CONTROMANIPOLAZIONE: QUANTO COSTA?

Risposte schiette, dirette, veritiere. Sane.
Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
Contromanipolare “costa” solo sentirsi in tempo zero accusare di narcisismo, intolleranza e violenza da CHI E’ esattamente questo.
E’ il costo irrisorio da pagare (in alcuni ambienti) per respirare, camminare a testa alta e trovare i propri simili. Se ce la fai a sostenerlo, sei veramente libero.
– 8 persone su 10 cercano complici, vittime, bidoni dove vomitare, stampelle dove appoggiarsi, intrattenimento per il vuoto, qualcuno che sta peggio di loro.
– 2 persone su 10 non danno pacche sulle spalle, non piangono addosso a nessuno, non fanno sconti buonisti, cercano chi li scuote e chi sta meglio di loro.
E ovviamente danno risposte schiette, dirette, veritiere. Sane. Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
La cosa più bella che ti puoi sentir dire quando ne hai beccato uno, è “Stronzo/a!”, e più sei sano, più l’epiteto sarà insultante. Oltre al solito sentirmi dare della “narcisista” ultimamente ho preso della “fenice psicopatica”, che francamente non so che insulto sia, ma so per certo che la persona esprimeva il suo massimo livore. Sono stata proprio una cattivona, perchè ho ringraziato subito la persona per essersi palesata, così da avere ben chiaro con chi avevo a che fare.
Insomma: contromanipolare, sembra assurdo, è anche esprimere cose sane e agire in modo sano. La “sanezza” disturba moltissimo chi pretende che il suo brodo non venga agitato.
Un saluto a tutti i “troppo sani”.
Melania Emma

COMUNICAZIONE DESTABILIZZANTE

Cos’è?
La stragrande maggioranza di persone farebbe e fa di tutto per attirare l’attenzione su di sé. Alcuni lo fanno proprio di strategia, cioè volutamente (venditori, ecc). Ma molti lo fanno inconsapevolmente: vanno in automatico. Quando è caratteriale, spesso é patologico.
Questi ultimi sono dei veri e propri sabotatori dell’attenzione: appena tu godi di un minuto di attenzione sociale o stai facendo/dicendo qualcosa di coinvolgente per gli altri, zac, ci si infilano con tutto il loro peso. Sono dei dirottatori: con frasi e gesti che non c’entrano nulla con voi né con la situazione in quel momento (e neanche mai), proprio come fanno i bambini di sei anni, creano una PICCOLA GAG INNOCENTE che destabilizza tutta la vostra comunicazione.

Il motivo?
Il vedere come voi o altri godiate di attenzione, di un talento, di una lode, di un carisma, di una capacità personale, semplicemente li urta.
Ed é automatico per loro far finire quel momento che non li include, lo fanno con una spontaneità imbarazzante. Con queste persone non si riesce a far parte di una comunità, perché destabilizzano sistematicamente il clima, gli argomenti, gli scopi comuni.
Non sono cattivi, sono semplicemente fuori controllo da loro stessi. Non serve a nulla fargliene accorgere, se non a scendere in basso con loro. Serve invece (a noi) il disegnare mentalmente una bella croce sulla persona che ha sabotato e dirottato infantilmente la nostra attenzione su di sé con comportamenti fuori luogo e privi di senso. Perché, fateci caso, se glielo fate notare, queste gag sono IMMANCABILMENTE seguite dal “Era una battuta, stavo scherzando” fino all’ipocrita “Mi perdoni? Ti sei così arrabbiata?” (che se poi veramente si esprime irritazione, ci si dà la zappa sui piedi). Variante: “Oh ma come sei seriosa, ma un po di ironia no eh?” e via come da copione.

Vi ricorda qualcosa?
Ripeteró sempre: mai reagire, se non per portare noi in buona luce. Mai colludere. Mai spiegare.
Rassicurate col vostro miglior tono paterno questi infanti che solo i cani si “arrabbiano” e riportate voi stessi, ve ne prego, al livello adulto in cui eravate l’attimo prima di venir trascinati nella gag.
E davvero: disegnate quella croce mentalmente, perché moltissime persone avranno pure stazza ed età adulta, ma camminano perennemente con un bambino di sei anni sulle spalle.
Un abbraccio!

Melania Emma

EMOZIONI? INSERT COIN

Capisci quanto valgano le tue emozioni solo quando qualcun’altro che risuona come te ti avvolge col calore delle sue. E capisci quanto devi proteggerti, gelarti e indurirti quando invece per qualche altro sei solo uno strumento per il suo spettacolino.
Non dare emozioni solo perché tu sei solare o spontaneo. C’è chi ti scambia per un distributore di emozioni, ti usa come reagente al suo bisogno di avere un pubblico. Perché vuoi fare la sostanza che prende parte ad una reazione chimica, quando hai capito che sei un flusso continuo di vita che molti sono costretti a rubare?
Non dare emozioni é la prima delle contromanipolazioni. Passi per strano, duro, rigido, pesante, difficile, problematico, troppo serio? Certo, ma il prezzo da pagare è ancora più alto quando fai il donatore spontaneo di vita e il gettone te lo inserisce un manipolatore.
Melania Emma

FARE DOMANDE

Fare domande è una buona contromanipolazione. Senza aggredire e possibilmente sorridendo, si può chiedere al manipolatore “perché me lo stai dicendo?” oppure “ma esattamente cosa vuoi dirmi?”. Spesso non si fanno domande schiette e semplici per non sembrare stupidi, o per non sembrare provocatori. Ma “per non sembrare” questo e quello, ci si inguaia anche peggio.
Con un manipolatore non ci si può rilassare e non gli vanno rese le cose facili, è sufficiente che percepisca che siamo attenti (che per loro vuol dire difficili). Quindi fare domande, obiettare, magari utilizzando un’aria da finti tonti che non offende nessuno e che non ci rende accusabili di nulla.
Spesso mi accade di ottenere reazioni di rabbia, insofferenza e intolleranza al mio porre domande e lì mi accorgo della “pasta” dell”interlocutore: se non si impegna a spiegare, voleva qualcosa da me e non la sta ottenendo. A volte mi capita (troppo comico) che mentre ascolto una risposta nervosa o aggressiva alla mia domanda, mi venga chiesto “Perché mi guardi così?” e li non c’è molto altro da aggiungere…
Spesso i manipolatori si qualificano da soli, ma bisogna metterli un po in difficoltà, appunto contromanipolando quando sentiamo che qualcosa stona.
Fate domande quindi, non tenetevi i “Perché?” fra i denti, perché un manipolatore conta moltissimo sull’educazione altrui! E voi avete smesso già da tempo di far stare comodi gli altri, giusto?
Melania Emma

COS’è LA CONTROMANIPOLAZIONE, ESATTAMENTE?

Contromanipolare significa agire volutamente e sistematicamente in modo narcisistico con un narcisista patologico, non al fine di distruggerlo o ferirlo, ma al fine di proteggere la nostra parte emotiva. Lo scopo non è cambiare l’altrui comportamento nè la vendetta, ma portare noi ad un livello di parità (o comunque ad uno standard dignitoso) dopo che la controparte patologica ha tentato (o è riuscita) di manipolare, abusare, intimidire o comunque ha tentato di suscitare da parte nostra una reazione/comportamento utile esclusivamente alla sua persona. Da quel livello di parità poi raggiunto, il fine ultimo è staccare, tagliare, voltare completamente pagina. Anzi, buttare via il libro.
Melania Emma

UN PO’ DI CONTROMANIPOLAZIONE

Ignorare un narcisista é un affronto enorme, e lo sappiamo. Quando ignori i suoi show trattandolo come il nulla che é, tutta l’attenzione che non dedichi al suo povero ego affamato di esistere, cercherà di averla assestandoti un colpo basso. Ed é lì la più grossa azione che puoi fare: non reagire. Lettera morta, proprio. Al massimo se il colpo basso avviene in pubblico, tu ringrazia brillantemente, esalta le sue enormi doti sociali e chiedigli di rifarlo ancora in futuro, perché il suo contributo ti è veramente utile. Noterai coi tuoi occhi il suo imbarazzo al tuo accogliere la sua mossa in pubblico, perché egli sa benissimo che era fatta in malafede. E ti odierà ancora di più.
Se il colpo basso lo ricevi senza testimoni, agisci senza reagire. Il nulla. É dura lo so.
Ma vederli abbrutirsi nello sprizzare odio al massimo, col tempo diventa una cosa divertentissima, oltre che una soddisfazione. I narcisisti non sanno mascherare bene la frustrazione di non aver ottenuto nessuna reazione. Come i bambini. Son troppo divertenti. E ricorda: NESSUNA REAZIONE é quello che li uccide.
Se poi sorridi: TOP!
Melania Emma

COS’E’ IL NO CONTACT

Allora mettiamola così:

Dopo tutti gli orgasmi che gli avete dato, interrompere il No Contact significa farli godere un’altra volta con la vostra partecipazione. Significa fare da pubblico alle sue scenette. Se poi, facendolo, godete anche voi, allora il problema va guardato forse da dentro: voi.

Per chi non è costretto, per lavoro o per figli, a dover interagire con un disturbato, esiste la meravigliosa funzione “blocca” sui social, la “black list” sullo smartphone, le segnalazioni ai CC che aggraveranno ogni sua mossa ulteriore. Il NC va perpetrato in eterno, non vale spiare da un fake o mandare l’amica sotto casa, sennò il patologico non è più uno solo. Va bene la ricaduta, ma solo per riprendere il NC più ferreo di prima. Il NC deve essere l’ultima ed irreversibile fase, il punto di non ritorno, la rinuncia totale ad intervenire anche in caso di catastrofe. Durante il NC si deve pregare/sperare di non rivedere mai più quella persona, perchè ora la nostra vita è pulita, sana, libera. E non chiedersi chissà come sta: sta galleggiando, ecco come sta. Voi nuotate! Il NC non prevede sblocchi, rivedimenti, ravvedimenti: é un regalo che vi fate: il NO CONTACT E’ LA SCROLLATINA DI BRICIOLE DAL REVERS DEL VOSTRO DOPPIOPETTO.

Melania Emma

La storia del “mio cugggino ci è riuscito”, “a mio cugggino é andata come ti dico io”, ecc. é solo un riempi-tempo per chi non riesce a dirti nulla di veramente costruttivo quando gli racconti la tua realtà, specie se è una realtà scomoda e imbarazzante (e che sicuramente è andata male anche al cugggino).
Quando col vostro interlocutore si profila un qualsiasi suo cugggino che ha bypassato leggi, regole e stati umani, cessate subito di raccontare i vostri fatti sofferti o dare spiegazioni dettagliate di una realtà che solo voi vivete, perché il cugggino, una volta nominato, risolve immancabilmente TUTTI i problemi che vi state sforzando di far capire all’interlocutore, facendovi passare per idiota.
La vostra realtà non è un cugggino.
Date quindi cortesemente ragione al buon interlocutore, che ha solo bisogno di diffondere la sua ottimistica realtà e dileguatevi.
Melania Emma

Prima di passare oltre o andar via, fotografate. Prima di cancellare, fate screen shots. Conservate email e salvate le chattate. Non buttate via niente neanche nei momenti di pulizia e rinnovamento. Potrebbe capitare che, per ricerca di Pace o moti di Pietà, non abbiate dato subito seguito giuridico a quanto avete subìto. Sarà molto soddisfacente far leggere tutto al vostro avvocato quando la vostra controparte un giorno si comprometterà ancora, magari denunciandovi. Ho imparato per esperienza diretta che chi fa la seconda mossa, cioè quella di doversi difendere da una accusa, se ha il giusto materiale in mano, fa bingo.
Non buttate via niente. Ci siamo capiti.
Melania Emma

I narcisisti manipolatori, è proprio quando riappaiono che si relazionano nel modo più patologicamente lampante che esista, dandoci piena dimostrazione (e conferma) che siamo nel giusto nell’attuare il no-contact.
Nell’esempio vissuto, che riporto, è chiaro come per riagganciarti si pongono in posizione down per farti sentire up:
– Ma ciaaao (tipo miagolio).
– Ciao (io cortese, neutra).
– Come ssstai?
– Tutto bene, grazie (dopo mia pausa lunga, silenzio pesante, che non ricambio con “e tu come stai?”).
– ho NOTATO che sei mancata tanto tempo in ufficio, non avevo tue notizie ma non avevo il CORAGGIO di chiamarti per sentire come stavi (contemporaneamente toccandomi velocemente una spalla, nel caso mi venisse da chiederle se per caso chiamandomi temeva che la mordessi)……
– “Tutto bene”, ho ripetuto con lo stesso esatto tono di poco prima e guardando altrove.

In quei puntini di sospensione, come nella sua lunga pausa in cui ho lasciato cadere tutta la sua falsità, c’era il riaggancio: è lì che tu, soccorrendoli perché la tua crocerossina ha registrato che non avevano IL CORAGGIO di cercarti (ed è lusinghiero sentirglielo dire), gli dai lo spazio che cercavano per infilarsi e ti giustifichi, e spieghi, e concedi tempo. Mai empatizzare, mai ricambiare le domande pseudo-cortesi, usare il tono monotono da disco rotto ripetendo le stesse parole. Se ne vanno come zanzare che non trovano sangue.

Melania Emma

UTILIZZATE UNA FRASE INTERIORE

Nelle vittime, il semplice contatto con un manipolatore aumenta il livello di stress. Questo si manifesta sottoforma di collera, frustrazione, ansia, paura o qualsiasi altra emozione negativa. Su una scala soggettiva da 0 a 10, le vittime valutano le loro emozioni e sentimenti negativi tra 8 e 10. A questo livello di intensità emotiva, la parte prefrontale del cervello, ossia quella che riflette consapevolmente, NON È PIÙ ATTIVATA COMPLETAMENTE. Di conseguenza molte persone non riescono a trovare la risposta giusta al commento tossico.
Un mezzo antistress di emergenza consiste in questo: abbiate in mente UNA FRASE DI RICHIAMO che vi ricordi la qualità subdola, tossica, miserevole, patologica o malata del manipolatore che avete di fronte a voi, al telefono o che vi scrive. Poi aggiungeteci un’auto-ingiunzione per non perdere la vostra concentrazione né il vostro asse di stabilità.
Ecco qualche esempio:
– So chi sei, ma tu non sai che io so.
– Ti ho scoperto, non me la fai.
– Ho capito il tuo gioco, non attacca più.
– Oramai ti conosco, non mi impressioni più.
– Ho capito chi eri, non mi fai più pietà.

Sta a voi trovare quella che meglio vi aiuta. Testatela in situazioni reali. Valutatene l’efficacia sul piano delle vostre emozioni. Se queste, sin dall’inizio non raggiungono subito l’intensità di 9 o 10, si tratta di una formula efficace. Non aspettatevi di eliminare tutte le emozioni negative, ritrovandovi ad uno stadio di 0 su 10.
In effetti penso sia preferibile mantenere una certa vigilanza con queste persone tossiche, anche se si tratta di vostro padre e di vostra madre. L’autenticità e la spontaneità non sono più consentiti, né più lo saranno. Questa frase interiore deve rimanere silenziosa e mai divulgata al manipolatore. Si tratta di un’arma segreta.
(Tratto da “Genitori manipolatori” di Isabelle Nazare-Aga, pag. 229)

PERCHÉ TU SCEGLI, ECCO PERCHÉ IRRITI UN MANIPOLATORE

Scena tipo:
1 – Vuole darti qualcosa pensata “per te”, te lo offre, te lo porge. E’ molto gentile.
2 – Tu lo valuti ma rifiuti perché, appunto, scegli. Hai i tuoi motivi.
3 – Insiste, si offende, amplifica gesti e toni, carica le parole di amore, allarga gli occhi, cita il passato e quel che conosce di te. Cerca intimità. Mima un’intesa tra voi.
4 – Tu confermi il rifiuto, gentilmente.
5 – Capisce che non ha potere, non ce la fa. A fare che? Ad appagare IL SUO bisogno di dare, “donare”, sentirsi bene. La prova? “Mamma mia che brutto carattere che hai!” (o svalutazioni di altro tipo). Persa la gentilezza. Eppure ti lisciava il pelo fino a poco fa.
Conclusione:
– Una relazione sana e sincera conclude l’offerta già al punto 2: viene accettato e rispettato IL TUO bisogno, nessuna conseguenza o ritorsione per una tua scelta. Nessun giudizio. Serenità. Rapporti intatti.
– Una relazione malata e manipolatoria vede partire una trattativa infinita (e sfiancante, facci caso) in cui ad un certo punto, per “quieto vivere” o per educazione, offri terreno fertile per appagare soltanto un bisogno al manipolatore. E tu hai fatto da complice. Lui esiste e tu non esisti. Se invece scegli, esisti!

Melania Emma