Lamentarsi in continuazione di se stessi o degli altri significa posizionarsi come degli adulti-bambini in cerca dei genitori mancati, e questo è un lusso psicologico che appartiene solo a chi non sta realmente soffrendo, o, diciamolo pure, che non sta soffrendo abbastanza se uno ha sufficiente energia per cercare attenzione lamentandosi in continuazione, godendo poi di ogni briciolo di attenzione ricevuta. E’ una specie di gioco egocentrico.

E mi permetto…perché posso parlare di sofferenza fisica e di sofferenza psicologica e morale, per esperienza diretta.

Andare in giro fisicamente o virtualmente a lamentarsi con gli altri, appartiene a tutti coloro che amano usare quel po‘ di sofferenza che hanno provato nel passato o che vivono nel presente solo per attirare l’attenzione.

E la usano, la sofferenza/lamentela, come merce di scambio, ed è per questo motivo che non ne escono così facilmente, perché non sono ancora interessati a vivere la loro vita. Non stanno dando valore alla vita.

Chi da’ valore alla propria vita non perde il suo tempo a lamentarsi, ma a vivere, ad andare avanti, a cercare di vivere bene e di lasciarsi il passato alle spalle.

Il primo segno di maturazione percepibile in un individuo è che egli smette di lamentarsi e comincia a prendersi la piena responsabilità di stesso e della propria vita.

Andate a visitare qualche ospedale dove ci sono i bambini malati di cancro.
Andate al centro grandi ustionati.
Guardatevi le Paraolimpiadi.
Andate nei paesi dell’est a visitare qualche manicomio.
Andate a visitare un macello.
Andate in certe regione dell’India dove lasciano morire la gente per la strada, in mezzo al traffico.
Guardate le riprese dove muoiono per la guerra, per la fame, per le pestilenze.

Allora capirete molte cose.

Questo fa parte del Lavoro pratico su se stessi, se si vuole crescere davvero.

La lamentela, i sensi di colpa, il senso del fallimento, e tutti i giudizi e le critiche distruttive non servono a nulla, non hanno nessuna funzione utile, se non quella di farti rimanere lì dove sei per tua scelta.

Se la sofferenza non produce un cambiamento nel nostro modo di pensare e nei nostri sentimenti, allora non è servito a nulla soffrire, e allora cadremo ancora più in basso nell’inconsapevolezza, fino a trovare piacere nella sofferenza stessa.
Nessuna trasformazione.

Bisogna scegliere se crescere e trasformare la propria vita, o lamentarsi.
Non si può viaggiare su due automobili contemporaneamente.

Roberto Potocniak

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SULLE PROPRIE GAMBE

Quando un uomo si sente in difficolta ad amare (nel senso normale del termine, non nel senso trascendente), che chieda ad una donna; ma ad una donna che sappia innanzitutto amare se stessa. Che non cerchi una mamma, un’infermiera, una badante, una serva, una prostituta, una figlia, un’amante, una suora, ma una donna. Una donna che si regga sulle sue gambe. E che la donna cerchi un uomo, non un padre, non un amante, uno psicologo, un amico con cui sfogarsi, un figlio, un infermiere, un prete, un servo, ma un uomo. Un uomo che si regga sulle sue gambe. E se non li trovate, bene, cominciate a cercare voi stessi che è meglio.

Roberto Potocniak

PIU’ HAI PAURA…

…della vita reale, quella che contempla l’invecchiamento, la malattia, il cambiamento, l’impermanenza dei fenomeni, e infine la morte, piu’ t’innamorerai di illusioni che hanno l’unico scopo di fare da tampone fra te e la realtà’ oggettiva. In molti cercano Dio e l’illuminazione, ma non sono ancora disposti a rinunciare al principale ostacolo: le proprie illusioni. Difficile separarsene quando abbiamo investito anni e moltissima energia nel formarci una personalità’ illusoria, per soffrire meno, e per credere di essere ciò che ci fa comodo credere…invece di indagare e scoprire chi siamo e cosa siamo veramente.
Coltivare una immagine per fuggire da se stessi. Meglio forse coltivare se stessi…quelli veri. Almeno si rischia di arrivare da qualche parte.

Roberto Potocniak

Tutti i problemi dipendono dallo stato di sonno-inconsapevolezza. Tutti i problemi nascono, germogliano e fioriscono dallo stato di sonno e dalla chiusura del cuore. Tutte le antiche e nuove tradizioni ne parlano, ma noi cerchiamo soluzioni che non siano di risveglio. Cerchiamo o chiediamo agli altri delle soluzioni basate ancora una volta sul sonno. Soluzioni studiate partendo da uno stato di sonno e di chiusura del cuore. Si vorrebbe addirittura amare e farsi amare, ma senza aprire il proprio cuore, mantenendosi sempre sulle difensive.

Roberto Potocniak