Penso che chi vive senza un Dio, chi vive senza provare gratitudine, chi vive senza leggere le difficoltà come prove, chi non onora la Natura, chi trascura se stesso e chi si lamenta, sia una persona capace di fare il Male assoluto.

Melania Emma

Quando una persona sta veramente bene ed è serena, lucida e in pace, sembra incredibile ma riesce a creare forte scompenso in persone che stanno male e non sono in pace. Una persona che sta bene è intollerabile per chi sta male (soprattutto inconsapevolmente). E la guerra per distruggerla è una rovina per tutta l’Umanità.

Melania Emma

#1

Quando il Diavolo ti sfiora, te ne accorgi dalla tua energia: essa cambia al punto che anche un tuo semplice pensiero diventa un delirio di febbre.

Melania Emma

Tutti stiamo male. Tutti e in modi o intensità diverse.
Eppure c’è chi nel dolore cerca prima di tutto dignità e chi, invece, cerca di far star male qualcun’altro per star meglio lui. Che lo faccia volutamente o inconsapevolmente, importa meno del fatto che cercare di abbassare qualcuno è un atto criminale.

Melania Emma

Le persone che non cambiano idea e che non dubitano mai, fanno paura. Seriamente. Possono solamente aver avuto due genitori chiamati Cinismo e Intolleranza. Saranno genitori fascisti che creeranno solo altra paura. E vuoto attorno a sé, perché la Vita stessa li vincerà.

Melania Emma

LASCIATE ENTRARE IL CANE COPERTO DI FANGO. SI PUÒ LAVARE IL CANE E SI PUÒ LAVARE IL FANGO, MA QUELLI CHE NON AMANO NE IL CANE NE IL FANGO, QUELLI NO, NON SI POSSONO LAVARE.

Jacques Prevert

IL GIOCO

“Mi piaci, sei me, siamo noi. Giochiamo, ti va?”
E’ nella dimensione del gioco che sfoderi la tua divisa migliore, fantasie, eccessi, accessi, successi. E la posta sale, “ma è un gioco”, ti rassicuri. Giocare è bellissimo, ti da potenza, ti senti forte. Poi ti ritrovi in ginocchio perchè hai corso col diavolo e ne hai preso le sembianze.
Con un manipolatore la partita non è la stessa: sono due partite in due, la tua e la sua. Armi e regole sono diverse e tu pian piano assumi le sue, perdendo la tua partita.
Per vincere la tua partita, devi fermare il gioco.
Se vai avanti, perdi tu.
La vittoria sta nel non dargliela vinta, perciò NON FINIRE IL GIOCO.

Melania Emma

VUOI TU PRENDERE…?

Virus

Ti viene detto che sei malato. “Curati!”
Ti curi, per poi scoprire che sei sano.
Che ti hanno accusato, che era solo una prassi.
Scopri che la vera malattia, cieca e inconsapevole, punta il dito a te. “Curati!”
Malattia che però diventerà ben visibile solo quando sarà addosso a te e tu, pieno di pece nera, crederai davvero di essere quello schifo.
Lo crederai a lungo, dormirai così e penserai così. “Curati!”
Ma non sei tu.
Non sei tu quello.
Lo scopri una volta per tutte proprio curandoti.
Scopri anche che la famigerata cura funziona per gli infettati come te, non per l’agente.
L’agente non ha speranza, l’infettato invece può curarsi.
La sola speranza di stare un pò meglio, per l’agente, è che tu accetti la trasfusione che vuole infonderti.
Lo farà con un amore dei più sognati e patinati, dopotutto pensaci: come faresti tu a vendere un veleno senza le leve di Desiderio, Promessa e Incanto?
A travaso completato, l’agente avrà trasposto fuori da sè il suo Male e solo allora gli sarà possibile vederlo tutto intero: lo vedrà addosso a te, mentre egli starà finalmente bene e ti accuserà: “Curati!”
Ma starà brevemente bene, perchè infondere trasfusioni ai volontari è la condanna della sua intera vita e deve ripetere tutto daccapo.
E scopri, molto dopo, quando sarai anche tu un volontario in salvo, che quel Male è davvero enorme per venire accettato dal suo portatore, che è un Dolore talmente atroce che non si può acconsentire a provare e sopportare.
Si può solo, banalmente, miseramente, disperatamente, ciecamente trasferire a chi, volontario, lo accetta come AMORE.

Melania Emma

LA NASCITA DEL NARCISISMO

Semplice e sconvolgente. A lezione da Mauro Scardovelli.

DONNE VITTIME DI VIOLENZA: IL FURTO DELL’IDENTITA’ E DEL PUNTO DI VISTA

Gli ultimi secoli hanno affrontato ciascuno grandi sfide sociali e civili: la battaglia dell’ottocento è stata contro lo schiavismo, quella del secolo scorso contro i totalitarismi. Una delle sfide più impegnative del nostro tempo è quella contro la violenza alle donne.

Un dato classico, ma ugualmente allarmante, ci informa che per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità; ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra. Essa distrugge vite, condiziona famiglie e comunità, rallenta lo sviluppo.

La violenza contro le donne assume forme diverse e si osserva in diversi ambiti. Il più tristemente classico è quello tra le mura domestiche, ma non sono rari gli abusi psicologici e sessuali nelle istituzioni lavorative e in generale in tutte quelle frequentate da donne.

Le molestie sessuali sul lavoro sono purtroppo all’ordine del giorno, ma lo è anche lo strupro come arma di guerra. A proposito di abusi sul femminile vale la pena di ricordare le 276 ragazze nigeriane rapite il 14 aprile 2014 dagli jihadisti. Solo 57 di loro riuscirono a fuggire nei giorni seguenti ma delle altre 219 ragazze, da allora, non si sa più nulla.

Il tema della violenza è uno dei più complessi del nostro tempo perché la violenza è tessuta nella trama delle relazioni tra maschile e femminile e perché essa si struttura anche del segreto, della negazione e delle minimizzazioni, dell’impunità dei persecutori, garantita o coperta dalla vergogna e dal silenzio delle vittime e/o dal volgere lo sguardo altrove dei testimoni.

Il “male” della violenza sulle donne, la parte maggiormente dolente, è l’azione volontaria di abuso di un essere umano contro un altro essere umano.

Questa condizione genera un vero e proprio trauma relazionale.

Quando il maltrattamento sulle donne avviene nell’ambito delle relazioni affettive, la vittima soggetto di maltrattamenti viene “costruita” dapprima attraverso un vero e proprio processo di avvicinamento, che si compone del seguenti passaggi:

  • Seduzione: Il maltrattante attrae la vittima nelle propria rete, questo fa sentire la vittima amata e il maltrattante grandioso;
  • Manipolazione: la vittima si convince di trovarsi in una condizione perfetta, ideale e giusta;
  • Condizionamento: La vittima viene condizionata all’universo di valori del maltrattante.

Il processo si salda, poi, su vere e proprie dinamiche di iniziazione, che impongono alla vittima un nuovo universo di significati e una nuova identità.

Le vengono inflitti dei veri e propri attacchi al senso di identità e alla sua integrità corporea:

Aggressività, imposizione e privazione

  • Procurare dolore fisico con pestaggi, bruciature, sistemi di contenzione ecc.;
  • Infliggere dipendenza attraverso: privazioni del cibo, delle cure, degli oggetti personali, della privacy, della libertà di movimento e di contatto con l’esterno, isolando la vittima ecc.;
  • Soggiogare con il terrore attraverso le minacce di aggressioni o morte al soggetto e/o alle persone care;
  • Disumanizzare attraverso continue denigrazioni e svalorizzazioni e soprattutto con la costrizione a pratiche sessuali umilianti e dolorose.

Controllo e coercizione

  • L’instaurazione di un ordine ossessivo, fatto di controllo intrusivo, di punizioni e sanzioni per comportamenti errati;
  • Obbligare a chiedere il permesso per qualsiasi cosa e punire anche per aver fatto una qualsiasi richiesta;
  • La coercizione produce una ritualizzazione estrema degli atti quotidiani e che porta a comportamenti ossessivi nelle vittime anche a lungo termine.

Derisione e umiliazione

  • Risa, ironia e derisione di fronte alla paura e al dolore delle vittime;
  • Proporre situazioni di scelta impossibile che esitano comunque in un danno per la vittima che diventa colpevole di averlo provocato (devi scegliere tra me e i tuoi figli);
  • Messaggi paradossali (ti impongo la mia violenza perché ti amo troppo)
  • Far agire la vittima in contrasto con i suoi valori, le sue idee, la sua etica per evitare un danno a sé o ad altri;
  • Alternare in modo apparentemente casuale violenza e gentilezza

 

Forzatura psichica e condizionamento del mondo interno della vittima

  • La trasformazione del mondo interno delle donne avviene grazie alla forzatura psichica e all’influenza del torturatore/maltrattante, che invade e modifica. Quello che la donna percepisce, sente e pensa è legato ad un’altra persona e al modo in cui l’altro l’ha pensata. Questo si trasforma inevitabilmente in auto svalutazione, paura di parlare, di chiedere qualcosa, di offendere, di deludere. Il giudizio dell’altro è onnipresente e ostacola il vero percorso del pensiero proprio.

Le donne vittime di violenza vengono “invase”, isolate dai loro punti di riferimento affettivi e sociali, private quindi del loro ”contenitore identitario”, forzate all’accettazione della visione del mondo degli aggressori e “costrette” al silenzio dalla vergogna.

Perdere il proprio punto di vista

Il risultato di questo processo è rappresentato dalla perdita del proprio punto di vista.

Perdere il proprio punto di vista paralizza per la perdita della propria verità. Ciò che le vittime sono costrette a vedere e a fare per sopravvivere, (soprattutto nella violenza cronica) le estranea da un’immagine di sé familiare interrompendo e spesso distruggendo un senso di identità costruito nel tempo e attraverso le relazioni, o impedendone lo sviluppo.

Se conservare il proprio punto di vista ha a che fare con il mantenere la propria consapevolezza e capacità di scelta e affermare la propria identità, perdere il proprio punto di vista significa essere indotte a pensare che solo l’altro sia il detentore della verità, significa diventare deboli e incerte, muoversi in un territorio insicuro, perdere consistenza e indebolire la propria identità

La perdita del proprio punto di vista è un accadimento invisibile di cui le donne non sono consapevoli perché avviene lentamente, a piccole dosi. Tutto è mascherato e coperto dalla relazione affettiva.

Le donne, perciò, spesso non abbandonano la situazione maltrattante perché sono imprigionate in una tela i cui fili sono invisibili ma ugualmente letali. Hanno ceduto tutto, a partire dalla loro identità, cioè hanno ceduto loro stesse. Per fortuna spesso non hanno ceduto i loro pensieri più intimi, che non osano condividere con nessuno, che parlano di libertà e che rappresentano l’unico seme a disposizione per il futuro.

FONTE

LIBERACI DAL MALE

“Molti di noi hanno imparato a proprie spese che, solo perché qualcuno professa di essere un Cristiano non significa necessariamente che lo sia. La Bibbia avverte che nessuno è chi afferma di essere. Ci sono quelli che si professano Cristiani per la reale intenzione di usare la Chiesa e la facciata di pietismo per nascondere le loro intenzioni e i loro comportamenti insidiosi. Ci sono esempi in ogni religione, dai genitori ai leader della Chiesa”
Gail Meyers

La mia dolce-cara-mammina, piccola, tenera e con la sua vocina flebile, “milita” in Caritas da anni ed anni, offre da mangiare ai poveri cucinando ai pranzi comunitari delle parrocchie, viaggia il mondo per le Missioni Umanitarie e prega, prega, prega incessantemente per me, affinché io finalmente guarisca dal Male e diventi buona (ossia resti suo cavalier servente a vita). Non ha mai mancato di dirmi quanti e quali voti fa alla Madonna, per me. Sono sua figlia unica (meno male) e quando iniziò a perdere il suo potere su di me, oltre ad invecchiare ogni mese di un anno e perdere luce proprio come una lampadina usata (era la mia luce), tra le varie invettive mi scagliò rabbiosa anche un “Si può sapere cosa troverai di tanto più grande dell’amore di una madre???”. “L’amore di Dio, madre”, le dissi… Battuta sul suo stesso terreno.

Melania Emma

PERCHè IL DOLORE DIVENTA QUALCOSA DA AMARE?

Un articolo sconvolgente questo, che tocca punti essenziali della relazione perversa, con parole cosi semplici da andare molto a fondo….fatelo girare, vi prego. Mel

Ci sono uomini, ma anche tante donne così come scrivono anche alcuni miei colleghi psico-blogger su Tiscali che sono incapaci di amare e che nella relazione con l’altro non possono fare a meno di usare la manipolazione affettiva come modalità pervasiva nel contatto con l’altro/a. La manipolazione dell’altro e della relazione è il pane quotidiano di questa tipologia di persone, che anche se spesso inconsapevolmente, ha lo scopo di distruggere, di annientare l’altro/a, ora amato, ora odiato, ora ammirato, ora invidiato
Nell’entrare in relazione con questa tipologia di persone, che non basterebbe chiamarle solo narcisisti, perché da un punto di vista clinico spesso hanno tratti borderline, istrionici, antisociali e paranoici si entra nel mondo di una relazione d’amore perversa, al limite della tortura. Nel dialogo con loro si ha spesso la sensazione una volta di parlare con un gattino che fa le fusa, altre volte si ha la sensazione di parlare con un boia che vuole decapitare le teste. E’ la dualità di queste personalità quella che in un certo senso “confonde” le prede d’amore, che si ancorano alla parte più buona, ma che è sempre e comunque manipolatrice e incapace di amore. Queste persone hanno un alta considerazione di sé e ovviamente scelgono per loro stessi/e chi li/le ama e tendono in ogni modo a tenerlo/le in pugno. Sicuramente non per costruire una storia d’amore, ma trarne un vantaggio, in termini di sicurezza e di base sicura (vedi in archivio i miei articoli sull’attaccamento)
Se è vero che spesso le vittime agiscono con il massimo sforzo per ottenere il minimo delle briciole d’amore, è vero che il manipolatore o la manipolatrice agiscono con il minimo sforzo per ottenere il massimo vantaggio. Sono inconsapevoli perlopiù. Agiscono con molta naturalezza e senza fretta, anzi, sarà proprio la preda a consegnarsi ogni volta alle sue mani, perché anche la più banale delle mosse, come per esempio quella del silenzio, non serve ad altro che stabilire l’asimetria della relazione (chi ha il potere, chi no). E chi ama spesso non ha potere in queste relazioni. Questo succede spesso perché la preda è stata toccata su un nodo profondo che ha a che fare con la sua vita affettiva e non ha strumenti per poter gestire “il vecchio” che ancora vive nel presente. Nella preda spesso si assiste ad una vera e propria scissione, la mente può sapere che tutto quello che sta succedendo è nocivo per la propria salute e per il proprio equilibrio, che la vita personale si sta prosciugando, che si hanno meno energie per il lavoro e per lo studio, che non si frequentano più spesso familiari e amici. L’amore è diventato totalizzante, come una droga nei confronti del/della proprio/a aguzzino/a. La scissione è un aspetto molto interessante anche nei racconti che la preda d’amore fa: un giorno lui o lei è amorevole, un giorno è un boia. Questo confonde totalmente anche chi sta vicino alla persona e sente i suoi racconti, pensiamo agli amici, che nel vortice dell’ambivalenza non capiscono più cosa sta succedendo alla persona cara. Spesso, se non sono amici che amano davvero, si allontanano.
L’effetto di queste relazioni è spaventoso, proprio perché si diventa lo specchio del narcisista, e la preda d’amore non comprende che tutto è finalizzato ad un utilizzo egoistico dell’amore incondizionato della preda, e la speranza che provino un senso di colpa per quello che stanno facendo in realtà è impossibile perché non hanno occhi per vedere l’altro. Con questo intendo che, non riuscendo a vedere sé stessi, perché non sanno chi sono, non possono sviluppare una capacità empatica nei confronti dell’altro, e se gli viene richiesta, scimmiottano, solo perché hanno paura di perdere il loro giocattolino.
La tenerezza è un’arma per nutrirsi della vittima, sino a svuotarla. Sono tanti e tante, le donne e gli uomini, che sono rimasti/e imbrigliati nella rete di una relazione così disfunzionali. Eppure, per ciò che ho potuto sentire, nonostante il riconoscere che la relazione è tossica rimangono appesi. Nonostante depressione, disforia, attacchi di panico, disturbi alimentari ecc….
Credo che una delle maggiori difficoltà sia proprio nella capacità di centrare su se stessi l’analisi sulla situazione, ma con il tempo mi sono reso conto che questo non basta, perché le persone sentivano comunque che qualcosa rimaneva appeso, rimaneva legato. E in questo caso, facendo tesoro degli insegnamenti della Telfener sulla forme di addio, ognuno ha il suo modo di esprimerlo. Trovare il centro non basta a risolvere una relazione di quel tipo, ma va rotto il gioco perverso che il narcisista ha messo su per tenere imbrigliata l’altra persona, (e spesso è la promessa d’amore) e questo ha sempre a che fare con un nodo molto profondo della preda (il narcisista spesso non lo sa) e che esprime emozioni di rabbia, di dolore. E’ per questo che queste relazioni finiscono sempre con dolore, con rabbia, perché non sono legami di bontà.
I/le manipolatori/trici scimmiottano l’amore, fanno finta di amare, sono in grado di dire di voler bene, possono persino parlare che un giorno ci sarà un matrimonio, un viaggio assieme. Ma la regola è sempre la stessa: ad ogni finta carezza sussegue un colpo di martello che spaccherà il cuore. Più carezze ci saranno, più colpi si prenderanno. L’obiettivo del narcisista è tenere in qualsiasi modo vicino la preda d’amore. E la preda dev’essere disposta davvero a vedere di tutto: altro che le 6 frustate finali in cinquanta sfumature di grigio…
E allora la domanda più semplice da porsi è questa: Cosa sto amando di lui/lei? Perché il rifiuto, il maltrattamento, la manipolazione e il raggiro divengono qualcosa da amare?
La situazione peggiore e il campanello di allarme aumenta di volume quando si sente di non avere più scelta, persino quando si dice: “Ho incontrato lui/lei nella mia vita e ora non posso tornare indietro“. Sembrano le maledizioni del cielo, ma non è così. Lui/lei è solo una persona molto danneggiata che si è incontrata nella propria vita. Si può andare avanti invece. Il manipolatore non è mai autentico e se lo vedeste in faccia per quello che realmente è fuggireste a gambe levate. Ma comprendo, dai racconti che sento, che questo processo avviene solo dopo un po’.
Dietro la trappola c’è sempre un ricatto affettivo a volte molto impercettibile, e una minaccia, costruita ad hoc proprio sul vostro tema più dolente. Se avevate paura degli schiaffi di vostra madre, probabilmente il vostro manipolatore ha intercettato questa paura e la usa contro di voi spaventandovi o minacciandovi di lasciarvi se continuate a confrontarlo o chiedergli/le tutto ciò di cui voi avreste bisogno per poter sopravvivere.
Scordatevi che il manipolatore si attribuisca una colpa, e quando lo fa è solo per fini egoistici, per esempio tenervi lontani per un po’. Non ci sarà mai un discorso profondo di riconoscimento di quanto può avervi ferito/e. La colpa sarà prevalentemente vostra, sia nei vostri difetti, e quelle più difficili da scardinare sono proprio quelle che fanno diventare i pregi una colpa. Perché se sapete amare, probabilmente questo diventerà una colpa del fatto che il vostro rapporto non andrà bene.
Un occhio di riguardo alle lusinghe. Queste sono sempre finalizzate ad ottenere qualcosa da voi, a mantenervi vicino, e a farvi ingerire un boccone amaro. Perché non dimenticate che siete il giocattolo preferito del narcisista. A questo ricordate tutte le volte che invece vi ha denigrato senza chiedervi mai scusa. Il narcisista non ha capacità di integrare, ma è un bambino capriccioso e arrabbiato che non si impegna, che vede 1000 giochi e non ne sceglie nemmeno uno. Questo il suo triste destino.
Un aspetto molto importante per le prede d’amore è quello di riconoscere di vivere all’interno di una relazione che crea sofferenza, e che ci si sta nutrendo di quello. Decidete quante scorpacciate volete ancora farvene, ma prima o poi dovrete fare i conti con le forze che saranno sempre meno, e con la vostra vita che sta diventando un deserto.

Fonte