CONTROMANIPOLAZIONE: QUANTO COSTA?

Risposte schiette, dirette, veritiere. Sane.
Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
Contromanipolare “costa” solo sentirsi in tempo zero accusare di narcisismo, intolleranza e violenza da CHI E’ esattamente questo.
E’ il costo irrisorio da pagare (in alcuni ambienti) per respirare, camminare a testa alta e trovare i propri simili. Se ce la fai a sostenerlo, sei veramente libero.
– 8 persone su 10 cercano complici, vittime, bidoni dove vomitare, stampelle dove appoggiarsi, intrattenimento per il vuoto, qualcuno che sta peggio di loro.
– 2 persone su 10 non danno pacche sulle spalle, non piangono addosso a nessuno, non fanno sconti buonisti, cercano chi li scuote e chi sta meglio di loro.
E ovviamente danno risposte schiette, dirette, veritiere. Sane. Cose che alle false vittime urtano il nervo e ai manipolatori rovinano il gioco.
La cosa più bella che ti puoi sentir dire quando ne hai beccato uno, è “Stronzo/a!”, e più sei sano, più l’epiteto sarà insultante. Oltre al solito sentirmi dare della “narcisista” ultimamente ho preso della “fenice psicopatica”, che francamente non so che insulto sia, ma so per certo che la persona esprimeva il suo massimo livore. Sono stata proprio una cattivona, perchè ho ringraziato subito la persona per essersi palesata, così da avere ben chiaro con chi avevo a che fare.
Insomma: contromanipolare, sembra assurdo, è anche esprimere cose sane e agire in modo sano. La “sanezza” disturba moltissimo chi pretende che il suo brodo non venga agitato.
Un saluto a tutti i “troppo sani”.
Melania Emma
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CINQUE DOMANDE PER USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

1 – Cosa davvero conta per la mia vita?
2 – Come impiego la mia energia vitale?
3 – Cosa/chi voglio ancora salvare/cambiare?
4 – Questo cambierà/guarirà la mia vita?
5 – Mi piaccio così?

VUOI VERAMENTE USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA? Mi fa piacere, ma per uscirne serve un cambio radicale di prospettiva: è impossibile farcela restando nel vecchio ordinamento di pensiero da dipendente affettivo. Questo significa la parola RADICALE: smettere di stare in posti a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di interagire con persone a basso tenore energetico a tentare di capire, spiegare, moderare, cambiare. Smettere di volere cambiare qualcosa di esterno credendo che questo migliorerà la tua vita. E tu? Quando e quanto investi su di te? Con la filosofia del Peace&Love NON NE ESCI. Fatti le domande qui sopra e resta su quel focus, sennò girerài sempre in loop come un criceto nella ruota.

PERCHÉ CON LA FILOSOFIA DEL PEACE&LOVE NON NE ESCI?
Te lo spiego con la mia attuale prospettiva e le SCELTE RADICALI attuate per me: se evitare la feccia, stroncare polemiche/abusi e tenere pulito il mio spazio significa “evitare il confronto, essere nazisti e intolleranti”, per me è SUPER OK. Considero queste definizioni “di pancia” come auto-certificazioni di chi me le butta addosso, quindi ringrazio pure per essersi auto-palesato. Io non sarei MAI E POI MAI sopravvissuta al Narcisismo Patologico grazie al confronto, alla democrazia e alla tolleranza: queste sono le primissime leve cui si appella una persona patologica quando una sana non accetta l’abuso.
Ho imparato che al giochino del buonismo partecipano i manipolati. E posso confermare che nelle altitudini l’aria è meravigliosamente rarefatta per sprecare fiato.
Un abbraccio a tutti quelli che vogliono uscirne.
Melania Emma

CAMBIAMENTO?

AGGIUNGO:
– Due sedute di psicoterapia al mese 150 euro: non ho i soldi, costa troppo, ho già il mutuo, le rate auto, ecc.
– Fumare un pacchetto di sigarette al giorno 140 euro: é l’unico vizio che ho, lasciami almeno morire felice.

Non ci sono più scuse per non investire su se stessi. Quando parli di cambiamento, esattamente cosa intendi?

Melania Emma

“Io semplicemente mi rifiuto di considerare l’obbedienza una virtù, la curiosità un peccato e l’ignoranza del bene e del male uno stato ideale.”

Alice Miller – Il risveglio di Eva

DOPO LA FINE DI UNA RELAZIONE CON UN NP LI VEDO DAPPERTUTTO

Cari lettori,
ho una domanda in apparenza semplice che una lettrice mi pone e mi chiede di pubblicare. Con la sua domanda, pubblico anche la mia risposta al suo quesito, ma soprattutto chiedo a VOI un vostro commento per dare un parere….si sa quant’è importante sentire diverse campane, no? Ringrazio tutti fin da ora 🧡
Melania Emma

DOMANDA
“….avrei una domanda, la domanda magari potrà essere ripubblicata perché immagino che il mio possa essere un dubbio comune, se invece il discorso è stato già affrontato chiedo scusa in anticipo.
Allora, io sono uscita da un tira e molla di 5 anni con un narcisista, uno dei peggiori, esattamente conforme al peggiori stereotipi che possono essere stati descritti, fortunatamente dopo anni di dolore, terapia e maltrattamenti ho smesso di vedere e sentire questa persona da luglio e con la scusa che lo avrei denunciato (essendo lui molto furbo mi ha lasciata in pace). Nel momento in cui ho lasciato andare lui ho conosciuto ad agosto un altro ragazzo con cui ho iniziato una storia, già di per se problematica che è finita a dicembre con episodi casuali.
Ora vengo alla mia domanda, analizzando la cosa ho sempre più il sentore che questa persona che frequentavo fino a poco fa sia un altro narcisista, purtroppo quando si è dentro si vede poco e avendo anche solo questo istinto preferisco non continuare la cosa.
La mia domanda ora è: dopo la fine di una relazione con un narcisista, dalla tua esperienza, è più comune essere “paranoiche” e vedere il male o il narcisista ovunque o al contrario siamo più attente a individuarlo? Spero di essermi spiegata.”

RISPOSTA
Ti rispondo per la mia personale esperienza: dopo la fine della mia vecchia storia col narcisista (covert), ero in terapia serrata e non volevo assolutamente relazioni di nessun tipo, proprio perché (come dici tu) li vedevo dappertutto ed ero conscia che non avrei saputo individuare uno sano da uno bacato. Quando mi sono rafforzata un po’ emotivamente, ho accettato alcuni mesi di sesso (chiamarla storia é ridicolo) ma solo perché era impegnato e non avrebbe potuto chiedermi di più e quindi, forte di questo, ero io in controllo. Fino al punto di chiudere appena ha iniziato a rivelarsi un personaggio problematico. Era solo una “evasione” durante la mia terapia, alla quale mi sono dedicata anima e corpo, perché per me era fondamentale (sempre come dici tu) riuscire a individuarli. Ti dico quindi, oggi che la “missione” è compiuta: no, non riesci ad individuarli senza un lavoro su di te. A me non bastava leggere pile di libri per sapere chi sono loro, nel mio caso mi è servito VEDERE ME, le mie falle e i miei ganci. Così a bocce ferme e centrata su di me, riesco ad annusarli anche da una chat. Ed é solo questo che mi permette di avere oggi rapporti sani.
(Però magari ci sono altri percorsi e modi, questa è solo la mia esperienza e, se può servire, sarò ben felice di dare altre risposte a chiunque!)

FONTE

PATOGENI e DIFESE

Oggi ascoltavo per caso una tizia parlare al telefono dei “patogeni” al microscopio, ma non ho capito se era un medico o parlava in senso lato. Ho scelto il senso lato e ho proseguito nel mio volo mentale: “Parlerà dei narcisisti, dei manipolatori?” e mi notavo quanto si accaniva, perdendo le virgole e le pause, tutto per parlare dei patogeni a qualcuno che doveva assolutamente sapere. Anch’io mi sono sgolata a parlare dei patogeni quando ho aperto il blog e la pagina fb. Ma il vero beneficio l’ho avuto quando ho iniziato a fare focus su di me e da lì non ho mai smesso. Allora vi giro la domanda che avrei fatto oggi alla tizia (che sembrava la me stessa di un tempo), se avesse parlato con me:
“Quanto paga sezionare i patogeni al microscopio? Quanto paga invece rafforzare le difese?”
Buonanotte cari lettori 🧡
M

IL COLPO

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Così metteva in fila i suoi dolori, ordinati come gocce di sangue freddo sulla lama dopo un taglio; e sparava, sparava a quei dolori come se uccidesse dentro di lei, sparava a quei dolori come si spara all’assassino di un padre o di una madre. Ma lei era figlia di sè stessa, si era cresciuta da sola e da sola sapeva rinascere, era l’arma di sè stessa, era il colpo che ammazzava il dolore prima che diventasse importante.

Stephen King

Nel mio lungo percorso di Rinascita, ho capito che la relazione di dipendenza non c’è solo verso una persona, ma anche col lavoro, col fitness, col fumo, col cibo, con un’idea di sé, con un’idea del mondo. Perfino con la libertà. La relazione tossica può esserci con persone, con oggetti e concetti. Quello che caratterizza tutto l’atteggiamento del dipendente è l’idea radicatissima di non avere scelta. Una volta capito profondamente che hai opzioni, allora sei veramente libero.
Melania Emma

Il cambiamento non è nei giorni piacevoli, in cui il mondo ti sorride ricco di possibilità e tu ti senti potente e forte. È nei giorni in cui crollano le dighe, i ponti, le maschere e giaci sul fondo dello sfacelo, con le ossa che si spezzano e la gola che brucia.
Sono i tuoi giorni peggiori quelli che davvero ti definiscono.
Melania Emma

I tuoi desideri, i tuoi talenti, i tuoi sogni, esistono semplicemente per venire realizzati.
“È impossibile”, “É una follia”, “Non ce la faccio”, sono condizionamenti (sì…l’indoratura).
Quei precisi desideri, talenti, sogni, sono input che vengono dati al tuo spirito, alla tua mente e al tuo corpo proprio per condurti là dove devi essere, a compiere la tua realizzazione personale. Come fai a sapere se ciò che ti accade è giusto? L’istinto: ascoltalo!
Resistere ai sogni, agli istinti, ai talenti, é un crimine contro l’umanità (e probabilmente provoca il cancro).
Melania Emma
#condizionamento #sogni #talenti #desideri #istinto #pillolina

ARCOBALENI

La Gratitudine è sicuramente il miglior spazio da cui si funziona. Ogni cosa, situazione, persona che ci attraversa, ci riporta a Casa. A Noi.
Magari non capiamo tutto subito. E fa male. Ed è orribile. Oppure è stupendo e ci scivola dalle mani.
Non ho niente di relativo al narcisismo o alla manipolazione affettiva da dire oggi. Da un po’ di stagioni ci sono solo io che mi godo la “pioggia” senza la quale nessun arcobaleno mai ci sarebbe.
Oggi ho fatto un regalo alla mia più cara amica ed ero io che piangevo di commozione per i suoi occhi lucenti nel trovarsi tra le mani l’oggetto che desiderava, proprio come lo aveva sognato.
L’innocenza dell’apprezzamento: quand’è stata l’ultima volta che ti sei fermato a dire grazie per tutte le cose fantastiche che fanno funzionare la tua vita? Perché apprezzi qualcosa dopo e non durante?
Qui, per esempio, siamo connessi tramite una app che vi fa leggere le mie parole, solo pochissimi anni fa questo non esisteva. Siamo una piccola comunità che condivide la ricerca della consapevolezza, alcuni di voi sono nuovi ed altri son qui con me dall’inizio quando c’era rabbia e dolore, con me ad ogni passo della strada. Tutti, comunque, sotto la pioggia in cerca di arcobaleni.
Intendo essere grata per il grande e per il piccolo, al tanto e al poco, a chiunque legge mie parole, per la connessione e le app che la permettono, per la pioggia, gli arcobaleni, le nuvole, la luce morbida, per il buonissimo cibo appena mangiato, per questa fantastica estate che sta finendo e l’autunno ancora migliore che si annuncia, per le primavere difficili, per le persone che ancora mi amano, per chi ha sempre creduto in me. Per la mia salute, le mie passioni, le scoperte, le conquiste, la lucidità. Grazie a chi mi insegna la forza e l’umiltà. E grazie a Dio, perché senza la sua grazia, non sarei qui a scriverlo.
Melania Emma

KETTY

Riusciremo mai ad essere preparati per la Felicità? Quando riusciremo a non resisterle, non sabotarla e stoppare i meccanismi di controllo?
La volta che per un attimo volo al super in pantalone di tuta, coi capelli ancora maleodoranti di Henné fresco e senza correttore in viso, giusto per prendere le ultime cose per il pranzo da amici di domani, la Felicità è in agguato alla cassa: guardo bene la tizia davanti a me pensando quanto cacchio ci sta mettendo a riempire la borsa e pagare. Quel profilo, la voce, capelli inconfondibili, pronuncio il suo nome e mi dico che al massimo può dirmi no. Ma le pupille in quegli occhi chiari si dilatano all’istante, mi riconosce, fa domande agitate, spontanee, di circostanza. Io tiro indietro imbarazzata e sulla difensiva ma lei mi aspetta fuori mentre pago: la mia prima, grande e unica amica d’infanzia vuole il mio numero. Oddio, come accidenti li riempiamo questi decenni adesso? Impreparata e nervosa, resto comunque a parlare coi miei primi dieci anni di vita. La studio nei gesti. La sua rilassatezza mi tranquillizza, i ricordi sono una valanga che non sono preparata a veder scorrere. É sempre stata più disinvolta di me, lei. Se fosse stato per me, la conversazione sarebbe finita imbarazzata alla cassa e ciao, ma i suoi occhi erano azzurri come l’infanzia e ringrazio Dio per questo. Adesso, dopo oltre trent’anni, stesso super e stesso quartiere, vicine di casa come allora. E, come allora, lei scoppiettante, io cauta. La depositaria, l’una dell’altra, di ogni vergogna, segreto, follia. Bambine grandi, già su WhatsApp a decidere per il nostro primo appuntamento.
Melania Emma