma in realtà è la tua salvezza!

Melania Emma

Diffida di uomini che s’ innamorano di colpo di tuo figlio piccolo o che fanno gli occhi a cuore davanti alle tue immani problematiche. Se sei in una condizione di difficoltà o fragilità, non abbandonarti alle cure di chi é disposto a prendersi tutto il tuo carico senza chiedere nulla in cambio. Questo (insieme alla tua condizione difficile) può render ciechi e non far accorgere che c’è un “pagamento”. Perciò capisci chi hai davanti, frequentalo in più ambienti, conosci la sua storia, chi ama, se ama, chi frequenta e diffida di uomini solitari e chiusi, quelli che “nessuno mi capisce”, senza amici. Se una persona è tormentata, non ha riferimenti affettivi, buoni rapporti col prossimo, un buon carattere: c’è un problema e non è il tuo!

Melania Emma

Ti chiedi perche tu?
Ti chiedi chi era, cosa eravate?
Ti chiedi se era vero?
Ti chiedi cosa significa quella frase?
Ti chiedi cosa cercasse veramente?
Ti chiedi che problema aveva?
Ti chiedi come spiegarglielo?
Ti chiedi come fare, se dire?
E se invece della domanda, considerassi egli stesso LA TUA RISPOSTA?

Melania Emma

TUTTI I NUMERI DEL NARCISISMO

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Veniamo subito al sodo.
Il Narcisismo è una condizione di amor proprio sano e indispensabile all’autostima di ogni persona integra.
Il Narcisismo Patologico è una grave condizione disfunzionale nella sfera dell’empatia e attaccamento affettivo. I cosiddetti anaffettivi.
Il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) è una malattia mentale di prognosi infausta. Ha 9 criteri diagnostici secondo il DSM-4.
Il Disturbo Dipendente di Personalità (DDP) è anch’esso una malattia mentale che lede gravemente l’autonomia. Ha 8 criteri diagnostici secondo il DSM-4.
Moltissimi psichiatri e psicoterapeuti con fior di letteratura all’attivo, NON si sbilanciano mai nel chiarire QUANTO l’uno sia grave o ancora passabile, limitandosi alla laconica frasetta “…non è facile identificare il punto in cui il narcisismo sano si tramuta in narcisismo patologico”.
Bene, tento di farlo io.

Immaginiamo una scala da 1 a 10:
1-2 è la totale assenza di autostima del DDP, la percezione di sè è compromessa, come la funzionalità sociale. Autonomia decisionale zero, obbedienza e sofferenza come stile di vita.
3-4 è la condizione tragica in cui un paziente arriva con le sue gambe in psicoterapia (non che il punto 1 non ci arrivi, ma è meno consapevole e quindi meno motivato), è spolpato, massacrato e annullato, in genere è alla fine o all’interno di un rapporto di coppia malato. Qui si chiede aiuto, in genere dopo una fuga o dopo essere stati abbandonati.
5 è la condizione mentale sana di un individuo equilibrato e assertivo, dotato di amor proprio, scevro da sensi di colpa, manie di grandezza e nevrosi intermedie.
6-7-8 sono i DISFUNZIONALI o “diversamente funzionali”, non subiscono, non amano, non empatizzano, non pericolosi per la vita loro e altrui, ma profondamente parassiti perchè vampirizzano tutto ciò che ha vita ed energia. Stile di vita disinvoltamente manipolatorio, adattato, strategico. Narcisisti patologici d.o.c., ampio funzionamento passivo-aggressivo, provocatore e contemporaneamente vittimista, ambivalente, pratica tecniche di coercizione mascherate da sentimenti recitati, hanno molte sovrastrutture, abili mentitori, violenti e reattivi per cultura medio-bassa ma attori freddi con sorrisi innocenti per cultura medio-alta.
9-10 è la follia pericolosa del DNP, la condizione più grave del c.d. Narcisismo Perverso (o maligno), quella che la mia preziosa amica scrittrice e blogger Claudileia Lemes Dias descrive dettagliatamente e denuncia strenuamente in Artedisalvarsi.
Dunque:
– al punto 1-2 ci sono: zerbini, vittime, dipendenti affettivi, masochisti, sabotatori, accudenti cronici, perdenti, depressi cronici e suicidi. Possono acquisire consapevolezza e possono arrivare al punto 4: allora la terapia funzionerà.
– al punto 9-10 ci sono: puri psicopatici, sadici, sociopatici e, purtroppo, assassini. Irrecuperabili e totalmente senza coscienza, etica, morale.
In questo lungo range da 1 a 10, affermo dunque senza esitare che al PUNTO 5 siamo in perfetta salute emotiva e mentale, questo è il NARCISISMO SANO e indispensabile, il c.d. amor proprio, l’autostima personificata. Il PUNTO 4 è anche il punto di arrivo per una psicoterapia ben riuscita, questo va detto.
Va da sè che prima e dopo il 5 siamo nelle sfumature disfunzionali che vanno fino ai due poli patologici estremi 1 e 10, disfunzioni e patologie dai più svariati termini e soprattutto con le più variegate conseguenze per la salute.
Il Narcisismo sano ci vuole, amici; spesso non si cresce sani da questo punto di vista, ma ci si può arrivare. A questo proposito ricordo ancora che quelli dei punti 1-2-3-4 sono i più avvantaggiati in questo, perchè sono egodistonici (cioè stanno proprio male, sentono di avere un problema e sono disposti a guardarsi). Gli egosintonici invece, purtroppo (per loro) non ammettono di avere un problema da estirpare, possono passare una intera vita a girarci intorno in cerca di trucchetti per sopravvivere. E sottolineo che al punto 5 si oscilla di qua e di là: un assertivo non è sempre stabile, anzi, ma recupera prestissimo la stabilità.

Dicevo: in questo lungo range (togliendo i punti 1 e 10 in cui sono gravemente “fissate” le persone coinvolte) le varianti per cui il Narcisismo Sano vira al patologico sono talmente tante, diffuse, variegate, mascherate e mischiate ad altre patologie di base (comorbidità), da portare gli autori del DSM a “togliere” il Disturbo Narcisistico di Personalità dalla bibbia della psichiatria mondiale da questa quinta e attuale edizione. Fino al DSM-4, infatti, il Disturbo Narcisistico di Personalità contava 9 precisi criteri, oggi completamente scomparsi nel DSM-5.
Perchè questo? Puff… il Disturbo Narcisistico di Personalità è rientrato? Lo hanno chiamato diversamente? Macchè. La mia personale spiegazione è questa: perchè la stima percentuale del 2% del DNP (stima a parer mio parecchio inesatta) che i testi scientifici citano come spicchio dell’intera popolazione mondiale, riguarderebbe SOLO IL PUNTO 9-10 della nostra scala. Ma tutta la “fetta” dal punto 6 al punto 8 dove la mettiamo? E come la chiamiamo? No, perchè quelli non sono proprio criminali, mica uccidono, sono integrati, sono vincenti, seducono, si sposano parecchie volte e figliano impunemente. E dunque? La stessa comunità scientifica, “togliendo” il Disturbo Narcisistico di Personalità dal DSM-5, secondo me conferma implicitamente che il problema è oramai troppo capillare: riconoscendo infatti anche gli “abitanti” dal 6 all’8 gravemente affettivamente disfunzionali QUALI REALMENTE SONO in una scala crescente che arriva al top della psicopatia narcisistica, dovrebbero riconoscere tutti quanti come “patologici” e non sarebbe accettabile. Sono troppi. Quindi via dal DSM-5 l’intera patologia, tutti a casa.
E INVECE SONO PROPRIO QUELLI DAL 6 ALL’8 I NARCISISTI PATOLOGICI, non-psicopatici assassini e non-vittime suicide. Sono quelli che nel lungo periodo, senza coltelli e senza sangue, fanno più danni. Manipolando, facendo gaslight, dissimulando e vampirizzando. Sono i più pericolosi perchè non si notano subito, ma si rivelano utilizzando le tecniche di contromanipolazione che ormai sono alla portata di tutti. E sono anche quelli che “si salvano”, perchè in cura ci mandano quelli che hanno a che fare con loro!
E invece lo affermo, il Narcisismo Patologico è un Pensiero Malato, è uno stile di vita, è una epidemia dolce e patinata. Troppo fruttuosa ormai per essere chiamata patologia, ma ne parlerò in un prossimo articolo.
Sentivo da tempo di dover condividere questa tesi per me molto chiara e se mi si contesterà questo, sarà esclusivamente a causa della forte necessità di addormentare le folle: rendere cosciente la gente che tutto il Sistema è patologicamente narcisista significherebbe abbattere il Mulino Bianco. Non conviene a nessuno.

Preciso che i livelli della scala non sono fissi, ma oscillano nel corso della vita, dell’età, degli eventi e delle relazioni. Un adolescente e un neonato saranno sempre in fisiologico delirio narcisistico, ma possono essere adulti equilibrati. Ho avuto esperienza diretta di adulti che dopo i primi 25 – 30 anni di vita mite e zerbina, hanno “virato” a comportamenti affettivi e relazionali patologici in pieno stile “predatorio”: il ruolo della vittima e del carnefice, si sa, sono intercambiabili in base al grado di patologia della persona con cui ci si relaziona.
In soldoni: un bell’8 che si relaziona con un 6 lo terrà come zerbino, ma quel 6 per un 2 sarà micidiale. Un 6 e un 7 insieme faranno anche le nozze di platino, intercambiandosi i ruoli. Un buon 6 può precipitare ad un punto 2 stando insieme ad un 9 per poi, una volta rialzatosi, comportarsi da 8. Un 3, per reagire alla sofferenza, può raggiungere picchi di malignità e perversione quando debitamente represso, per poi ripiombare sotto zero dai sensi di colpa atroci. Un 1-2 e un 9-10 saranno perfetti complementari, sempre citando Lemes Dias che generosamente traduce dal portoghese la tesi della “Complementarietà dello Psicopatico” dello psichiatra Hugo Marietan e per la prima volta porta in Italia queso termine.
In Italia queste sono nozioni che non entrano facilmente, complice l’educazione alla e della donna che, ancora e ancora e ancora, è profondamente sottomessa nel cuore e nella mente. Molti testi di autorevoli studiosi stranieri sul tema del Narcisismo Patologico non vengono tradotti, come molti testi di autorevoli autori italiani adottano neologismi tipo “Narcisista Covert” e “Narcisista Overt”, per citare i più quotati, ma di reale e concreto CONTRO il Narcisismo Patologico e a salvaguardia delle vittime non si fa ancora nulla.
Quel che importa sapere, giunti a questa consapevolezza privilegiata, è che tutto ciò che non rientra al PUNTO 5, ossia che non rientra in un buon equilibrio di autostima, assertività ed empatia senza mai portarsi in ginocchio, è patologico e va riconosciuto.

Estremizzando, ironizzando e concludendo, possiamo metterla così: quelli del punto 10 vanno in galera, li internano o in qualche modo escono dalla Società. Quelli al punto 1 vanno al cimitero o vegetano nella depressione rimanendo comunque fuori dalla Società. La partita si gioca perciò tra i sani del PUNTO 5 e i patologici dell’ampia fetta 6, 7, 8, 9.
Buona visione a tutti.

Melania Emma

OGNI RI-CADUTA FORTIFICA LA DIPENDENZA

Splendido corto sulla dipendenza. Scritto, diretto e animato da Andreas Hykade.