BUON 2020!

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Questo è il primo post inaugurativo di _pillolina_, un progetto Instagram in pillole grafiche attivo dal primo gennaio 2020: come proposto anche nella Pagina FB, perchè non celebrare i nostri sofferti percorsi di rinascita con un buon antiparassitario in pillole? Vieni a trovarmi, sei il benvenuto, mi trovi là tutti i giorni!

Buon primo dell’anno e Buon 2020 a tutti i cercatori di benessere! Com’è andato il vostro inventario dell’anno appena finito? Qui ve ne propongo uno, quello di Dorothy Parker (che definire scrittrice è riduttivo), la cui esistenza non fu affatto buona con lei, ma la cui penna sarcastica e lapidaria è roba per pochi. Dot è tra i mille autori che hanno regalato al mondo stupende parole lucide e sappiamo tutti come siano importanti le parole lucide quando si cerca aiuto: c’è sempre bisogno di qualcuno che dia un nome a ciò che accade. E che sia LUCIDO.
Chi mi conosce bene sa quanto siano importanti le parole per me, sa quanto amo il giorno 1 (forse perchè ci sono nata?) e sa quante ma quante poche persone lucide io abbia avuto attorno. Spero che questi siano parametri validi per l’inizio di questo mio progetto grafico in parole (alcune già edite da me, nel blog “l’indorata pillola”), con cui vorrei condividere le parole che mi hanno molto aiutata a mantenere la guarda alzata DOPO aver alzato la testa. Dopo una vita di manipolazione. Dopo che si è “guariti” dai troppi sì. In quanti siamo su questo cammino? Io l’ho scoperto dopo i primi passi: siamo tanti! Dunque non siamo soli, non dimentichiamolo.
Tra gli scritti di questa disincantata autrice, mi permetto di segnalare “Tanto vale vivere”. Tra i mille auguri che si scambiano in questi giorni, mi permetto invece di fare il mio più grande augurio a TUTTI quelli che hanno capito che il benessere non va solo raggiunto, ma anche assolutamente mantenuto. E pure in Bodoni.
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Ps: tutte le parole da me pubblicate ovunque in questi sette anni, sono parole di chi cammina, non di chi è arrivato. Quando taceró, allora sì sarò arrivata.
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Ps2: il progetto si chiama @_pillolina_, sarà attivo su Instagram (contatti, stories, community, ecc) e tutto il materiale è pubblicato e scaricabile QUI.
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Buon cammino a tutti noi!

Melania Emma

Quando vedo il dolore di chi scopre di non essere amato da chi doveva solamente amarlo, come un genitore, mi rendo conto che diventerà egli stesso una persona capace di amare solo un suo simile. Perché chi ha la fortuna di non provare quel dolore e quell’assenza, può amare chiunque, mentre quel dolore ti può far amare soltanto un altro combattente.

Melania Emma

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L’hai trovata? E per quanto è rimasta?
Alla fine, la felicità non è l’obiettivo finale, ma un sottoprodotto della Ricerca di Senso.
Un Senso che prescinde dal proprio interesse e guarda verso qualcosa o qualcuno al di fuori o al di sopra di sè stessi.
Ecco perchè c’è tanta infelicità ed ecco perchè non dura, se non attimi.
Ma soprattutto, ecco perchè una persona patologica avrà sempre quella fame che obbliga al rifornimento continuo. Così la chiamo io quella brama di emozione a tutti costi, perchè tale è: fame. E quando sopravvivi, è al prossimo pasto che pensi, non alla felicità.
Melania Emma

LIMITI

Il momento in cui metti uno stop ad una persona che sta approfittando di te o non ti sta rispettando, é il momento in cui ti definisce egoista, pesante, pazzo. Il manipolatore odia i limiti.
Melania Emma

FOCUS

Il Narcisismo Patologico non è una patologia che, una volta individuata e diagnosticata nell’altro, spiega poi tutto il TUO dolore e magari anche il TUO comportamento passato.
Fai prima ad accettare il fatto che TU sei rimasto a lungo in una relazione abusante, sopportando e giustificando. Oppure che attrai, anche brevemente ma reiteratamente, personaggi abusanti e manipolatori, senza riuscire a reagire.
Cercare di capire perché TU lo fai e individuare bene i TUOI schemi, ti allontanerebbe dal NP molto più dello stesso no contact. Portare il focus su di TE e toglierlo all’altro, é difficile ma risolutivo. Ed è per questo che, spesso, lo si mantiene ostinatamente e comodamente sull’altro.
Melania Emma

VUOI UN GERBILLO? PRENDITI UN GERBILLO.

Non si può avere una discussione con un Narcisista Patologico. Anche se mantengono un tono accattivante e ben modulato, sono proprio i contenuti che languono.
I contenuti sono limitati, non spaziano, non aprono, non creano nulla, non portano a NULLA. Parlano per riempire il vuoto (il loro). Sono contenuti per interlocutori fino a 12 anni al massimo. E non per questione di cultura, ma di “adultità”: non sono adulti.
Se tu sei adulto, non ti relazioni con loro. Punto. Se perseveri, l’infante non é più uno solo.
Bene che vada, un NP parla del suo monotema “lavoro”, del suo monotema “hobby” (entrambi vissuti ossessivamente e come riempitivo del loro vuoto) e del monotema “odio-tutti-bleah”.
Di quei “tutti” egli però ha bisogno come l’aria, per non sentirsi incorporeo. E quei “tutti” pensano che sia possibile parlare con quello splendore che appare, dimenticando che mentalmente é al livello 12.
E qui si crea il merdone.
“Gli ho soltanto chiesto una spiegazione, volevo capire il perché di […] ed é finita che mi ha ricoperta di insulti bloccandomi dappertutto e la cosa peggiore è che mi sento in colpa. Non ho fatto nulla ma mi sento una merda. Sto malissimo.”
Anni e anni consumandosi a riprovarci da tutte le angolazioni, non faranno di uno scorpione un gerbillo. Lo scorpione fa il suo mestiere, punge, per quale motivo con te dovrebbe essere un puccioso gerbillo? Ha senso un adulto che piange perché punto da uno scorpione trattato da gerbillo?
Ahhh… “adultità” portami via…
Melania Emma
(per questo post nessuno scorpione é stato ucciso o maltrattato, ma solo usato come metafora)

CINQUE DOMANDE PER USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

1 – Cosa davvero conta per la mia vita?
2 – Come impiego la mia energia vitale?
3 – Cosa/chi voglio ancora salvare/cambiare?
4 – Questo cambierà/guarirà la mia vita?
5 – Mi piaccio così?

VUOI VERAMENTE USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA? Mi fa piacere, ma per uscirne serve un cambio radicale di prospettiva: è impossibile farcela restando nel vecchio ordinamento di pensiero da dipendente affettivo. Questo significa la parola RADICALE: smettere di stare in posti a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di interagire con persone a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di volere cambiare qualcosa di esterno credendo che questo migliorerà la tua vita. E tu? Quando e quanto investi su di te? Con la filosofia del Peace&Love NON NE ESCI. Fatti le domande qui sopra e resta su quel focus, sennò girerài sempre in loop come un criceto nella ruota.

PERCHÉ CON LA FILOSOFIA DEL PEACE&LOVE NON NE ESCI?
Te lo spiego con la mia attuale prospettiva e le SCELTE RADICALI attuate per me: se evitare la feccia, stroncare polemiche/abusi e tenere pulito il mio spazio significa “evitare il confronto, essere nazisti e intolleranti”, per me è SUPER OK. Considero queste definizioni “di pancia” come auto-certificazioni di chi me le butta addosso, quindi ringrazio pure per essersi auto-palesato. Io non sarei MAI E POI MAI sopravvissuta al Narcisismo Patologico grazie al confronto, alla democrazia e alla tolleranza: queste sono le primissime leve cui si appella una persona patologica quando una sana non accetta l’abuso.
Ho imparato che al giochino del buonismo partecipano i manipolati. E posso confermare che nelle altitudini l’aria è meravigliosamente rarefatta per sprecare fiato.
Un abbraccio a tutti quelli che vogliono uscirne.
Melania Emma

Certe persone devono per forza barare, sennò perderebbero sempre.
Melania Emma

EMOZIONI? INSERT COIN

Capisci quanto valgano le tue emozioni solo quando qualcun’altro che risuona come te ti avvolge col calore delle sue. E capisci quanto devi proteggerti, gelarti e indurirti quando invece per qualche altro sei solo uno strumento per il suo spettacolino.
Non dare emozioni solo perché tu sei solare o spontaneo. C’è chi ti scambia per un distributore di emozioni, ti usa come reagente al suo bisogno di avere un pubblico. Perché vuoi fare la sostanza che prende parte ad una reazione chimica, quando hai capito che sei un flusso continuo di vita che molti sono costretti a rubare?
Non dare emozioni é la prima delle contromanipolazioni. Passi per strano, duro, rigido, pesante, difficile, problematico, troppo serio? Certo, ma il prezzo da pagare è ancora più alto quando fai il donatore spontaneo di vita e il gettone te lo inserisce un manipolatore.
Melania Emma

FARE DOMANDE

Fare domande è una buona contromanipolazione. Senza aggredire e possibilmente sorridendo, si può chiedere al manipolatore “perché me lo stai dicendo?” oppure “ma esattamente cosa vuoi dirmi?”. Spesso non si fanno domande schiette e semplici per non sembrare stupidi, o per non sembrare provocatori. Ma “per non sembrare” questo e quello, ci si inguaia anche peggio.
Con un manipolatore non ci si può rilassare e non gli vanno rese le cose facili, è sufficiente che percepisca che siamo attenti (che per loro vuol dire difficili). Quindi fare domande, obiettare, magari utilizzando un’aria da finti tonti che non offende nessuno e che non ci rende accusabili di nulla.
Spesso mi accade di ottenere reazioni di rabbia, insofferenza e intolleranza al mio porre domande e lì mi accorgo della “pasta” dell”interlocutore: se non si impegna a spiegare, voleva qualcosa da me e non la sta ottenendo. A volte mi capita (troppo comico) che mentre ascolto una risposta nervosa o aggressiva alla mia domanda, mi venga chiesto “Perché mi guardi così?” e li non c’è molto altro da aggiungere…
Spesso i manipolatori si qualificano da soli, ma bisogna metterli un po in difficoltà, appunto contromanipolando quando sentiamo che qualcosa stona.
Fate domande quindi, non tenetevi i “Perché?” fra i denti, perché un manipolatore conta moltissimo sull’educazione altrui! E voi avete smesso già da tempo di far stare comodi gli altri, giusto?
Melania Emma

COS’è LA CONTROMANIPOLAZIONE, ESATTAMENTE?

Contromanipolare significa agire volutamente e sistematicamente in modo narcisistico con un narcisista patologico, non al fine di distruggerlo o ferirlo, ma al fine di proteggere la nostra parte emotiva. Lo scopo non è cambiare l’altrui comportamento nè la vendetta, ma portare noi ad un livello di parità (o comunque ad uno standard dignitoso) dopo che la controparte patologica ha tentato (o è riuscita) di manipolare, abusare, intimidire o comunque ha tentato di suscitare da parte nostra una reazione/comportamento utile esclusivamente alla sua persona. Da quel livello di parità poi raggiunto, il fine ultimo è staccare, tagliare, voltare completamente pagina. Anzi, buttare via il libro.
Melania Emma

Tutta la questione di una crocerossina sta nello smettere di dovere e nell’iniziare a VOLERE.

Tu hai già inziato a pensare di cambiare lavoro?

Melania Emma