IL NARICISISMO PATOLOGICO è UN CANCRO

feb

Forse per qualcuno non dirò nulla di nuovo con questo post, sicuramente è una riflessione già fatta e rifatta, ma per me è qualcosa che va comunque ricordato. Giorni fa chiacchieravo del più e del meno su Instagram con una lettrice del blog “l’indorata pillola”, chiedendole come stesse dopo la sua storia con il NP e lei mi fa: “Sono in fase di remissione, come si dice dei tumori; sta rimpicciolendo, ma non è ancora guarito del tutto”.
Questa efficace analogia mi ha colpita molto perchè d’un tratto mi sono ricordata io dov’ero e chi ero un tempo e tutta la strada in mezzo e, senza nulla togliere alle sofferenze di chi vive davvero con un tumore addosso (e con l’incubo che ritorni), è davvero così che alcune persone le abbiamo estirpate.
Esse avevano infiltrato tutto il nostro sistema, è stato necessario un pesante “reset” e soprattutto un cambio totale di abitudini di vita, proprio quelle abitudini che ne hanno favorito l’instaurarsi.
Ma ci pensate con che razza di “cosa” abbiamo avuto a che fare? Esagero se dico che il Narcisismo Patologico è un cancro? E quante testimonianze esistono di donne ammalatesi delle più svariate diagnosi (compresa la scrivente), a seguito di anni ed anni passati nel dolore e nell’abuso? Questo va ricordato sempre.

Per chi ne è uscito: sì, abbiamo ospitato un tumore.
Per chi ne sta uscendo: non contiamo quanto ci vorrà, ma da dove siamo partiti.
Per tutti: attenzione, perchè il NP è come la merda, accade. E dobbiamo farci trovare pronti, sani, capaci. Immuni.
Per chi non ci è passato: passare pure oltre questo post.

Quindi grazie infinite alla preziosa lettrice per questo piccolo ma grande remind, che ci tenevo a condividere con voi. Mi ha dato il permesso di pubblicare le sue parole citandola, ma alla fine non me la sento di citarla, l’argomento è delicato; se vorrà si paleserà lei.

Forza sempre, forza a tutti, ogni giorno una piccola cosa per noi farà una montagna.
Melania Emma

BUON 2020!

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Questo è il primo post inaugurativo di _pillolina_, un progetto in parole illustrate attivo su Instagram dal primo gennaio 2020 per 365+1 giorni: come proposto anche nella Pagina FB dell’indorata pillola, perchè non celebrare e sostenere i nostri percorsi di rinascita con una pillola quotidiana di mindset e benessere? Vieni a trovarmi su Instagram, sei il benvenuto e mi trovi là tutti i giorni!

“Buon primo dell’anno e Buon 2020 a tutti i cercatori di benessere! Com’è andato il vostro inventario dell’anno appena finito? Qui ve ne propongo uno, quello di Dorothy Parker (che definire scrittrice è riduttivo), la cui esistenza non fu affatto buona con lei, ma la cui penna sarcastica e lapidaria è roba per pochi. Dot è tra i mille autori che hanno regalato al mondo stupende parole lucide.
Chi mi conosce bene sa quanto siano importanti le parole per me, sa quanto amo il giorno 1 (forse perchè ci sono nata?) e sa quante ma quante poche persone lucide io abbia avuto attorno. Spero che questi siano parametri validi per l’inizio di questo mio progetto grafico in parole illustrate (alcune già edite da me, nel blog “l’indorata pillola”), con cui voglio condividere il pensiero che mi ha sempre aiutata a mantenere la guarda alzata DOPO aver alzato la testa. Dopo una vita di manipolazione e abuso. Dopo che si è “guariti” dai troppi sì. Ma in quanti siamo su questo cammino? Io l’ho scoperto dopo i primi passi: siamo tanti e non dimentichiamolo mai.
Tra i mille auguri che si scambiano in questi giorni, mi permetto di fare il mio più grande augurio a TUTTI quelli che hanno capito che il benessere non va solo raggiunto, ma anche mantenuto attraverso una mentalità corretta.

Ps: tutte le parole da me pubblicate ovunque in questo blog settennale, sono parole di chi cammina, non di chi è arrivato. Non ho verità, solo condivisioni.

Ps2: il progetto si chiama “pillolina”, sarà attivo su Instagram (contatti, stories, community, ecc) e fa parte della sezione “ART WORDS” del blog melaniaemma.com”

Buon cammino a tutti noi!

Melania Emma

A PRESTO

C’è una tizia che un tempo mi era amica intima, prima di scartarmi perché il mio affetto sincero e, senza scopi non le serviva più. Aveva quasi trent’anni e non aveva mai fatto sesso in vita sua, forse data la sua estrema bruttezza fisica (doveva sorridere con accortezza perché, se scopriva i denti per ridere, era ributtante) o forse dato il suo malcelato disprezzo per il suo stesso genere. Incolta e di basse origini, oggi usa i social per parlare di ciò che non ha: sesso, talento, cultura. Per vivere fa divinazione, perché il dolore altrui rende.
C’è una tizia che un tempo mi era amica intima, prima di scartarmi perché il mio affetto sincero e senza scopi non le serviva più. Aveva cinquant’anni passati ed ogni lavoro intrapreso era fallito, con grandi perdite economiche. La salute l’ha abbandonata nella sua ultima, fallimentare, impresa. Quando per aiutarla economicamente, le comprai un servizio settimanale, dalla rabbia lo sabotó per non fornirlo, tenendosi il denaro. Fallita, malata e divorata dalla sue stesse ambizioni irreali, oggi usa i social per parlare di ciò che non ha: successo, salute e appagamento. Per vivere fa (in privato) un mestiere antico, l’unico senza crisi.
C’è un tizio con cui un tempo ero intima, ma i suoi agiti son talmente gravi, che rischio anche solo ad accennarne. Dico solo che ha pagato alla grande.
Questo per dire?
Che nei social (e prima dei social la messa della domenica, il mercato, le feste, il passaparola) i profili persona ostentano esattamente quello di cui si è più privi. Proprio quando nella realtà il livello è basso. Bassissimo. Talmente basso che, come per FB, se si scordano pure gli amici in comune, a nulla serve avere il profilo chiuso, se poi taggandoli durante le ostentazioni, si mostra al pianeta (e quindi a me) la fortuna di non avere nella propria esistenza dei personaggi così perdenti.
Ecco.
Un punto e un augurio a tutti quelli che mi leggono e sono ancora qui con me: festeggiate, cazzo! Vi hanno usato di brutto? Scartato di brutto? Festeggiate!!! Non avete nemmeno l’onere del senso di colpa, la decisione è stata la loro. Tenetevela ben stretta, che lungo il fiume il cadavere passa eccome. E non vendicatevi: la vita è dolcemente puntuale.
Un abbraccio e (per chi ci sarà) ci vediamo prestissimo su Instagram con Pillolina.
Melania Emma

CONTROMANIPOLAZIONE: QUANTO COSTA?

Risposte schiette, dirette, veritiere. Sane.
Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
Contromanipolare “costa” solo sentirsi in tempo zero accusare di narcisismo, intolleranza e violenza da CHI E’ esattamente questo.
E’ il costo irrisorio da pagare (in alcuni ambienti) per respirare, camminare a testa alta e trovare i propri simili. Se ce la fai a sostenerlo, sei veramente libero.
– 8 persone su 10 cercano complici, vittime, bidoni dove vomitare, stampelle dove appoggiarsi, intrattenimento per il vuoto, qualcuno che sta peggio di loro.
– 2 persone su 10 non danno pacche sulle spalle, non piangono addosso a nessuno, non fanno sconti buonisti, cercano chi li scuote e chi sta meglio di loro.
E ovviamente danno risposte schiette, dirette, veritiere. Sane. Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
La cosa più bella che ti puoi sentir dire quando ne hai beccato uno, è “Stronzo/a!”, e più sei sano, più l’epiteto sarà insultante. Oltre al solito sentirmi dare della “narcisista” ultimamente ho preso della “fenice psicopatica”, che francamente non so che insulto sia, ma so per certo che la persona esprimeva il suo massimo livore. Sono stata proprio una cattivona, perchè ho ringraziato subito la persona per essersi palesata, così da avere ben chiaro con chi avevo a che fare.
Insomma: contromanipolare, sembra assurdo, è anche esprimere cose sane e agire in modo sano. La “sanezza” disturba moltissimo chi pretende che il suo brodo non venga agitato.
Un saluto a tutti i “troppo sani”.
Melania Emma

CINQUE DOMANDE PER USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

1 – Cosa davvero conta per la mia vita?
2 – Come impiego la mia energia vitale?
3 – Cosa/chi voglio ancora salvare/cambiare?
4 – Questo cambierà/guarirà la mia vita?
5 – Mi piaccio così?

VUOI VERAMENTE USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA? Mi fa piacere, ma per uscirne serve un cambio radicale di prospettiva: è impossibile farcela restando nel vecchio ordinamento di pensiero da dipendente affettivo. Questo significa la parola RADICALE: smettere di stare in posti a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di interagire con persone a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di volere cambiare qualcosa di esterno credendo che questo migliorerà la tua vita. E tu? Quando e quanto investi su di te? Con la filosofia del Peace&Love NON NE ESCI. Fatti le domande qui sopra e resta su quel focus, sennò girerài sempre in loop come un criceto nella ruota.

PERCHÉ CON LA FILOSOFIA DEL PEACE&LOVE NON NE ESCI?
Te lo spiego con la mia attuale prospettiva e le SCELTE RADICALI attuate per me: se evitare la feccia, stroncare polemiche/abusi e tenere pulito il mio spazio significa “evitare il confronto, essere nazisti e intolleranti”, per me è SUPER OK. Considero queste definizioni “di pancia” come auto-certificazioni di chi me le butta addosso, quindi ringrazio pure per essersi auto-palesato. Io non sarei MAI E POI MAI sopravvissuta al Narcisismo Patologico grazie al confronto, alla democrazia e alla tolleranza: queste sono le primissime leve cui si appella una persona patologica quando una sana non accetta l’abuso.
Ho imparato che al giochino del buonismo partecipano i manipolati. E posso confermare che nelle altitudini l’aria è meravigliosamente rarefatta per sprecare fiato.
Un abbraccio a tutti quelli che vogliono uscirne.
Melania Emma

CAMBIAMENTO?

AGGIUNGO:
– Due sedute di psicoterapia al mese 150 euro: non ho i soldi, costa troppo, ho già il mutuo, le rate auto, ecc.
– Fumare un pacchetto di sigarette al giorno 140 euro: é l’unico vizio che ho, lasciami almeno morire felice.

Non ci sono più scuse per non investire su se stessi. Quando parli di cambiamento, esattamente cosa intendi?

Melania Emma

“Io semplicemente mi rifiuto di considerare l’obbedienza una virtù, la curiosità un peccato e l’ignoranza del bene e del male uno stato ideale.”

Alice Miller – Il risveglio di Eva

DOPO LA FINE DI UNA RELAZIONE CON UN NP LI VEDO DAPPERTUTTO

Cari lettori,
ho una domanda in apparenza semplice che una lettrice mi pone e mi chiede di pubblicare. Con la sua domanda, pubblico anche la mia risposta al suo quesito, ma soprattutto chiedo a VOI un vostro commento per dare un parere….si sa quant’è importante sentire diverse campane, no? Ringrazio tutti fin da ora 🧡
Melania Emma

DOMANDA
“….avrei una domanda, la domanda magari potrà essere ripubblicata perché immagino che il mio possa essere un dubbio comune, se invece il discorso è stato già affrontato chiedo scusa in anticipo.
Allora, io sono uscita da un tira e molla di 5 anni con un narcisista, uno dei peggiori, esattamente conforme al peggiori stereotipi che possono essere stati descritti, fortunatamente dopo anni di dolore, terapia e maltrattamenti ho smesso di vedere e sentire questa persona da luglio e con la scusa che lo avrei denunciato (essendo lui molto furbo mi ha lasciata in pace). Nel momento in cui ho lasciato andare lui ho conosciuto ad agosto un altro ragazzo con cui ho iniziato una storia, già di per se problematica che è finita a dicembre con episodi casuali.
Ora vengo alla mia domanda, analizzando la cosa ho sempre più il sentore che questa persona che frequentavo fino a poco fa sia un altro narcisista, purtroppo quando si è dentro si vede poco e avendo anche solo questo istinto preferisco non continuare la cosa.
La mia domanda ora è: dopo la fine di una relazione con un narcisista, dalla tua esperienza, è più comune essere “paranoiche” e vedere il male o il narcisista ovunque o al contrario siamo più attente a individuarlo? Spero di essermi spiegata.”

RISPOSTA
Ti rispondo per la mia personale esperienza: dopo la fine della mia vecchia storia col narcisista (covert), ero in terapia serrata e non volevo assolutamente relazioni di nessun tipo, proprio perché (come dici tu) li vedevo dappertutto ed ero conscia che non avrei saputo individuare uno sano da uno bacato. Quando mi sono rafforzata un po’ emotivamente, ho accettato alcuni mesi di sesso (chiamarla storia é ridicolo) ma solo perché era impegnato e non avrebbe potuto chiedermi di più e quindi, forte di questo, ero io in controllo. Fino al punto di chiudere appena ha iniziato a rivelarsi un personaggio problematico. Era solo una “evasione” durante la mia terapia, alla quale mi sono dedicata anima e corpo, perché per me era fondamentale (sempre come dici tu) riuscire a individuarli. Ti dico quindi, oggi che la “missione” è compiuta: no, non riesci ad individuarli senza un lavoro su di te. A me non bastava leggere pile di libri per sapere chi sono loro, nel mio caso mi è servito VEDERE ME, le mie falle e i miei ganci. Così a bocce ferme e centrata su di me, riesco ad annusarli anche da una chat. Ed é solo questo che mi permette di avere oggi rapporti sani.
(Però magari ci sono altri percorsi e modi, questa è solo la mia esperienza e, se può servire, sarò ben felice di dare altre risposte a chiunque!)

FONTE

PATOGENI e DIFESE

Oggi ascoltavo per caso una tizia parlare al telefono dei “patogeni” al microscopio, ma non ho capito se era un medico o parlava in senso lato. Ho scelto il senso lato e ho proseguito nel mio volo mentale: “Parlerà dei narcisisti, dei manipolatori?” e mi notavo quanto si accaniva, perdendo le virgole e le pause, tutto per parlare dei patogeni a qualcuno che doveva assolutamente sapere. Anch’io mi sono sgolata a parlare dei patogeni quando ho aperto il blog e la pagina fb. Ma il vero beneficio l’ho avuto quando ho iniziato a fare focus su di me e da lì non ho mai smesso. Allora vi giro la domanda che avrei fatto oggi alla tizia (che sembrava la me stessa di un tempo), se avesse parlato con me:
“Quanto paga sezionare i patogeni al microscopio? Quanto paga invece rafforzare le difese?”
Buonanotte cari lettori 🧡
M

IL COLPO

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Così metteva in fila i suoi dolori, ordinati come gocce di sangue freddo sulla lama dopo un taglio; e sparava, sparava a quei dolori come se uccidesse dentro di lei, sparava a quei dolori come si spara all’assassino di un padre o di una madre. Ma lei era figlia di sè stessa, si era cresciuta da sola e da sola sapeva rinascere, era l’arma di sè stessa, era il colpo che ammazzava il dolore prima che diventasse importante.

Stephen King

Nel mio lungo percorso di Rinascita, ho capito che la relazione di dipendenza non c’è solo verso una persona, ma anche col lavoro, col fitness, col fumo, col cibo, con un’idea di sé, con un’idea del mondo. Perfino con la libertà. La relazione tossica può esserci con persone, con oggetti e concetti. Quello che caratterizza tutto l’atteggiamento del dipendente è l’idea radicatissima di non avere scelta. Una volta capito profondamente che hai opzioni, allora sei veramente libero.
Melania Emma

Il cambiamento non è nei giorni piacevoli, in cui il mondo ti sorride ricco di possibilità e tu ti senti potente e forte. È nei giorni in cui crollano le dighe, i ponti, le maschere e giaci sul fondo dello sfacelo, con le ossa che si spezzano e la gola che brucia.
Sono i tuoi giorni peggiori quelli che davvero ti definiscono.
Melania Emma