Perché ci s’innamora?
Nulla di più complesso.
Perché è inverno, perché è estate, per eccesso di lavoro o per troppo tempo libero, per forza, per bisogno di sicurezza, per amore del pericolo, per disperazione, per speranza.
Perché qualcuno non ti ama.
Perché qualcuno ti ama.

Simone De Beauvoir

COLLUSIONE

La maggior parte delle volte, quello che tiene insieme le persone è una nevrosi complementare. Non è tanto la nevrosi il problema, perché tutti siamo nevrotici, ma è la complementarietà patologica. La collusione perfetta di un particolare punto debole col punto debole dell’altro, dove l’uno alimenta l’altro e viceversa. È l’invischiamento reciproco di due parti morte, due parti patologiche, dove non ci si unisce per la gioia e la crescita individuale, ma per il dolore che l’un l’altro ci si allevia. Nelle collusioni di coppia (le cosiddette coppie invischiate), mai nessuno avrà guizzi di vita propria, sarà una simbiosi mortifera, sarà solo una forza centripeta che incolla, fonde e incista due guai personali mai risolti. E avviene di comune accordo, con un atto complice e cosciente.
Come si verifica quando ciò avviene?
Quando si palesa un grosso problema personale ad uno dei due, un problema che evidenzia tutta l’impossibilità e l’insensatezza di proseguire e che, per il comune buon senso, richiederebbe l’ammissione del fallimento dell’unione. E invece accade che si stringa di più il laccio, con una decisione disperata. Porto un eclatante esempio di coppia invischiata che conosco: attualmente cinquantenni, insieme dai loro 18-20 anni, lui famiglia turbolenta da cui fuggire, lei famiglia più serena. Sposano giovani, anni a cercare un figlio con ideale di famiglia Mulino Bianco, lui si scopre sterile, avviano pratica di adozione. Lei nei mesi seguenti crolla e confessa di essere lesbica, innamorata di una donna da tempo. Per lui è uno shock. Arriva giust’appena dopo conferma di adozione accettata, un bimbo in India di due mesi. Si guardano ancora incerti sul che fare, ma in coppie simili il buon senso è pervertito: decidono scientemente di volere l’adozione, di continuare la follia, vanno in agenzia di viaggi e portano a casa il bimbo, che ora ha dieci anni. Tutt’ora vivono insieme legati da un mutuo trentennale, ritenendosi perfetti genitori, dormono insieme, sesso zero, lei continua la sua storia saffica, lui ha storie dove capita, entrambi con beneplacito comune. E sono entrambi insegnanti, preciso. Questa coppia era nata col forte desiderio genitoriale, rafforzato dall’impossibilità di lui a procreare e nonostante il cambio sponda di lei. La parola d’ordine nelle unioni patologiche è “salvare la coppia a qualsiasi costo”. Il mito italiano del Mulino Bianco non aiuta e sono entrambi atei convinti.
Cosa scatta nella testa di chi accetta di continuare davanti ad un fallimento, se non la pura disperazione? Quanti volti e abiti si danno alla menzogna, chiamandola “amore”? Quante ma quante coppie come questa praticano simili aberrazioni della vita? E fino a dove si paga il prezzo della paura di restare soli?
Quello che mi sconcerta e non mi ci rassegnerò mai è la mole di cultura di queste persone: informati, attenti, aperti ad apprendere nozioni su nozioni, corsi su corsi, investimenti formativi, ricerche spirituali, dialoghi brillanti, sono drogati di sapere. E mi chiedo a cosa serva tutto questo senza il Coraggio e la Consapevolezza. E non trovo risposta. E non riesco a tacere. Non so, non so.

Melania Emma

Anche il sale sembra zucchero.

Melania Emma

QUANDO UNA DONNA COSI’ SI RIALZA

Una donna che deve piangere da sola tutto il suo dolore, è veramente capace di tutto. Forse piange prima qualche lacrimuccia appena accusa il colpo ma poi, appena sola, piange disperatamente urlando tutto il male che prova ed ecco, è proprio così che, sì, una così, può davvero arrivare ovunque, perché conosce la forza di aver sempre dovuto annaspare da sé, da sola. Quando si rialza, una donna così, è capace di tutto. Poco da dire ha, chi la taccia di esser cinica, aggressiva, brusca, pragmatica, poco femminile, poco affidabile, sbrigativa, impaziente, pesante, col vaffanculo facile. “Mi fai paura” è la frase del cazzo che una così deve sentirsi dire. Eh, ci sono donne doloranti che piagnucolano ad hoc, circondandosi ad hoc di un entourage sensibile al loro dolore ad hoc, oh ma come puoi, oh ma come faccio, oh ma io stommale, oh che ingiustizia. Ma la gestione del dolore delle donne sole, quelle che si siedono per terra e non sul cuscino, il dolore di quelle che non possono chiamare nessuno, che magari l’unica persona da chiamare sarebbe giusto la loro stessa fonte di dolore, quelle che se la son sempre vista da sole lontano da casa o di notte o a Natale, quelle che hanno messo insieme due pasti con un soldo, che hanno abitato all’inferno, che si son finte inermi per sopravvivere, che dalla sera alla mattina son rimaste senza niente, beh…quelle sono assolutamente capaci di tutto. Dico questo come omaggio a noi, figlie di un giardino i cui teneri fiori sono esclusivamente opera nostra, fossero anche solo due fiori ma senza dover dire grazie a nessun giardiniere. Dico questo perché molte di noi conoscono bene le bottiglie di birra vuote bevute per calmarsi, in mancanza di un contatto umano che ti scaldi e ti dica che non è vero, che non sta succedendo, che non sei sola. Omaggio a chi deve rialzarsi e per farlo adopera ogni mezzo civile e soprattutto incivile, mentre gli altri lo vanno a leggere nei libri zen che (semmai lo capiscono) non conti altro che tu, che il tuo dovere principe è la tua felicità, che stai al mondo solo quattro fottuti giorni e devi morderli tutti. Eh…ma omaggio anche al coraggio di ammettere che sei a pezzi e non puoi passare davanti lo specchio senza odiare la tua faccia bagnata di lacrime, che non puoi smettere di massacrarti, che vuoi solo mezza pastiglia per dormire all’istante, vuoi una corsa in auto, una scopata con uno senza nome, una bella canna, spaccare tutto. Una così, però, quando si rialza, è capace di tutto. Ad una così, citando Emily Dickinson, non avvicinarti mai senza l’alto privilegio di aver sofferto altrettanto. Quando si rialza, una donna così, è capace di tutto. Quando si rialza.

Melania Emma

Che senso ha alzarsi presto al mattino se poi non ti svegli felice?

Melania Emma

UOMINI SOLI

Spezzare una lancia. Si dice cosi? Questo post sarà impopolare e scivolerà via, ma due parole per gli uomini le vorrei dire. Per quelli esenti dal maschilismo. Troppo esenti. E come li chiamiamo? Femministi, empatici, eterni figli, dipendenti affettivi? O anche figli soli di madri-piovre, figli inascoltati di padri ammutoliti, fratelli soli in famiglie matriarcali, a loro volta forse padri e mariti di altrettante realtà matriarcali, affidati, appartati, rasenti ai muri. Soli. Troppi. Non hanno amici, né accanto qualche maschile sano che li faccia sentire autorizzati ad alzare la testa. Troppi. Sono uomini che non gridano, che non contrastano, che aborrono la fatica della lotta, perché è in gioco troppo di quanto temono di perdere. Così lo chiamano in troppi: perdere. Ci sono uomini vessati da noi donne, che per un po’ di ore coi figli piccoli fanno buon viso alla peggiore delle compagne. Uomini che la legge ancora non tutela, perché “la madre è sempre la madre” e alcune donne, di questo privilegio, abusano alla grande. E cosa diciamo degli uomini picchiati? Oh, tra i tanti titoli sul femminicidio, si confondono molto bene le donne violente, abusanti, manipolatrici, carnefici…eppure la donna che picchia e l’uomo che non si ribella, è una realtà. Ma non c’è voce a questo, perché un uomo di questi non grida, si vergogna, si annulla piuttosto. E la legge non arriva. E non tocco il tema giuridico della P.A.S. sennò facciamo notte. Quel che intendo dire è che un uomo che non può e non sa parlare, è pericoloso solo a sé stesso. È una bomba che detona al suo interno, che sorride all’esterno e che puzza di bile. E sono veramente troppi. Che dire loro se non di chiedere aiuto? Mettere da parte l’orgoglio e chiedere aiuto, alzare la voce, prima di ammalarsi. Ecco.

Melania Emma

“Non contare su nessuno in questo mondo, perché anche la tua ombra ti lascia quando sei al buio”

Senza fonte

Ogni cosa è in pericolo. Ogni cosa appena creduta, voluta, avuta, non c’è già più. Non affezionarti a nulla. Un viaggiatore può forse ritornare, mai restare.

Melania Emma

Questa è infine la solitudine: avvolgersi nella seta dell’anima, farsi crisalide e attendere la metamorfosi, che non può mancare. Si vive intanto delle proprie esperienze e telepaticamente si vive la vita altrui […].
Finalmente possiedi solo te stesso. I pensieri altrui non controllano più i miei; opinioni, capricci altrui non m’angustiano più. Ora l’anima comincia a maturarsi nella riconquistata libertà e provo un’immensa pace interiore, un piacere sereno, un senso di certezza e di responsabilità.
Se rifletto sulla vita sociale che dovrebbe essere una specie di palestra, non posso ora che giudicarla altro che una scuola di vizi. Se rechi in te un senso di bellezza, essere costretto a vedere bruttezza è una vera tortura, che ti spinge ingannevolmente a ritenerti un martire. Chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia solo per riguardo t’insegna a poco a poco a diventare un ipocrita. Abituarti a sopprimere continuamente le tue opinioni e sempre per riguardo, ti rende vile.

_August Strindberg – Solo

Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro, del tutto indipendente, nel quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine. Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente con noi stessi, e tanto privatamente che nessuna conversazione o comunicazione con altri vi trovi luogo; ivi discorrere e ridere come se fossimo senza moglie, senza figli e senza sostanza, senza seguito e senza servitori, affinché, quando verrà il momento di perderli, non ci riesca nuovo il farne a meno. Noi abbiamo un’anima capace di ripiegarsi in sé stessa; essa può farsi compagnia; ha i mezzi per assalire e per difendere; per ricevere e per donare; non dobbiamo temere di marcire d’ozio noioso in questa solitudine.

_Michel E. de Montaigne, Essais, Libro I, capitolo XXXIX

 

NEVROTICO A CHI?

Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita, che poco ci rendiamo conto di questo bisogno. Eppure la possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale, sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l’incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando l’associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l’unico mezzo valido.

_Karen Horney – I nostri conflitti interni

AMORE ROMANTICO vs AMORE DEGNO

mitoamore

Fonte

“Quello che dobbiamo fare è riconoscere ciò che ci è stato insegnato e rivedere quando e perché abbiamo sofferto nelle relazioni amorose. Poi, da lì, possiamo guardare a noi stessi, capire e cambiare i nostri modi di relazionarci affettivamente”

La psicoterapia non guarisce, semplicemente perchè non io non ero malata. Ero condizionata: fiabe da piccola, poi giochi, canzoni, libri…tutto impostato secondo un tipo di amore finalizzato a qualcosa. Una volta capito dove mi trovo e a chi/cosa appartengo, posso ampliare il concetto di amore praticato finora e vederne tutti i limiti. Non posso più accontentarmi adesso. E so che per questa scelta rischio la solitudine, ma poi penso che finora sono stata “insieme” e pur sola. E quindi ecco, ho scelto.

Melania Emma