Da una donna narcisista in terapia: “Il mio primo impulso resta manipolare. Non c’è cura, solo autocontrollo.”

Quando i narcisisti patologici riflettono e posano lo sguardo su di sè, sono momenti rari, anche se poco duraturi, e offrono un punto di vista esclusivo di cui fare sempre tesoro. Condivido questo scritto dal blog “Arte di salvarsi”, il top assoluto in materia. Buona lettura e buona riflessione! Mel

L'arte di salvarsi

Trad. dal russo by Nadia Plamadeala
Testo originale https://www.wonderzine.com/wonderzine/life/experience/242907-narcissistic-disorder)

Il disturbo narcisistico di personalità raccontato da una narcisista

“Non sono così pericolosa come sembra”

 I narcisisti ci fanno paura. Sono soggetti di libri e di gruppi online. Sappiamo tutti che sono inclini alla manipolazione e raramente mostrano empatia. Ma pochi sanno cosa pensano di se stessi.

Tania ha trentasette anni. Un anno fa ha scoperto di avere il disturbo narcisistico di personalità e ha deciso di provare a cambiare vita. Scrive dei suoi successi in un canale Telegram in russo chiamato “Narcisismo atipico”. Abbiamo parlato della sua esperienza con la psicoterapia e di cosa significhi per lei vivere con questo disturbo.

“Prima non immaginavo nemmeno di essere una di quelli che vengono chiamati narcisisti. Al contrario, come tutti, ero diffidente nei confronti di queste persone, le biasimavo. Ho cercato di stare lontano da loro. Ricordo quando ho appreso la…

View original post 3.324 altre parole

DOPO LA FINE DI UNA RELAZIONE CON UN NP LI VEDO DAPPERTUTTO

Cari lettori,
ho una domanda in apparenza semplice che una lettrice mi pone e mi chiede di pubblicare. Con la sua domanda, pubblico anche la mia risposta al suo quesito, ma soprattutto chiedo a VOI un vostro commento per dare un parere….si sa quant’è importante sentire diverse campane, no? Ringrazio tutti fin da ora 🧡
Melania Emma

DOMANDA
“….avrei una domanda, la domanda magari potrà essere ripubblicata perché immagino che il mio possa essere un dubbio comune, se invece il discorso è stato già affrontato chiedo scusa in anticipo.
Allora, io sono uscita da un tira e molla di 5 anni con un narcisista, uno dei peggiori, esattamente conforme al peggiori stereotipi che possono essere stati descritti, fortunatamente dopo anni di dolore, terapia e maltrattamenti ho smesso di vedere e sentire questa persona da luglio e con la scusa che lo avrei denunciato (essendo lui molto furbo mi ha lasciata in pace). Nel momento in cui ho lasciato andare lui ho conosciuto ad agosto un altro ragazzo con cui ho iniziato una storia, già di per se problematica che è finita a dicembre con episodi casuali.
Ora vengo alla mia domanda, analizzando la cosa ho sempre più il sentore che questa persona che frequentavo fino a poco fa sia un altro narcisista, purtroppo quando si è dentro si vede poco e avendo anche solo questo istinto preferisco non continuare la cosa.
La mia domanda ora è: dopo la fine di una relazione con un narcisista, dalla tua esperienza, è più comune essere “paranoiche” e vedere il male o il narcisista ovunque o al contrario siamo più attente a individuarlo? Spero di essermi spiegata.”

RISPOSTA
Ti rispondo per la mia personale esperienza: dopo la fine della mia vecchia storia col narcisista (covert), ero in terapia serrata e non volevo assolutamente relazioni di nessun tipo, proprio perché (come dici tu) li vedevo dappertutto ed ero conscia che non avrei saputo individuare uno sano da uno bacato. Quando mi sono rafforzata un po’ emotivamente, ho accettato alcuni mesi di sesso (chiamarla storia é ridicolo) ma solo perché era impegnato e non avrebbe potuto chiedermi di più e quindi, forte di questo, ero io in controllo. Fino al punto di chiudere appena ha iniziato a rivelarsi un personaggio problematico. Era solo una “evasione” durante la mia terapia, alla quale mi sono dedicata anima e corpo, perché per me era fondamentale (sempre come dici tu) riuscire a individuarli. Ti dico quindi, oggi che la “missione” è compiuta: no, non riesci ad individuarli senza un lavoro su di te. A me non bastava leggere pile di libri per sapere chi sono loro, nel mio caso mi è servito VEDERE ME, le mie falle e i miei ganci. Così a bocce ferme e centrata su di me, riesco ad annusarli anche da una chat. Ed é solo questo che mi permette di avere oggi rapporti sani.
(Però magari ci sono altri percorsi e modi, questa è solo la mia esperienza e, se può servire, sarò ben felice di dare altre risposte a chiunque!)

FONTE

Lo psicologo bravo insegna a pensare. Egli è solo uno che ha imparato a pensare ed è in grado di passare il suo metodo agli altri, perché è proprio dai pensieri errati che viene il dolore. Non da altro.

Melania Emma

SENZA SPORCARSI LE MANI

Può uno sguardo fare paura? Può confondere, togliere ogni sicurezza rispetto al proprio modo di essere in relazione alle situazioni?
Può la semplice presenza di ‘quella’ persona, farci sentire inadeguate ad ogni contesto, incapaci di affrontare e risolvere qualsiasi problema? Uno sguardo che ci accompagna e ci giudica in ogni minimo gesto quotidiano, che ci fa sentire di non essere mai come ‘dovremmo’ essere.
Può uno sguardo, quello sguardo, essere su di noi anche se quella persona non è con noi in quel momento?
E può essere che quello sguardo appartenga ad una persona cara, ad un fidanzato, un marito, un padre o un famigliare?
Io credo proprio di sì e credo che spesso dentro la sensazione di essere inadeguate, sbagliate, inopportune e incapaci, dietro agli sguardi sfuggenti o al contrario sfidanti e disperatamente provocatori di molte donne, si possano celare situazioni di violenza psicologica, esercitata all’interno della sfera privata.
Non ci sono solamente le violenze ed i maltrattamenti fisici che segnano profondamente le persone, ma anche quelli psicologici che non lasciano lividi ed escoriazioni visibili nel corpo, ma non di meno producono ferite in luoghi non visibili, dentro le persone, e segnano profondamente la loro vita.
Possono essere violente le parole? Possono i toni di voce o i silenzi ferire e, se protratti, togliere ogni sicurezza e gioia di vivere? Sì, ci sono parole che possono ferire profondamente come pugnali, possono essere usate per umiliare e giorno dopo giorno possono distruggere una persona. Ci sono aggressioni che non agiscono direttamente sul piano fisico come uno schiaffo, una spinta, un pugno, un calcio, ma giorno dopo giorno creano un clima invivibile ed attuano un processo di distruzione psicologica attraverso parole denigratorie continue (non sai fare nulla, sei proprio una persona inutile, che cosa vuoi parlare tu che non sei nessuno, solo una povera idiota potrebbe fare quello che fai tu). E poi ci sono i gesti ed i silenzi accusatori, gli sguardi e i toni di voce di continua disapprovazione che ridicolizzano ogni cosa detta o fatta.
Un clima di disapprovazione continua dove qualsiasi atteggiamento o comportamento viene ritenuto sbagliato, inadatto. E questo non è tanto perché, come chi perpetra violenza psicologica vorrebbe far credere, è un comportamento ad essere preso di mira, ma è invece presa di mira la persona in quanto tale, in ogni cosa che fa ed in cui manifesti la propria individualità e la propria identità.
Non a caso la violenza psicologica, silenziosa ed invisibile ma non per questo meno devastante di quella fisica, viene esercitata sulle donne per lo più in famiglia o nella coppia, da un padre, un marito o un fidanzato che, in questo modo, ribadisce il proprio dominio e la propria superiorità.
Parole, gesti, toni allusivi, offese velate o esplicite che possono umiliare, distruggere lentamente ma in profondità, senza sporcarsi le mani.
E la cosa più terribile è proprio quando questo atteggiamento viene attuato da una persona cara, che si ama o si è amata profondamente e verso la quale ci si è aperti e con fiducia.
La violenza psicologica è un processo di distruzione costituito da manovre ostili che possono essere esplicite o nascoste. La svalutazione di tutto ciò che una persona fa o pensa, a cui è interessata o in cui crede. Oppure la limitazione della libertà di movimento, come impedire alla donna di uscire da sola magari adducendo motivi circa la pericolosità dei luoghi, degli orari, o trasformando la rinuncia come prova d’amore o di fedeltà.
O ancora la limitazione della libertà economica, mettendo la persona in condizione di dover chiedere per far fronte ad ogni esigenza personale e famigliare.
Ma possono essere anche manovre più nascoste come il sarcasmo, la derisione continua, il disprezzo, espresso anche in pubblico con nomignoli o appellativi offensivi, mettendo costantemente in dubbio la capacità di giudizio o di decisione.
Tutto questo protratto nel tempo fino a destabilizzare una persona e distruggerla senza che chi le sta intorno se ne accorga e possa quindi intervenire.
Le donne sottoposte costantemente a questo clima ‘vacillano’, cominciano a dubitare dei propri pensieri, dei propri sentimenti, si sentono sempre in colpa, inadeguate e spesso si isolano o vengono isolate perché assumono comportamenti non spontanei, scontrosi, lamentosi o ossessivi con le persone che intorno non comprendono e giudicano negativamente. Così la donna resta isolata, senza appoggio.
La violenza psicologica è una violenza oggettiva, chi subisce aggressione psichica è sottoposto ad un evento traumatico, chi è sottoposto a violenza psicologica si trova in uno stato di stress permanente.
Nella coppia la violenza psicologica è spesso negata e banalizzata. Si tende troppo spesso a considerare la donna complice dell’aggressore perché non riesce, non sa o non vuole ribellarsi, ma questo è esattamente il risultato della violenza esercitata. La vittima di violenza psicologica è paralizzata, confusa, sente il dolore, la sofferenza emotiva, ma non riconosce l’aggressione subita.
Il problema relativo alla violenza psicologica, infatti, è relativo al riconoscimento di essa, alla consapevolezza di esservi sottoposti.
La difficoltà per molte donne è legata al dover ammettere a se stesse di amare o aver amato qualcuno da cui, invece, ci si deve difendere; al dover abbandonare l’ideale di amore romantico per cui il fidanzato o il marito che offende o denigra, con il nostro amore, cambierà. Occorre rinunciare all’ideale di tolleranza femminile e spesso, molto spesso, è difficile arrivare da sole e senza aiuto a riconoscere di essere state sottoposte ad aggressioni psicologiche.
Occorre chiedere aiuto, occorre venire aiutati da esperti.
Spesso l’unica soluzione è chiedere aiuto in relazione alla presenza dei sintomi che derivano dalla costante tensione interiore, dal dover reggere la situazione, sforzandosi di non reagire, spesso di comprendere e giustificare e ancora dallo stress che la confusione stessa genera.
I segnali di malessere si possono individuare nei disturbi del sonno, nell’irritabilità, nell’insorgenza frequente di mal di testa e cefalee, nei disturbi gastrointestinali o in un continuo stato di apprensione, di tensione costate e di ansia. Questi possono essere considerati segnali di disagio di cui è opportuno verificare l’origine per poter, spesso lentamente e con fatica, prendere consapevolezza delle aggressioni subite, comprendere perché le si è assorbite e ridefinire i propri limiti di tollerabilità, in modo che non vengano mai più oltrepassati.

Cinzia Sintini
(psicologa-psicoterapeuta)

Fonte

Dopo l’abuso narcisistico, se ti sarai impegnato a fondo nel tuo cammino di rinascita, ti prometto che sarai una persona nuova. Non esisterà quel giorno che ti sveglierai ed andrà tutto bene. Non te lo prometto, questo. Ma esisterà il giorno che accadrà lo stesso un qualcosa che non volevi, che non doveva accadere…e tu saprai gestirlo senza soccombere, senza annullarti, senza dover ferire nessuno e traendo il meglio da quello schifo.
“Ciao, quanto tempo! Volevo sapere che fine avevi fatto” – ti diranno.
“Ho fatto una bella fine” – potrai rispondere sorridendo.
Melania Emma

La vera ragione per cui non si inizia (o si sabota) una psicoterapia? Perché si sa perfettamente che tutto cambierebbe. Non per i soldi, non per il tempo, nemmeno per pudore. No. Perché si sa che si prenderebbe ineluttabile atto di “cose scomode” e ci sarebbe pure un testimone lì con te davanti alla tua grande merda. Ops…profumata e indorata però, sennò non la si mangerebbe ogni giorno. E da questo punto di vista, non vale mai la pena svegliarsi se si sta sognando.

Melania Emma

EDUCAZIONE MENTALE

Voglio dire una cosa importante. La specifico: se vuoi DAVVERO il principio attivo e non l’indoratura, NIENTE SI SOSTITUISCE AD UNA PSICOTERAPIA.
Una buona terapia, di qualunque scuola purché seria, EDUCA LA MENTE a lasciare andare (gestire) ciò che fa soffrire. La sofferenza non potrai mai evitarla e te la vedrai sempre coi tuoi mostri, ma con una mente educata disponi di MEZZI E TEMPI RAPIDI per gestire stati emozionali (per non dire patologici) che durerebbero forse anni. Decenni. Una mente educata riduce a tre parole i concetti tormentati, la mente educata trova le risorse per soccorrerti, essa odia perdere tempo a non capire, trattiene l’utile, “sa” cosa serve quando manca e se manca sa dove reperirlo. La mente educata è tutt’altro che rigida: è creativa, predisposta al lavoro, vigile, essenziale, disincantata, comica, affettuosa, critica. Una mente educata è il tuo miglior sistema di allarme. Con una mente in controllo vai dovunque e affronti tutto. Se puoi, fai questo investimento, perché il tempo risparmiato a non soffrire è un regalo.
Dico questo perché per ogni rapporto sano, affettivo come lavorativo, È FONDAMENTALE NON AVERE CORDONI OMBELICALI di nessun genere. Vanno tagliati, sennò li ricostruirai più forti, non c’è storia. Oppure sì, c’è la storia che ti racconti per sopravvivere e poi lamentarti e poi rompendo i coglioni a chi si è fatto un culo quadrato. Nessun libro, nessun guru, nessuna Pnl, nessun metodo olistico, nessun counselor, nessun corso, nessun amico che ti ascolta, nemmeno se ha fatto psicoterapia, possono educare la mente come un percorso psicoterapeutico iniziato e finito con successo. Con successo significa che non bastano “una chiacchierata” o un paio di mesi, bisogna letteralmente scomporsi e ricomporsi sotto le mani di un professionista che ti strizza per bene il cervello. Sì. Trovare un professionista è una fortuna, lo ammetto. Come cambiarlo se non va bene è un tuo diritto sacrosanto. Il terapeuta ti aiuta a CAMBIARE IL MODO DI PENSARE e questa è la sola guarigione, SE DAVVERO STAI MALE. Tutto il resto sono racconti che ti racconti, palliativi, tamponi, passatempi culturali, ma prima o poi i cerchi si chiudono e ancora non sai dare un nome univoco alle cose, sei in balìa di quello che accade e NON PUOI CONTROLLARE LA MENTE PERCHÉ NON NE CONOSCI I MECCANISMI. I tuoi meccanismi, non quelli chimici e neurali, parlo di mostri, demoni, maschere, difese, reazioni automatiche.
Specifico anche che se la Pagina Fb di questo blog parla di astri, lune e anime, LA SPIRITUALITÀ VIENE DOPO aver studiato bene cosa e perché accade ai tuoi pensieri (cognizioni). La sola spiritualità addormenta, non risveglia affatto. La sola spiritualità è come mangiare solo contorno e ci arrivi dopo il nutriente principale. Di cosa ti nutri, sennò, PER STARE VERAMENTE BENE?

Melania Emma

14344972_10153652165187127_1512754901149481067_n

Tutte le “guarigioni” dei miei pazienti sono avvenute attraverso un atto di coraggio che implicava l’andare contro corrente, e ciò che sembrava essere uno sbaglio si è poi tramutato nell’unica cosa giusta che si poteva fare.
Aldo Carotenuto

SI’

Anche scegliere la propria sofferenza è guarigione. Se scegli quella del Risveglio, sarà dura, farà paura, sarai solo e avrà un prezzo alto, ma il prezzo che paghi oggi per una sofferenza indorata è un cancro lento che ti mangia dolcemente. Dunque trova un faro, un dio, una roccia e affidati. A volte, la scelta arriva come trauma, shock, scossone: tu abbracciala e trattienila umile, perché la lotta è anche restare fermi dicendo Sì.

Melania Emma

IMBECILLE!

14203227_563368730517075_8026230436300314512_n

Alla fine l’amore, quello vero, è una cosa imbecille. Ti trascina meravigliosamente ad uno stato di imbecillità senza pari, al punto che per viverlo, imbecillemente libero, devi nasconderti. Nasconderti dal mondo dei puri, dei saggi, quelli che condannano e puniscono gli imbecilli. Tornassi indietro, farei peggio imbecillaggini di quelle fatte, perché esitavo troppo, un tempo. Andando avanti, mi appaga sapermi imbecille cum laude, perché non me ne frega davvero più una fava di cosa pensa chi. E infatti assisto a tristi ed epiche fughe da me, pericolosa imbecille, appena capiscono che non ci faccio ma proprio ci sono. Intollerabile e ingestibile tanta felicità, per troppi giorni, per cose così imbecilli. Sia mai. E l’ho buttata a mare anch’io, l’imbecillità, lo ammetto. Per convenienza, per strategia, ‘ché mica me lo dava, la banca, un mutuodicentomilaeuro se gli dicevo “lavoro libera, faccio comunicazione grafica, sono copywriter, gioco con le parole, mi diverto da pazzi”. E sono diventata saggia, ho virato di 180° sposando una multinazionale che la sola carta intestata è bastata per ogni garanzia. Sono arrivata anche ai piani alti, uao. Poi, dopo quasi vent’anni, triturata per bene la mia imbecillità, arrivo a pezzi dalla psicoterapeuta che, per rimettermi in piedi, mi dice “torni là dove era felice e faccia quelle cose”, “ma sono cazzate!” dico io, “appunto”, mi fa serissima. “ma non ho tempo, non riesco più, non posso, non so se ce la faccio, mi sento idiota!”, mi lamento io. “allora non ha bisogno di spendere soldi qui, può andare”. Ci ho provato, a patteggiare con quella donna imbecille e col Sistema che mi annullava, per capire che l’imbecillità è un lusso perduto e la saggezza si paga troppo cara. È una fottitura. Non si possono assumere responsabilità di vivere, lavorare, mantenersi sani, soprattutto amare, senza la follia imbecille che ti riporta al punto zero. Tanto, con saggezza, perdi comunque tutto e al punto zero ci arrivi di schianto con le tue stesse mani, sempre se prima un tir o un cancro non ci pensano loro.
Gonfiamo un palloncino imbecille, scriviamo un biglietto imbecille, mettiamoli sotto i tergi degli imbecilli che amiamo! Giochiamo come se non ci fosse un domani, che saggi e soli è brutto morire!

Melania Emma

FANTASTICHE SINAPSI

La psicoterapia non risolve i problemi, fa molto di più: corregge i pensieri. Ecco come poi i problemi si risolvono. E come li corregge? Ricreando le sinapsi fra neuroni.
La sinapsi è simile ad un percorso in cui passa l’informazione (impulso). Una nozione errata, un comportamento, un pensiero, si installano in un “solco” che è la sinapsi. Il percorso sinaptico negli anni di vita diventa automatico, è come un preciso codice di comportamento, ma la cosa affascinante è che la sinapsi può venir modificata e ricreata con atti coscienti di ripetizione di un nuovo determinato comportamento. Un banalissimo esempio è l’acquisire una nuova abitudine: perché diventi automatica è necessaria la ripetizione per almeno tre settimane. Ovviamente, per modificare comportamenti, credenze, pensieri, nozioni, assunzioni incistati in anni e anni di vita, son necessarie più settimane.
Da ciò si evince cosa? Che la psicoterapia è un lavoro attivo, fatto in squadra col medico, cui tu ti affidi senza resistenza. Per meno di questo, sennò, la psicoterapia è solo una chiacchierata, uno sfogo, una consolazione. Ma per questo ci sono già gli amici e senza nemmeno la parcella.
Melania Emma

METAFORA DI UNA PSICOTERAPIA

Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?
Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così, abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?
Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?
Che succede se ti mostro nuove immagini di te stesso che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?
E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?
Che cosa succede se pianto nuovi fiori nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?
Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?
Succede che non ti permetto di dimenticare mai che non sei altro che bellezza.

Tyler Knott Gregson