Il modo in cui fai l’amore è il modo in cui Dio sarà con te.

Rumi

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Le persone possono evolversi mentalmente e umanamente a una sola condizione: quella che coltivino l’intelligenza spirituale. Quella forma di intelligenza che mira a farci comprendere il senso della vita e accettare con umiltà che siamo guidati da qualcosa di più grande di noi. Senza questa forma di intelligenza non si potrà mai andare troppo lontani né, soprattutto, vincere il narcisismo patologico, disturbo che questa forma di intelligenza non sa nemmeno cosa sia. E spiritualità non è necessariamente religione ma molto molto di più.

Cinzia Mammoliti

Così parla un albero: la mia forza è la mia fede. Io non so nulla dei miei padri, non so nulla delle migliaia di figli che ogni anno nascono da me. Vivo il segreto del mio seme fino alla fine, non ho altra preoccupazione. Io ho fede che Dio è in me. Ho fede che il mio compito è sacro. Di questa fede io vivo.

Herman Hesse

Il disegno dell’Universo per noi, è talmente grande che non lo vediamo.

LIBERACI DAL MALE

“Molti di noi hanno imparato a proprie spese che, solo perché qualcuno professa di essere un Cristiano non significa necessariamente che lo sia. La Bibbia avverte che nessuno è chi afferma di essere. Ci sono quelli che si professano Cristiani per la reale intenzione di usare la Chiesa e la facciata di pietismo per nascondere le loro intenzioni e i loro comportamenti insidiosi. Ci sono esempi in ogni religione, dai genitori ai leader della Chiesa”
Gail Meyers

La mia dolce-cara-mammina, piccola, tenera e con la sua vocina flebile, “milita” in Caritas da anni ed anni, offre da mangiare ai poveri cucinando ai pranzi comunitari delle parrocchie, viaggia il mondo per le Missioni Umanitarie e prega, prega, prega incessantemente per me, affinché io finalmente guarisca dal Male e diventi buona (ossia resti suo cavalier servente a vita). Non ha mai mancato di dirmi quanti e quali voti fa alla Madonna, per me. Sono sua figlia unica (meno male) e quando iniziò a perdere il suo potere su di me, oltre ad invecchiare ogni mese di un anno e perdere luce proprio come una lampadina usata (era la mia luce), tra le varie invettive mi scagliò rabbiosa anche un “Si può sapere cosa troverai di tanto più grande dell’amore di una madre???”. “L’amore di Dio, madre”, le dissi… Battuta sul suo stesso terreno.

Melania Emma

FIERA DI ESSERE DONNA

Pubblico orgogliosa questo “canto” di vita e di gioia, scritto da una meravigliosa Donna tramite Lui, che mi ha emozionata e nutrita come spero accada anche a tutti voi. La nostra perenne lezione è essere DONNE e non solo femmine.

Io so di essere donna non per sbaglio o per difetto di cromosoma, ma perché cosi mi ha voluta Dio. Ogni giorno scopro quant’è meraviglioso esserlo, quali segreti possano nascondersi dietro una del “gentil sesso”. Saranno gli uomini, la religione a relegare la donna ad alcuni ruoli, a schiavizzarla, a renderla inerme, ma Gesù è venuto a riportarle dignità, quella dignità che le era stata strappata… lo ha fatto con Maria Maddalena liberandola dai demoni, perdonandola dei suoi peccati… e quando lei desiderava stare ai Suoi piedi per ascoltarlo non le ha detto “Aiuta Marta tua sorella nelle faccende di casa” ma ha detto a Marta “Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”. Quindi per Gesù la donna va istruita!
Quando la salvò dalla lapidazione le disse “donna va e non peccare più” quindi Gesù la rese libera “Va” ma le disse di non peccare più perché certi tipi di peccati rendono la donna schiava, priva di ogni dignità. .. mentre Egli ci ha fatte libere, preziose, e come tali dovremmo porci al mondo!
E che dire della donna samaritana che andava al pozzo ad attingere a mezzogiorno, nell’ora in cui non andava nessuno! Forse perché un po’ asociale? O forse perché si vergognava della sua condizione? Ma Gesù quando venne al pozzo e le chiese di dargli da bere, conosceva bene il suo passato e la sua vita “Hai avuto 5 mariti e quello con cui stai non è tuo marito” (la legge giudaica consentiva fino a 3 mariti). Dio conosce ogni cosa della nostra vita, tutte le ns cadute, i ns errori e i ns fallimenti ma ancora ci reputa “degne” di vivere quella vita che ha scelto per noi… però Egli è venuto, altresì, per liberarci dalla ns condizione che ci ha rese schiave, dalle ns devianze, dai ns pensieri errati, dalle ns dipendenze, dalla ns bassa autostima, dalle ferite che abbiamo ricevuto. Ci insegna a dire i ns “Si” ma soprattutto a dire i ns “No!”. Tu sei preziosa per Lui, sei una principessa… abbi di questi atteggiamenti! Non usare il tuo corpo per elemosinare affetto, ma preoccupati prima di essere amata! E se il mondo vuole farti credere che puoi trasformarti in un uomo, o tu stessa vuoi diventarlo o ne assumi gli atteggiamenti per rivendicarti delle ferite del passato, tu rispondi al mondo e a te stessa “Io sono fiera di essere donna, non quell’essere che volevate farmi credere di essere, ma semplicemente così… nella bellezza in cui sono stata creata!”.

_Angela Piccolo
‪#‎IlovebeingawomanlIovejesus‬

RIFLESSIONE SUL PERDONO

In un’intervista speciale, Padre Richard Rohr, fondatore del Center for Action and Contemplation, condivide alcune cruciali e confortanti intuizioni a proposito delle persone che ci hanno ferito in passato. Così racconta a Mamie Healey:

  1. Le persone che non riesci a perdonare probabilmente non possono essere perdonate ‘oggi’.
    “Perdonare è una decisione, ma farlo non vuol dire superare il residuo emozionale, che spesso impiega molto più tempo a scomparire. Desiderare una vendetta o voler affermare la propria rettitudine o il fatto che si è stati vittime di qualcosa, a seconda del grado di profondità della ferita interiore che abbiamo riportato, può richiedere giorni, settimane, mesi e anche anni per dissolversi. In certe occasioni, quando si è tristi e di malumore, la psiche vorrà aggrapparsi a questo dolore. Bisogna passare attraverso questo necessario periodo di quasi-morte, di parziale rabbia in cui spesso si sente incapaci di accettare la realtà: una zona liminale in cui però si cresce e ci si fortifica.
    T.S. Eliot scrisse: ‘Attendi senza speranza, poiché essa sarebbe una speranza mal riposta’. Io dico qui la stessa cosa: perdonare superficialmente o troppo velocemente non è probabilmente un autentico e benefico perdono”.

  2. Le persone che non riesci a perdonare ti fanno un regalo che non vuoi.
    “Serbare risentimento per qualcuno, giudicarlo o essere spietati è una sorta di potere, un potere apparente che ci porta a credere: ‘Fin quando potrò conservare questi sentimenti nel mio cuore e tirarli fuori al momento giusto, potò vincere qualsiasi discussione perché ho già vinto la vera battaglia morale del voler sempre mantenere un vantaggio sugli altri. Ora sono in grado di gestire questo rapporto’.
    L’Ego vuole sempre due cose: fingere di essere separato e fingere di essere superiore. Fare la vittima a proprio vantaggio, o per aumentare il proprio senso di legittimazione, è uno delle più comuni e illusori atteggiamenti che gli esseri umani assumono. Ciò non conforterà in alcun modo l’anima, né curerà gli altri, perché non si basa sulla verità. E se non vogliamo curare e liberare l’altro, come possiamo perdonarlo realmente? Alcune persone mi hanno perdonato soltanto per realizzare la loro superiorità morale, ma non per liberarmi o per amarmi. E si può sempre riconoscere la differenza”.

  3. Le persone che non riesci a perdonare non sono l’eccezione alla regola.
    “Non so perché Dio abbia creato un mondo imperfetto. Facilmente vediamo difetti ogni giorno in ogni cosa. Può essere difficile da sopportare, ma riconoscere e accettare che la vita è essenzialmente tragica, permette di perdonare più facilmente i piccoli drammi quotidiani. Fin quando vogliamo vedere le persone che ci hanno ferito come cattive persone – come se fossero una grande eccezione rispetto alla normalità, dal momento che ci eravamo ingenuamente immaginati un mondo perfetto – è necessario realizzare che tutti noi siamo un’eccezione alla regola della perfezione e che tutti noi tradiamo le aspettative. Gli esseri umani sono intrinsecamente imperfetti. Questo è quello che ci distingue dal divino.
    Naturalmente si desidera punire le persone che ci hanno fatto del male, ma che lo si ammetta oppure no, tutti noi siamo stati perdonati quando abbiamo fatto del male e abbiamo commesso degli errori. Tutti noi senza eccezione viviamo sotto la cascata della misericordia divina. C’è, senza dubbio, un’essenziale e diretta connessione tra la nostra ricezione di amore immeritato e perdono e la nostra capacità di perdonare le altre persone. Non ha molto senso pesare quale colpa sia stata più grande; è una mera protezione dell’Ego. Quando si prende coscienza del proprio limitato ma accogliente posto all’interno di un mondo generalmente imperfetto, sarà più naturale essere più pazienti e aperti al perdono anche verso le altre persone”.

  4. Le persone che non riesci a perdonare ti conducono ad una tristezza mascherata da durezza.
    “Quando qualcuno di cui una volta ci si fidava – e con cui si condivideva la vita magari – ci tradisce, è come se la nostra anima venisse calpestata. E probabilmente è così. Sono preoccupato che così tante persone, sempre di più, vogliano abbandonare le loro relazioni per la sete di denaro, vantaggi e potere. Il tradimento, e la nostra conseguente reazione, sembra essere una tappa obbligata del cammino spirituale, come lo era stato per Gesù. Ma coloro che hanno tradito la nostra fiducia sono tra le persone più difficili da perdonare. È un dolore così intenso perché in un certo senso fa a pezzi il nostro più radicale contratto con la vita: diamo sempre per scontato che amicizia, amore e legami familiari siano ambiti in cui possiamo tranquillamente fidarci, ma se la vita si dimostra così inaffidabile a un livello tanto profondo e intimo, si pensa naturalmente: di cosa potrò mai fidarmi? Perché dovrei fidarmi di nuovo? E moltissime persone non lo fanno più, intraprendendo un solitario cammino verso il basso.
    Il dolore del tradimento da parte di una persona che ci è molto vicina diventa per molti l’occasione per una vita cinica e fredda. Porta ad un indurimento che si può spesso vedere sui volti di queste persone, si scorge nel modo in cui essi camminano e si muovono. Quando mi trovo in areoporti e luoghi pubblici vedo così tante persone che appaiono molto segnate ed eccessivamente sulla difensiva. Questo mi fa pensare ogni giorno che la religione non sta svolgendo bene il proprio compito”.

  5. Le persone che non riesci a perdonare non possono essere pienamente ‘liberate’ finché non trovi qualcosa di meglio per riempire il vuoto che è stato creato.
    “Il gesto di lasciare andare, rendere liberi, che è soltanto un’altro modo di dire ‘perdono’, non ha veramente effetto se non nel momento in cui sopraggiunge una consolazione più grande, un sicura e migliore meta verso cui muoversi. Rimuovendo ciò che ci fa male senza però riempirlo con qualcosa migliore, sentiremo sempre un vuoto che ci accompagna. Il tentativo di perdonare non andrà fino in fondo e non durerà. Senza qualcosa di positivo, rassicurante e dolce (che alcuni chiamano grazia) a riempire questa mancanza, dipenderemo interamente dalla nostra forza di volontà – e si sa che essa è di solito abbastanza debole, specialmente in giorni di solitudine, tensione, stanchezza e fame. Perciò è necessario riempire la solitudine e il vuoto con elementi positivi e portatori di gioia e serenità. Questo è il compito fondamentale della spiritualità. So che la parola ‘preghiera’ viene spesso banalizzata, ma in sostanza significa ‘accogliere nell’anima tutto ciò che è virtuoso e degno di lode’, come dice san Paolo nella lettera dalla sua prigione romana, che in una versione più moderna potrebbe essere chiamata ‘il potere del pensiero positivo’ (Filippesi 4,7-8).
    Se si trova un modo per vivere con gratitudine per la nostra immeritata grazia e misericordia, le ferite del passato avranno soltanto un minimo potere di procurarci dolore persistente nel corso del tempo. Non vale la pena di spenderci tempo ed energie. Sono meri scarti e residui di fondo nella grande scuola e nel grande cammino della vita. Il gratuito abbandono delle offese (perdono), il rifiuto di farle diventare parte della nostra identità, è il punto della questione. Se non si trasforma la sofferenza, la si trasmetterà al 100% agli altri. E purtroppo sarà doloroso! Sia Buddha che Gesù sembrano dire che il dolore è parte del gioco, e il suo superamento è una delle forme più autentiche di illuminazione”.

Questo post è stato pubblicato per la prima volta su HuffPost America ed è stato poi tradotto dall’inglese da Elena Zola.

SONO BENEDETTA…

…sì, mi sento benedetta!
Quando vengo a contatto con certe realtà, mi sento portata in braccio da un Dio che ho troppo spesso ignorato, ma che c’era e c’è insistentemente, invece, al mio fianco. Con certe realtà non riesco nemmeno ad arrabbiarmi, da tanta è la pena che provo.
Ok, siamo tutti vittime, lo siamo stati e sappiamo che cosa significhi subire. E guardarci dal di fuori, mentre stavamo in quel quadretto macabro, fa ancora (più) male. Ma rassegnarsi ad una esistenza insultando la Vita: MAI finchè respirerò.
Ho una vita benedetta proprio dalle disgrazie, quelle non scelte arbitrariamente, come una famiglia disfunzionale con padre alcolista e madre profondamente disturbata. Ho preso botte fisiche e psicologiche. Ho una presunta diagnosi sclerosi multipla risalente a molti anni fa. Ho una malformazione congenita del canale midollare che può decidere di ingrandirsi e mandarmi in carrozzina prima di qualsiasi presunta diagnosi. Per non farmi mancare nulla, ho perso poi la dignità per delle persone veramente orribili che pretendevo di amare e credevo amabili. Ho sprecato anni senza sapere chi fossi.
Eppure, tutto questo mi fa sentire fortunata, perché vedo come, in molto meno, la gente si perde la sua vita intera e non si rialza più. Pensa in piccolo. Non lotta per sè. Si accanisce sugli altri “cattivi” per stare meglio. E’ ossessionata dal pareggio dei conti per l’imparità in cui si vede. Si accoccola dietro etichette che si è accuratamente scelta. Si modella attorno alle presunte diagnosi e impersona la parte del malato. Accetta di fare la vittima e ne veste i panni fatalisti ogni benedetto giorno.
Faceva parte della mia Codipendenza venire attratta da persone che soffrono davvero, con problemi umani e sommerse dall’impotenza di non sapere come alzare la testa. Mi veniva automatico aiutare, salvare, mettere quanto io avevo disposizione, senza riserve.
Ma ora fa anche parte della mia (sudata) rinascita bloccarmi nell’istante preciso in cui vedo che quanto sto offrendo viene usato per altro.
E così oggi, lunedì 22 giugno 2015, ringrazio che queste preziose persone infelici e che questi fatti orribili sulla mia strada, mi facciano ricordare quanto sono luminosa. Un punto di luce nel loro buco nero.

Melania Emma

QUELLE PERSONE…

Dio ci ha inviato solo Angeli.
Quelle persone ti hanno portato dei doni, progettati per aiutarti a ricordare Chi sei realmente.
E tu hai fatto la stessa cosa per gli altri.
Quando tutti noi saremo alla fine di questa grande avventura, lo vedremo con chiarezza e ci ringrazieremo a vicenda.
_Neale Donald Walsch (Conversazioni con Dio)

COS’é UN MAESTRO?

Ma un vero Maestro non è quello con il maggior numero di allievi, ma quello che crea il maggior numero di maestri. Il vero capo non è quello con il maggior numero di seguaci ma quello che crea il maggior numero di capi. Il vero re non è quello che ha il più gran numero di sudditi, ma quello che guida il maggior numero di persone verso la regalità. Il vero insegnante non è quello che possiede il più vasto sapere, ma quello che riesce a portare il maggior numero di allievi alla conoscenza. E il vero Dio non è Quello servito dal maggior numero di fedeli servitori, ma Quello che serve di più, rendendo simili a Lui anche tutti gli altri. Perché ciò rappresenta sia lo scopo sia la gloria di Dio: che i suoi sudditi non siano più tali e che tutti conoscano Dio non come l’essere irraggiungibile, ma come l’essere inevitabile.’

_Neale Donald Walsch (Conversazioni con Dio)

Alzatevi la mattina e ringraziate la Vita per ciò che avete, e se non avete nulla ringraziate per il fatto di non avere nulla, perchè, evidentemente, il motivo per cui non avete nulle è che usereste male le cose, per cui è un bene che non abbiate nulla finchè non siete pronti interiormente. La Gratitudine è un pilastro del lavoro su di sè… Oltre alla Gratitudine c’è la Fede, ossia la capacità di sentire che qualunque cosa vi riservi la vita è sempre la cosa migliore per il vostro cammino evolutivo. Questa è Fede e la Fede dà sicurezza…che è un’altra importante emozione superiore. Una persona che prova Gratitudine, ha Fede e sente Sicurezza dentro di sè diventa invulnerabile, inarrestabile, un punto di Luce, un faro per chi la circonda. Abituatevi a provare Gratitudine fino alle lacrime e la vostra vita verrà capovolta nel giro di pochi mesi.


_Salvatore Brizzi – La sconfitta di Cronos

“Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto un sola orma.
Proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto: “Signore, io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti difficili?
E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali c’è soltanto un’orma nella sabbia
sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”.

_Margaret Fishback Powers