20 cose che un adulto non si rende conto di fare a causa dell’abuso emotivo subìto nell’infanzia

L’abuso emotivo infantile non finisce con l’infanzia… Ringrazio Claudileia per la traduzione.
Mel

L'arte di salvarsi

Fonte: https://themighty.com/2017/09/childhood-emotional-abuse-signs-dont-recognize/
Trad. C. Lemes Dias

__________________________________

Abbiamo scritto prima che l’abuso emotivo infantile è “invisibile” perché non lascia tracce fisiche. Ma quello che forse non realizziamo è che l’abuso emotivo durante la fase di crescita può avere un impatto duraturo su un individuo – dobbiamo parlare più di questo!

Sfortunatamente, gli effetti dell’abuso emotivo infantile non restano confinati all’infanzia. Spesso, gli effetti si estendono nell’adolescenza e nell’età adulta – influenzando l’immagine di sé, la visione di mondo e i rapporti affettivi degli adulti maltrattati da bambini. Molte persone che hanno vissuto esperienze infantili traumatiche possono persino avere problemi con la loro salute mentale.

Volevamo sapere quali effetti poteva avere l’abuso emotivo infantile su una persona, quindi abbiamo chiesto ai lettori della nostra community di condividere tutte le cose che non si rendevano conto di fare a causa dell’abuso emotivo che avevano sperimentato prima di diventare adulti consapevoli.

Ecco cosa…

View original post 1.092 altre parole

Bisogna interrogarsi molto sinceramente e molto a fondo su chi siano realmente i mostri che vediamo stando lì, così, piegati dal dolore, durante il trattamento del silenzio (pre o post svalutazione-scarto) di un manipolatore qualsiasi col quale ci siamo incastrati. Ricorda bene: eri piccolo, confuso e non ti parlava più per giorni interi. Seguivi ogni sua mossa per intuire quando sarebbe finito quel gioco orribile, per tornare ancora tra le sue braccia. Cercavi di capire cosa avessi mai fatto, ma non trovavi colpe. Eppure ancora ne dubiti. Osserva bene: sì, l’aggravante è quell’aver sempre proclamato quanto ti avesse desiderato. Ma rabbia e confusione sono ancora ondate dolorose, perché tu ricordi molto bene la piega della sua bocca durante i silenzi.
L’amore è un’altra cosa, ma il dipendente affettivo ancora non lo sa.
Melania Emma

Quando poco a poco il sapore amaro dello schifo inizia ad ammallopparsi in gola, capisci che puoi cominciare a ritenerti salvo. Quando poi un sentimento fino a prima aperto, fiducioso e pulito inizia a pulsare come compassione, allora capisci che non sei in perdita ma in guadagno.

Melania Emma

QUANDO UNA DONNA COSI’ SI RIALZA

Una donna che deve piangere da sola tutto il suo dolore, è veramente capace di tutto. Forse piange prima qualche lacrimuccia appena accusa il colpo ma poi, appena sola, piange disperatamente urlando tutto il male che prova ed ecco, è proprio così che, sì, una così, può davvero arrivare ovunque, perché conosce la forza di aver sempre dovuto annaspare da sé, da sola. Quando si rialza, una donna così, è capace di tutto. Poco da dire ha, chi la taccia di esser cinica, aggressiva, brusca, pragmatica, poco femminile, poco affidabile, sbrigativa, impaziente, pesante, col vaffanculo facile. “Mi fai paura” è la frase del cazzo che una così deve sentirsi dire. Eh, ci sono donne doloranti che piagnucolano ad hoc, circondandosi ad hoc di un entourage sensibile al loro dolore ad hoc, oh ma come puoi, oh ma come faccio, oh ma io stommale, oh che ingiustizia. Ma la gestione del dolore delle donne sole, quelle che si siedono per terra e non sul cuscino, il dolore di quelle che non possono chiamare nessuno, che magari l’unica persona da chiamare sarebbe giusto la loro stessa fonte di dolore, quelle che se la son sempre vista da sole lontano da casa o di notte o a Natale, quelle che hanno messo insieme due pasti con un soldo, che hanno abitato all’inferno, che si son finte inermi per sopravvivere, che dalla sera alla mattina son rimaste senza niente, beh…quelle sono assolutamente capaci di tutto. Dico questo come omaggio a noi, figlie di un giardino i cui teneri fiori sono esclusivamente opera nostra, fossero anche solo due fiori ma senza dover dire grazie a nessun giardiniere. Dico questo perché molte di noi conoscono bene le bottiglie di birra vuote bevute per calmarsi, in mancanza di un contatto umano che ti scaldi e ti dica che non è vero, che non sta succedendo, che non sei sola. Omaggio a chi deve rialzarsi e per farlo adopera ogni mezzo civile e soprattutto incivile, mentre gli altri lo vanno a leggere nei libri zen che (semmai lo capiscono) non conti altro che tu, che il tuo dovere principe è la tua felicità, che stai al mondo solo quattro fottuti giorni e devi morderli tutti. Eh…ma omaggio anche al coraggio di ammettere che sei a pezzi e non puoi passare davanti lo specchio senza odiare la tua faccia bagnata di lacrime, che non puoi smettere di massacrarti, che vuoi solo mezza pastiglia per dormire all’istante, vuoi una corsa in auto, una scopata con uno senza nome, una bella canna, spaccare tutto. Una così, però, quando si rialza, è capace di tutto. Ad una così, citando Emily Dickinson, non avvicinarti mai senza l’alto privilegio di aver sofferto altrettanto. Quando si rialza, una donna così, è capace di tutto. Quando si rialza.

Melania Emma

UOMINI SOLI

Spezzare una lancia. Si dice cosi? Questo post sarà impopolare e scivolerà via, ma due parole per gli uomini le vorrei dire. Per quelli esenti dal maschilismo. Troppo esenti. E come li chiamiamo? Femministi, empatici, eterni figli, dipendenti affettivi? O anche figli soli di madri-piovre, figli inascoltati di padri ammutoliti, fratelli soli in famiglie matriarcali, a loro volta forse padri e mariti di altrettante realtà matriarcali, affidati, appartati, rasenti ai muri. Soli. Troppi. Non hanno amici, né accanto qualche maschile sano che li faccia sentire autorizzati ad alzare la testa. Troppi. Sono uomini che non gridano, che non contrastano, che aborrono la fatica della lotta, perché è in gioco troppo di quanto temono di perdere. Così lo chiamano in troppi: perdere. Ci sono uomini vessati da noi donne, che per un po’ di ore coi figli piccoli fanno buon viso alla peggiore delle compagne. Uomini che la legge ancora non tutela, perché “la madre è sempre la madre” e alcune donne, di questo privilegio, abusano alla grande. E cosa diciamo degli uomini picchiati? Oh, tra i tanti titoli sul femminicidio, si confondono molto bene le donne violente, abusanti, manipolatrici, carnefici…eppure la donna che picchia e l’uomo che non si ribella, è una realtà. Ma non c’è voce a questo, perché un uomo di questi non grida, si vergogna, si annulla piuttosto. E la legge non arriva. E non tocco il tema giuridico della P.A.S. sennò facciamo notte. Quel che intendo dire è che un uomo che non può e non sa parlare, è pericoloso solo a sé stesso. È una bomba che detona al suo interno, che sorride all’esterno e che puzza di bile. E sono veramente troppi. Che dire loro se non di chiedere aiuto? Mettere da parte l’orgoglio e chiedere aiuto, alzare la voce, prima di ammalarsi. Ecco.

Melania Emma

solo cose belle?

Ma davvero crediamo ancora che un essere umano possa fare e dire solo cose belle ed essere anche autentico e libero?

Melania Emma

Più vuota è la mente, più rumorosa è la bocca.
Più insoddisfatto è il cuore, più affilato il dito puntato.
Più confuso è il Maestro, più la paura riempie il ventre.
Più il pensiero è condizionato, più potere è consegnato.
Più dogma inghiottiamo, più serrati saranno gli occhi, più le catene diventano invisibili.

Alejandra Baldrich

Il senso di colpa non fa così schifo quanto i modi penosi che si attuano per venirne fuori puliti.

Melania Emma

Il senso di colpa è la rabbia diretta verso te stesso.

Peter Mc Williams

Quando devozione e compiacenza alzano la testa e gli occhi cominciano a contare i propri diritti, ah la rabbia, la rabbia allaga tutto! Prima fai i conti con la Rabbia, prima sei libero. È molto importante, in questa fase, avere qualcuno che ti autorizzi quella rabbia e che ti dica che non sei pazzo. Saresti pazzo se tenessi la testa china.

Melania Emma

I soldi non danno alcuna felicità, ok.
Ma danno invece la libertà.
Eppure, si ottiene il denaro facendo cose che poi la libertà la limitano, come lavorare o rubare.
Ma allora, quanto costa la libertà?

Melania Emma

TRAUMA DA NARCISMO (TDN)

Tutti i narcisisti sono più o meno maligni a seconda della situazione, basti dire che si approfittano dell’amore altrui a scopo egoistico e manipolatorio. Tuttavia esistono tipologie particolarmente maligne di narcisismo. Si riconoscono perché non piangono mai o quasi mai, inoltre umiliano sadicamente il partner con molteplici modalità, specialmente quando la relazione si sta ultimando, allo scopo di distruggerlo moralmente. Come narra il mito di Narciso, il quale istigava i suoi ex-amanti al suicidio, purtroppo il narcisista maligno può giungere anche a questo. La malignità si puo’ esprimere anche attraverso denunce alla polizia per il solo fatto che il partner chiede una spiegazione. Inoltre la malignità si esprime anche attraverso la diffamazione del partner presso amici e anche persone che il partner-vittima non conosce. Le vittime di un narcisista è come se fossero state contagiate da un virus psichico (fortunatamente non è AIDS, ma qualcosa di simile sul piano mentale). Oppure è come se le vittime traumatizzate da un narcisista fossero entrate in contatto con un potente veleno, ad esempio l’amianto, o scorie radioattive, e quindi sono intossicate. Le persone infettate/intossicate da un narcisista attraverso una relazione perdono le loro difese immunitarie nei loro punti deboli, per cui i loro problemi psicologici si acuiscono pericolosamente. Vi è poi un forte crollo dell’autostima per cui ci si sente brutti, incapaci, insicuri in quanto appare inconcepibile di essere stati trattati con tanta violenza psicologica dalla persona amata. La sintomatologia della vittima – che io definisco come colpita da TRAUMA DA NARCISISMO (TdN) – può essere più o meno grave e va curata onde evitare peggioramenti. Va detto che quando si viene abbandonati si può subire un TRAUMA ABBANDONICO di maggiore o minore intensità, che è già di per sé assai doloroso e sconvolgente, ma se a questo si aggiunge il TdN TRAUMA DA NARCISISMO, la situazione diventa ancora più grave, in quanto il partner narcisista, oltre ad abbandonare, mira a distruggere, umiliare, ferire, offendere il partner che viene abbandonato. Quest’ultimo, cioè la vittima del narcisista, può sviluppare una vera e propria sindrome traumatica specifica, che negli Stati Uniti è stata già evidenziata da qualche anno, ma che in Italia non è ancora chiara. In pratica si pensa soltanto ad un trauma abbandonico e non si riesce a capire, a diagnosticare che è qualcosa di assai peggiore, un TdN, appunto. La sindrome da TdN si caratterizza con un persistente stato d’angoscia e il pensiero ossessivo del fantasma del partner narcisista, del quale non si riesce a comprendere la crudeltà. Ciò si accompagna con attacchi di panico, depressione, ansia, difficoltà a dormire, difficoltà ad alzarsi la mattina, sociofobia (paura degli altri), disturbi dell’alimentazione, comportamenti compulsivi (come guidare pericolosamente, o drogarsi o fare abuso di farmaci), pensieri suicidari, difficoltà a stare da solo, ma anche a stare in compagnia, disturbi della sfera sessuale, deterioramento delle relazioni familiari e delle amicizie (in quanto molti non capiscono e credono si tratti di una semplice storia d’amore finita, per la quale non si dovrebbe soffrire più di tanto), difficoltà nella vita lavorativa e nella capacità di concentrarsi, paura di luoghi e oggetti che rievocano il narcisista traumatizzante. Queste sintomatologie possono protrarsi per molto tempo con il rischio di minare effettivamente anche la salute fisica, provocando quindi l’insorgere di patologie somatiche, funzionali ed organiche, che possono diventare anche gravi. Il narcisista, a seconda del suo grado di malignità (e quindi del suo potere infettivo) è un portatore di morte e, purtroppo, può perfino riuscire in tale macabro risultato e comunque giunge a ‘togliere anni di vita’, ovvero danneggia gravemente la vita di chi lo ha subito. Bisogna quindi capire che si è stati colpiti da una disgrazia, cioè da una vera e propria malattia di una certa entità, che comporta cure adeguate e un periodo di ricostituzione e riabilitazione. Innanzitutto bisogna eliminare le nostalgie amorose verso il narcisista, che appariva come una persona un po’ difficile, ma tuttavia amabile, e bisogna capire che invece si ha avuto a che fare con un vero e proprio squilibrato, con un portatore di grave disturbo di personalità (classificato dal DSM il più importante Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi mentali). Tale disturbo di personalità ha un decorso molto lento e il malato non ne è consapevole; egli giustifica; si rende conto della sua malignità, ma la giustifica in quanto crede che questa sia giusta, dato che gli serve per aumentare il suo potere e vendicarsi del mondo in generale, mondo che gli sembra non dargli mai quello che egli davvero meriterebbe. Raramente i narcisisti sono curabili, a meno che, una profonda crisi dovuta ad un lutto ad una disgrazia, non li porti ad uno stato di depressione che li costringe ad una terapia. Ma ad un certo punto la malattia evolve, in genere prima della terza età, sviluppando disturbi di tipo schizoide, bipolari e ansioso- depressivi che costringono il narcisista a doversi curare anche se poi si possono tuttalpiù contenere i sintomi. Bisogna quindi pensare che queste persone la pagheranno molto cara, ma anche che nella loro vita affettiva hanno fatto tanto male e quindi meritano di pagarla. La vittima del narcisista deve assolutamente al piu’ presto liberarsi di un ‘oggetto interno malato’, cioè dell’immagine del narcisista amato che ha introiettato dentro di sé. Per fare ciò innanzitutto va capito che si tratta di una malattia di cui si è stati vittima. Tuttavia l’oggetto interno alla vittima è duro da staccarsi, esso è come un fantasma persecutorio e angosciante che tiene costantemente viva l’immagine del narcisista amato. Si spera costantemente che esso/a guarisca e si crede che solo in tal modo si potrà guarire. Purtroppo non è così, il narcisista ha intaccato il nostro sistema immunitario psichico e ne ha compromesso le funzioni; anche se lui o lei guarisse (cosa come ho detto quasi impossibile), la vittima resterebbe comunque malata. Le vittime devono fare attenzione a non fare abuso di psicofarmaci che, talvolta vengono loro proposti, in quanto il medico o lo psichiatra ‘scambia’ spesso la situazione per un crollo depressivo… MA NON E’ COSI’ , semmai è un crollo dell’autostima per cui gli antidepressivi non fanno effetto o possono solo attutire certi sintomi, ma in certi casi possono addirittura peggiorarli (a volte, ma sempre per un breve periodo e sotto controllo medico sono indicabili i ‘neurolettici’).
E’ chiaro che anche la vittima ha, a sua volta, ha un problema latente, nel quale il narcisista è riuscito ad infiltrare i suoi influssi maligni, così, tale problema latente, si acuisce e viene fuori con maggior virulenza. Allora è importante differenziare la situazione e approfittare per capire che, un conto sono i propri problemi personali venuti a galla (e sono da risolvere), e un conto sono quelli indotti dall’oggetto interno narcisista malato.
Quindi nei confronti dell’ex-partner narcisista bisogna cambiare atteggiamento emotivo, bisogna contenere il dispiacere di aver perso una persona amata, comprendendo che non ci si rendeva conto che quella persona era effettivamente una persona malata di mente. Ciò ovviamente dispiace molto, ma bisogna accettare la verità, altrimenti si rischia di impazzire. Infatti il narcisista durante tutto il rapporto è stato costantemente ambivalente, faceva il bello e il cattivo tempo, minacciava continui abbandoni, li metteva in atto e poi tornava, a tratti faceva l’affettuoso e a tratti diventava cattivo, questo andamento ambiguo e malsano che si è sopportato nel tempo ha reso la vittima emotivamente instabile ed insicura; poi quando la vittima viene abbandonata il narcisista con malignità più o meno sottile, dopo averla indebolita, mira a distruggerla. Questo bisogno di distruggere la vittima deriva dal fatto che il narcisista sa di essere stato cattivo (seppure non lo può ammettere) e la vittima gli riflette la sua cattiveria in quanto ne è testimone e l’ha subìta. Allora, poiché il narcisista non sopporta di essere cattivo (comunque di avere un lato cattivo, come tutti più o meno hanno), in quanto crede di essere un piccolo Dio in terra che, semmai gli altri cattivi e invidiosi, non comprendono, ha bisogno di distruggere le tracce, le prove ed anche il testimone della sua cattiveria; lo fa colpevolizzando la vittima, umiliandola, trattandola molto male. Infatti per il narcisista essere amati vuol dire potersi specchiare in uno specchio (il partner) nel quale lui/lei può ammirarsi in tutto il suo potere e bellezza; quando lo specchio (cioè la vittima) incomincia a fare presente che qualcosa non va o comunque ad opporsi a quelle che invece sono cattiverie, mancanze, ambivalenze del narcisista, quest’ultimo si altera sempre di più, ed essendo incapace di riconoscere i suoi errori (ciò lo mette in una crisi inconcepibile) o di chiedere scusa, incomincia a credere che sia lo specchio cattivo, cioè la vittima, quindi fa un’operazione di ribaltamento proiettando la sua cattiveria sulla vittima, ed esercita tutta la sua cattiveria ed il suo odio per colpevolizzare la vittima (in certi casi, di maggior malignità, può persino criminalizzarla con denunce e querele e indurla al suicidio). Lo specchio che gli serviva per ammirarsi va distrutto, fatto cadere in mille pezzi. E così infatti avviene, la vittima cade a pezzi, mentre il narcisista se ne va in giro a testa alta credendo di essere nel giusto e riesce perfino a divertirsi e apparentemente a stare bene, incurante dei danni che ha fatto, ed anzi addirittura sentendosi come un giustiziere che ha fatto bene a rovinare quella persona che, sì lo amava, ma che non era degna di lui/lei in quanto ha osato rispecchiargli le sue parti negative. Lo specchio che ha osato tanto, va quindi distrutto senza pietà. Dunque, è chiaro di chi stiamo parlando? Con chi abbiamo avuto a che fare? Signore e Signori, come si dice comunemente, stiamo parlando di UN PAZZO/A! Ne siamo stai infettati; non ci resta che curarci con pazienza e amore di sè stessi. Mi raccomando, per non cadere nell’abuso degli psicofarmaci (o di altro alcol, fumo, droghe) devo dirvi che occorre un buon psicoterapeuta. Se qualcuno che legge queste righe non se lo può permettere, io come psicoterapeuta posso sostenerlo un pochino anche attraverso questo blog, ma in verità occorre proprio una psicoterapia. State attenti a non tentare drastici cambiamenti di vita, non fate lunghi viaggi, non buttatevi tra le braccia di chiunque… se riuscite a capire che siete, purtroppo, veramente stati vittima di una persona malata e malefica (che avrà giustamente quel che si merita, in quanto non è che per la propria pazzia si possa liberamente danneggiare gli altri senza pagarla) allora siete già ad un buon punto per la guarigione. Tuttavia, purtroppo possono restare segni permanenti. Infatti l’aver subito pesantemente l’influenza di un narcisista può compromettere in modo quasi irreparabile certe nostre sensibilità e funzioni, come nel DPTS (il Disturbo Post Traumatico da Stress che lasciava i militari reduci del Vietnam per tutta la vita destabilizzati), ed anche io ho avuto modo di rilevare nella pratica clinica e nella mia esperienza uno specifico TdN, e cioè un TRAUMA DA NARCISISMO, che richiede cure, solidarità, comprensione. Se il TRAUMA DA NARCISISMO viene curato e compreso, le ferite si cicatrizzano, resta il segno, ma diventa anche il segno della forza e della conoscenza. A mano a mano che si guarisce si comprende di come la propria conoscenza della vita sia aumentata, di come ci si sente meno egoisti e più sensibili alle sofferenze altrui, di come sia importante un amore vero ed equilibrato, raggiungibile solo se prima si raggiunge una buona comprensione di sè stessi e si impara ad accettarsi per come si è ed a volersi bene. Allora l’incubo passerà, il ‘mostro’ non potrà più farvi alcun male, davanti a voi ci sarà davvero la prospettiva di un mondo migliore…

Pier Pietro Brunelli
Fonte