La gente farà qualsiasi cosa, non importa quanto assurda, per evitare di incontrare la propria anima.

Carl Gustav Jung

Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.

Carl Gustav Jung

ISTRUZIONI PER FARSI ODIARE

(Versione completa e correttamente tradotta di un passo del Libro Rosso di Jung. Oggi questa “lezione” fa automaticamente scattare il bollino di egoista e cinico; e chi mai vorrebbe sentirsi tanto cattivo? La strada per l’autostima è molto amara…)

«Tu non devi intervenire sull’Altro, ma su di te, a meno che l’Altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione. Comprendi tu quello che l’Altro fa? Mai… D’altronde come potresti? E un altro comprende ciò che fai tu? Da dove viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro? Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Perché hai da tacere sugli altri? Perché ci sarebbe molto da dire sui tuoi propri demoni. Ma se tu hai opinioni sull’Altro e agisci senza che lui abbia chiesto la tua opinione o il tuo consiglio, lo fai perché non riesci a distinguere te stesso dalla tua anima.
Tu stesso hai bisogno del tuo aiuto; devi tenere pronti per te stesso opinioni e buoni consigli anziché correre dagli altri a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Che cosa sono dei demoni che non agiscono per conto loro? Perciò lasciali agire, ma non attraverso di te, altrimenti tu stesso sarai un demone per gli altri. Lasciali a loro stessi, e non volerteli accaparrare con amore maldestro, apprensione, prudenza, consigli e altre presunzioni. Altrimenti faresti il lavoro dei demoni, saresti tu stesso un demone e finiresti nella pazzia. I demoni però gioiscono della pazzia degli uomini indifesi che vogliono consigliare e aiutare gli altri.
Perciò taci, e compi in te stesso l’opera di redenzione; allora i demoni dovranno tormentare se stessi, così come tutti i tuoi simili, che non distinguono se stessi dalla propria anima e si lasciano perciò ingannare dai demoni. E’ crudele abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi. Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poiché gli dai un cattivo esempio.»

_Carl Gustav Jung – “Prove” dal Libro Rosso

SGUALDRINA

“Tu non devi intervenire sull’altro, ma su di te, a meno che l’altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione. Comprendi tu quello che l’altro fa? Da dove ti viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro? Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Tu stesso sei forse perfetto? Tu stesso hai anzitutto bisogno del tuo aiuto; devi tener per te stesso opinioni e buoni consigli anzichè correre dagli altri, come una sgualdrina, a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Non hai bisogno di atteggiarti a Dio. È crudeltà abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi. Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poichè gli dai un cattivo esempio.”
_C.G. Jung – Libro rosso

Chi obbedisce alla sua anima può far a meno delle ingiurie come delle lodi.
_Carl Gustav Jung

…DI QUESTE DONNE

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Jung diceva che le donne sofferenti di un complesso materno negativo falliscono spesso nella prima parte della vita, da loro attraversata come in sogno. L’esistenza è per loro una fonte costante di sofferenza e d’irritazione. Ma se riescono a superare il complesso, nella seconda parte della loro esistenza scoprono tutta la spontaneità e la giovinezza che sono loro mancate fino ad allora.
Benché una parte della loro vita sia stata perduta, il suo significato è stato preservato. Questa è allo stesso tempo la tragedia e l’esaltante avventura di queste donne.
Non si sfugge al proprio destino, bisogna accettarne tutta la sofferenza prima che un giorno arrivi la soluzione, infinitamente semplice (…).
La donna che ha vissuto un’esperienza di questo tipo è stata privata di quella parte della sua vita di cui approfitta invece la donna che ha avuto un complesso materno positivo. La seconda resterà però inconsapevole di alcuni aspetti psichici profondi. La prima invece, avendo per così dire dovuto fare il giro del mondo per trovare la vita, ne avrà scoperto le ricchezze e il significato sacro.
Per lei, il semplice fatto di vivere è un’esperienza di illuminazione.
Avrà piena coscienza di ciò che fa, perché questo è il premio delle sue sofferenze. E’ appunto quanto intendeva Jung quando diceva: “una parte della vita è stata perduta, ma il significato è preservato”.
_Marie-Louise von Franz

A-M-A-R-E

E’ facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova.

Carl Gustav Jung